EUROPA VIETA IL BURQA/ Belgio, Alta Corte: “divieto velo non viola i diritti umani”

- Niccolò Magnani

Europa vieta il burqa: Belgio, due ragazze perdono il ricorso alla Corte CEDU. “Il divieto del velo non viola i diritti umani”. Le reazioni, le motivazioni e i possibili scenari in Ue

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Torino, appello famiglie arabe (Foto: Pixabay)

Sentenza a suo modo storica che arriva dalla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU, divenuta famosa anche per il caso Charlie Gard) sul divieto del velo imposto in Belgio (come del resto in Francia) con una legge nazionale. La Corte europea, che dipende non dall’Unione Europea ma dal Consiglio d’Europa, ha deciso che la legge approvata in Belgio lo scorso 1 giugno 2011 sul divieto di indossare in pubblico le vesti che coprano parzialmente o totalmente il volto, “non viola la Costituzione Europea sui diritti umani”. Velo islamico, burqa, niqab, chador, ogni possibile copertura del volto in Belgio viene vietata, come in Francia, ma due donne in separata sede hanno contestato e fatto ricorso contro la Corte belga per poter continuare a tenere il velo anche in pubblico. Si chiamano Samia Belcacemi – di nazionalità belga e residente a Schaerbeek – e Yamina Oussar – una cittadina marocchina di Liegi – e sono state multate per aver indossato in pubblico il niqab: il loro ricorso è arrivato fino alla CEDU che però ha confermato la decisione dello Stato Belga, «non vengono violati i diritti umani a vietare l’uso del velo in pubblico», hanno ripetuto i giudici europei, provocando evidenti polemiche conseguenti.

«La necessità di preservare la vita in società, fra gli obblighi delle amministrazioni, può giustificare specifici divieti di determinati indumenti», è la motivazione principale per cui la Corte europea ha dato ragione a Bruxelles contro le due ragazze islamiche. La garanzia della vita collettiva è un elemento di protezione dei diritti e delle libertà altrui: «Il Belgio ha cercato di rispondere a una pratica che riteneva incompatibile con la comunicazione sociale e la creazione di relazioni umane, indispensabili per la vita della società», si legge ancora nel comunicato espresso dalla Corte CEDU. La sentenza, oltre che avere effetto ovviamente in Belgio e in Francia dove la legge vigente è già indirizzata in questi divieti, potrebbe avere effetti importanti anche negli altri stati europei che potrebbero a questo punto arrivare a produrre leggi simili avendo “dalla loro” la decisione e presente importante della Corte dei Diritti dell’Uomo. 



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