MADRE DIMENTICA FIGLIA IN AUTO/ Una mamma: “La vita distrutta di quella madre poteva essere la mia”

- La Redazione

Nell’Aretino, Ilaria Naldini, 28 anni, segretario comunale, dimentica in auto la figlia di 18 mesi. Per la bambina non c’è stato nulla da fare. La lettera di ANNA DEBENEDETTIS

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LaPresse

Caro direttore,
mi chiamo Anna, sono un’ostetrica, ho 26 anni, sono sposata e ho una bimba di 15 mesi. Stamattina (ieri, ndr) andando a lavoro ho sentito alla radio la notizia della bimba dimenticata in macchina dalla sua mamma. Sono scoppiata a piangere, ho avuto male fisico alla gola e alla pancia, tanto che ho dovuto accostare la macchina perché vedevo offuscato, ho dovuto spegnere la radio e piangere. 

Ho pensato alla bimba che aveva l’età di mia figlia, forse questo mi ha fatto immedesimare di più, e ho pensato soprattutto alla madre, all’istante in cui, facendo retromarcia, si è accorta di sua figlia. Ho pensato alla sua vita distrutta, a come l’avrebbe guardata suo marito, sua madre, i parenti e gli amici, ma soprattutto alla guerra dilaniante di se stessa contro se stessa. 

Sentire la notizia mi ha tolto il respiro nel vero senso della parola, perché non vedevo speranza, non vedevo via di uscita, c’era solo l’angoscia. Sentivo che questo fatto mi riguardava. Ascoltavo i commenti in giro, “Ma come si fa? Come ha potuto?”. Io invece sono certa che quella madre potevo essere io. 

Questo fa scandalo a me stessa e agli altri: “non dire così, non è possibile, non esagerare”. E invece no: specialmente in questo periodo in cui mi sento così stanca, fragile e affaticata, potevo essere io. Come si può pagare in questo modo un eccesso di stanchezza, un sovraccarico di stress, un eccesso di preoccupazioni tipico delle madri? Si può essere vittime di se stesse? 

Non esistono istruzioni davanti a una cosa così. Però sono certa di avere dentro di me, nonostante tutto, l’impronta indelebile di Dio, una Presenza che mi fa dire che la vita è bella, che la vita è positiva per davvero e che tutto va vissuto in un orizzonte più grande. 

Perché per me questo fatto non è stato solo un evento di cronaca. Mi ha fatto chiedere che speranza ho io nella vita alle ore alle 8.36 di oggi, di questo giovedì, otto giugno 2017. Mi chiede chi sono io, per che cosa vivo, di chi sono le cose più care che ho, le persone più care che ho, di chi è mia figlia. 

Dio mio, che meraviglia e che libertà dire con certezza: mia figlia è Tua. La mia vita presente e futura, piena di cose che non capisco, in cosa consiste? È la domanda che ho scolpita nel cuore, nello stomaco, come emozione e come ragione. Parcheggiata la macchina si è fatta spazio nel mio cuore la certezza che il vivere la risposta a questa domanda sia l’unica cosa per cui valga la pena stare al mondo, l’unica cosa che mi fa, in fondo, essere viva.

Voglio con tutto il cuore che il Mistero buono entri nei meandri dei miei pensieri quotidiani, nella frenesia delle giornate. Desidero avere con Lui una familiarità tale che possa farmi dire: sei Tu la mia speranza se dovessi scordare mia figlia in macchina. È tremendo, è potente, è esagerato, è impossibile, è radicale, ma per che cosa vivo se vivo per meno di questo legame? 

Anna Debenedettis

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