CAMPIONE KUNG FU MASSACRATO A MILANO/ Arrestati 5 ras della mala Comasina-Bruzzano

- Niccolò Magnani

Campione kung fu massacrato a Milano davanti al figlio di 11 anni: arrestati 5 ras del Quadrilatero della mala, tra Comasina, Bruzzano e Quarto Oggiaro. Il caso e il silenzio

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Genova, indagato poliziotto (LaPresse)

Dopo un anno di indagini e ricerche, finalmente sono stati presi i responsabili del pestaggio violentissimo contro un ex campione di kung fu tunisino, per di più davanti al figlio di 11 anni che chiamò la polizia urlando, ”stanno ammazzando il mio papà”. I 5 criminali hanno usato una spranga e una catena e data la loro “provenienza” i motivi sono presto che spiegati: sono infatti 5 ras del “quadrilatero della mala” a Milano, tra Comasina, Bruzzano e Quarto Oggiaro, ad essere stati arrestati per aver massacrato di botte l’ex campione di kung fu. Lo scorso 28 maggio 2016 i cinque pregiudicati hanno voluto far sapere a tutti cosa succede per chi “sgarra” alla logica mafiosa della criminalità ancora in azione anni dopo le “imprese” di Renato Vallanzasca e compagnia. Si tratta dei tre fratelli Tallarico – Alfredo, Romolo, Pasquale – e di altri due pregiudicati, Domenico Pompeo e Alessandro Altavilla, come riporta l’Ansa. Il pestaggio è durato almeno 10 minuti con una violenza impressionante: attirato fuori dal suo appartamento con una scusa, circondato usando un teaser, stretto al collo una catena, ferito al braccio e alla fronte con un coltello e colpito poi con sprangate fino allo svenimento.

Il tutto poi “manifestato” e “mostrato” come un trofeo nel cortile dello stabile Aler in via della Senna, Milano nord: l’elemento allucinante da sottolineare è il numero di testimoni che certamente hanno assistito a quanto avvenuto, eppure nessuno ha chiamato la polizia o raccontato alcunché, tranne il piccolo figlio di 11 anni che dalla finestra ha visto tutto e ha chiamato subito i soccorsi. Il motivo di questo “connivente silenzio” è presto che detto: come riporta il Giorno, il ferito ha accettato di denunciare i suoi aggressori solo circa un mese dopo: troppa la paura delle ritorsioni su di lui e sul figlio. «Gli investigatori sono riusciti a trovare una testimone, una vicina di casa del pestato, che per il suo coraggio è stata minacciata molte volte e intimidita con colpi di pistola esplosi contro la sua finestra», spiegano i colleghi del quotidiano milanese.



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