RAGAZZINA DISABILE ESCLUSA VIA CHAT DALLA CENA DI CLASSE/ “Sei in carrozzina, non puoi venire”

- Silvana Palazzo

Parma, compagna disabile esclusa via chat dalla cena: “Sei in carrozzina, non puoi venire”. La denuncia dei genitori dopo aver scoperto i messaggi sul cellulare della figlia

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Scuola (LaPresse)

Bullismo è anche escludere una compagna disabile da una cena di classe con un messaggio via chat. Per questo una famiglia di Parma ha denunciato alla polizia postale e al provveditore il sopruso subito da sua figlia. Il caso risale all’11 giugno, quando la ragazzina ha ricevuto un messaggio su WhatsApp. «È nostra intenzione fare una cena di classe, anche magari per parlare di altro invece che di scuola, e preferiremmo che non ci siano genitori, ma dal momento in cui deve essere presente una figura per te, non vorremmo che tu venissi. Da tutta la classe». Il messaggio è stato mandato alla 16enne disabile, che ha replicato alle sue compagne di scuola superiore confermando la sua presenza alla cena di classe.

«Io sono una persona come tutte le altre. Mia mamma esce, poi per andare in giro sola prendo la carrozzina elettrica e quando ho bisogno la chiamo al telefono». Una risposta che non è servita a cancellare quel messaggio imbarazzante e che, invece, ha dato vita ad una serie di repliche offensive e umilianti da parte dei compagni di classe. «Ma hai capito il senso del messaggio?», «Con la comprensione siamo messi un po’ male», «Perché non hai detto prima che avevi la carrozzina elettrica? Non siamo andate in gita per questo!» e «Ci prendi per il c***?» sono alcuni dei messaggi che i genitori della 16enne disabile hanno trovato sul telefono della figlia.

Il caso è stato riportato dalla Gazzetta di Parma e ha suscitato la reazione della scuola, che ha preso atto dei fatti gravi e consigliato alla famiglia di denunciare alla polizia postale. Peccato, però, che non sia stato possibile procedere, perché non si è trattato di un fenomeno reiterato, quindi non si sono configurati i reati di stalking, bullismo o atti persecutori. I familiari hanno allora deciso di rivolgersi al provveditore Maurizio Bocedi. «È necessario che quelle ragazze siano recuperate, rese consapevoli dell’accaduto. Non è un caso personale, è un caso sociale». 

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