Terza Guerra Mondiale/ Tregua in Siria: Russia, “ci hanno accusato di pulizia etnica ad Aleppo”

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, tregua in Russia tra Usa-Russia: Israele e i timori per il ruolo dell’Iran nel post-guerra a Damasco. Ultime notizie, aggiornamenti e rapporti Trump-Putin

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Bashar Al Assad (Wikipedia)
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TERZA GUERRA MONDIALE, RUSSIA: “CI HANNO ACCUSATO DI PULIZIA ETNICA”

Con la tregua lanciata in Russia le ultime ore servono per provare a fare un quadro macroscopico su quanto avvenuto e soprattutto si quanto si deciderò di fare ora, con la fine dell’Isis a livello di presenza militare, con una guerra mondiale e una civile sfiorata e un futuro di governo Assad tutt’altro che semplice da gestire. Ebbene, con l’operazione della liberazione di Aleppo est, «è stata raccontata da alcuni media in modo da mettere in evidenza la sofferenza su larga scala della popolazione civile. La parte russa è stata accusata di pulizia etnica», spiega il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov al giornale Rt. L’attacco mediatico è evidente come abbia d’obiettivo gli Usa e la Comunità Internazionale, rei di aver provato ad accusare i russi per il sostegno dato ad Assad dal presidente Putin. Non solo, Lavrov ha fatto un paragone sulla fine dell’Isis in terra siriana e in Iraq, mostrando come la gestione Usa a Mosul abbia recato molti più danni di quanto fatto dai russi ad Aleppo est: “nel primo caso la liberazione è avvenuta con danni minimi alle infrastrutture, mentre nel secondo ci sono stati ingenti danni e non è stato possibile consentire un trasferimento “ordinato” dei civili dalla città».

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TERZA GUERRA MONDIALE, FONTI IRAQ: “IL CALIFFO È MORTO”

Ci sarebbe ora anche la conferma dello stesso Daesh: una delle cause principali della lunga guerra civile e della delicatissima situazione da pre-guerra mondiale tra Siria, Iraq e Iran, potrebbe essere definitivamente abbattuto. “Al Baghdadi è morto e l’Isis starebbe pensando ad un nuovo Califfo”, ne dà clamorosa notizia la tv irachena Al Sumaria, citando fonti a Ninive (il governatorato iracheno il cui capoluogo è Mosul). La fonte vicino a Daesh ha rilasciato quanto segue, scatenando la reazione di tutto il mondo impegnato nelle difficili operazioni in Medioriente: «L’Organizzazione di Daesh (acronimo in arabo dell’Isis), attraverso la sua macchina propagandistica nel distretto di Tal Afar (ovest di Mosul) ha diffuso un comunicato molto breve nel quale ha confermato l’uccisione del suo leader al-Baghdadi senza fornire ulteriori dettagli», Potrebbe cambiare di nuovo tutto, con l’Isis pronto a riorganizzarsi dopo la sconfitta sul campo e la possibile perdita della sua guida fanatica e jihadista: con i terroristi che dunque ora potrebbero inaugurare una nuova “stagione” del tutto oscura e non prevedibile (e dunque inquietante) e che potrebbero dunque riportare scompiglio e caos nella scacchiera che va dalla Siria fino all’Iran passando per Yemen, Libia e Iraq.

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TERZA GUERRA MONDIALE, ISRAELE E I TIMORI SULL’IRAN

La tregua regge e regge bene: in Siria la situazione dopo l’accordo raggiunto da Usa e Russia allontana, anche se non cancella, i timori di una terza guerra mondiale nel pieno Medioriente. Ieri si è aperto a Ginevra il nuovo round dei negoziati di pace convocati dall’inviato dell’Onu, Staffan De Mistura: il destino della Siria dopo la semi-sconfitta sul campo dell’Isis ora è incentrato alla ricostruzione e al delicatissimo destino del governo Assad. Diciamo che un primo passo con la stretta di mano Trump-Putin è stato fatto, ora il cammino è irto e lungo ma quanto meno è segnato: ha preoccupato in queste ore il silenzio di Damasco che però, stando almeno alle fonti Reuters nel governo siriano, avrebbe finora dato parere positivo alla tregua firmata da Russia e Usa. Sorgono però alcuni problemi, in sede di discussioni a Ginevra, per quanto riguarda la posizione d’Israele: il premier Netanyahu si è detto positivo sulla tregua ma teme che nei prossimi mesi vi possa essere un rafforzamento della presenza militare dell’Iran, principale alleato della Siria, sul territorio di Damasco.

«La tregua non deve permettere il consolidamento di una presenza militare dell’Iran e dei suoi alleati, in Siria in generale e nel sud in particolare», ha fatto sapere il presidente israeliano, preoccupato dunque da un allargamento degli “attori” in campo per questa guerra che sembra sul punto di finire ma che non si può permettere di lasciare con focolai e questioni irrisolte (onde evitare i guai e i danni delle precedenti gestioni internazionali delle crisi siriane).

TRUMP, “LAVORO COSTRUTTIVO CON MOSCA” –

Conclusi gli accordi bilaterali sulla tregua in Siria tra Usa e Russia, nei giorni del primo storico incontro tra Putin e Trump, il patto tiene ancora. Non è andata così male, anzi, per tutti e due i leader i rapporti e i vertici sono durati ben di più dello stabilito, con molte vedute assai simili: «Abbiamo negoziato un cessate il fuoco per alcune parti della Siria che salverà delle vite. Adesso è il momento di andare avanti e lavorare in modo costruttivo con la Russia!», è stato il tweet in serata del presidente americano. Qualche problema in più invece sul lato delle sanzioni, ancora in gran numero presenti contro il Cremlino: «Nel mio incontro con il presidente Putin non sono state discusse le sanzioni. Niente sarà fatto finché non saranno risolti i problemi di Ucraina e Siria», come a dire non sforzarsi per tenere del tutto chiuso lo scontro tra Usa e Russia. Ma si è anche dell’idea a livello dell’Onu che l’incontro al G20 di Amburgo potrebbe essere considerato più positivo che negativo, anche se le tensioni non si possono certo definire esaurite.



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