LEONARDO MAUGERI È MORTO/ Chi è il manager ex-Eni. L’addio di Milena Gabanelli

Leonardo Maugeri è morto, chi era il manager ex-Eni tra i più grandi esperti al mondo in campo petrolio. La storia, le idee e lo scontro con Scaroni: ultime notizie di oggi 10 luglio 2017

10.07.2017 - Niccolò Magnani
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Leonardo Maugeri (Twitter)

Tra le notizie più importanti delle ultime ore c’è sicuramente quella della morte di Leonardo Maugeri, manager ex Eni e nel campo del petrolio sicuramente uno dei volti più noti del nostro paese. Sicuramente sono tanti i messaggi lanciati da personaggi importanti del mondo dello spettacolo, tra cui anche la giornalista Milena Gabanelli che ha dimostrato di tenere molto a questo illustre personaggio. La nota giornalista di Nibbiano ha scritto su Twitter per la morte di Leonardo Maugeri: “Perdere Leonardo Maugeri non è solo un dolore, ma è un enorme perdita per tutto il paese“, clicca qui per il tweet e per i commenti dei follower. Sicuramente Leonardo Maugeri era un personaggio importante, uno che ha fatto la storia del nostro paese solamente con la forza della sua intelligenza. Se ne va con lui sicuramente una generazione di personaggi davvero molto importanti. (agg. di Matteo Fantozzi)

Lutto nel mondo dell’imprenditoria ed economia: è morto questa mattina Leonardo Maugeri, uno dei più grandi esperti al mondo di petrolio e investimenti nel mondo energetico. Grazie ai suoi studi e le sue scoperte permise all’Eni, per la quale lavorò fino al 2010 (prima dello scontro con Paolo Scaroni), di raddoppiare la produzione e portare ai vertici mondiali il gruppo del Cane a sei zampe. Se ne va ancora giovane, a soli 53 anni, dopo una lunga malattia che lo ha portato negli ultimi mesi a non riuscire più a gestire gli affari in giro per il mondo, come era solito fare fino a poco tempo prima. Era un semplice economista, è divenuto un manager tra i più apprezzati al mondo anche perché amava studiare e documentarsi: le sue scoperte sul petrolio e le energie fossili sono celebri e hanno permesso all’Eni, in poco meno di 20 anni, di divenire un gruppo stimato e diffuso in tutto il mondo. Le strategie di crescita voluta da Maugeri a fianco del manager veneto Vittorio Mancato permisero all’Eni di portare gli importi guadagnati in soli 5 anni a raddoppiare, fino ad 1,73 milioni barili al giorno di petrolio prodotti ed esportati. Un personaggio schivo a livello mediatico – anche per questo forse perse la corsa alla poltrona della guida Eni nel 2014, da allora affidata a Claudio Descalzi – Leonardo Maugeri preferiva viaggiare molto tra operazioni sul campo e prestigiose consulenze e insegnamenti tra il Mit e il Belfer Center di Harvard.

Era uno degli interlocutori più stimati dall’Amministrazione Obama nel settore energetico fossile, Maugeri ha goduto di miglior stima all’estero piuttosto che in patria: ad esempio con Paolo Scaroni che dal 2005 lo mise in ombra all’interno della società, fino allo scontro finale che ha portato nel 2010 l’addio all’Eni di una delle menti più brillanti cresciuta all’interno della compagna fondata da Enrico Mattei. Come giustamente riporta oggi Repubblica nel suo speciale sulla scomparsa di Leonardo Maugeri, tra i maggiori meriti scientifici ritroviamo l’aver anticipato la caduta dei prezzi petroliferi del 2008, «e la convinzione che il greggio non si sarebbe esaurito tanto presto, anche grazie alle nuove tecniche estrattive dagli scisti». In una delle poche interviste pubbliche, un anno fa, Maugeri era arrivato alla forte presa di posizione sull’energia attuale e futura a livello mondiale, confermandosi quel ruolo di “guru” che in tanti Oltreoceano gli riconoscevano: «il nucleare è finito, il petrolio sta così così…».

Interessante, in quella stessa intervista rilasciata un anno fa a “Io Donna” lo spunto e il giudizio sul futuro delle auto elettriche: «Sono sempre stato scettico, però oggi si stanno facendo passi da gigante con le batterie al litio. Ma soprattutto c’è da conquistare l’enorme mercato asiatico, dove la gente va ancora in bici. I costruttori stanno progettando auto elettriche piccole, da 4000 dollari. Finora in Europa erano troppo troppo costose, e non si sapeva dove rifornirle. Ma se si diffonderanno in Asia, arriveranno anche qui».

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