IL PROGRESSISTA VS PAPA FRANCESCO/ Nè lui, nè Benedetto XVI, nè Cristo mi convincono: perchè c’è il male?

- Niccolò Magnani

Gian Enrico Rusconi e Pierfrancesco Stagi contro Papa Francesco: i “dubia” dei progressisti laici sulla teologia di Bergoglio, «misericordia che dimentica il peccato». Il caso

papa_francesco_operai_ilva_2_lapresse_2017.jpg
Papa Francesco in mezzo agli operai (LaPresse)

Non è solo una certa parte di Chiesa Cattolica che solleva qualche “dubia” sul magistero e l’operato di Papa Francesco: dopo le parole molto forti espresse in queste ore dal Cardinale Gerhard Ludwig Müller, da poco deposto proprio da Bergoglio dalla guida della Congregazione per la dottrina della fede, fanno risuonare altre polemiche le considerazioni che un noto politologo, storico e professore come Gian Enrico Rusconi inserisce all’interno del suo ultimo saggio, “La teologia narrativa di Papa Francesco”. È nella giornata del 13 luglio che il giornalista-vaticanista dell’Espresso Sandro Magister recupera – riportando sul suo blog online la recensione di un altro professore Pierfrancesco Stagi sulla rivista “Teologia e filosofia” – tre punti di critica forte all’operato di Bergoglio, inserendosi nella linea di polemica sulla guida della Chiesa Cattolica. Secondo Magister, la critica di Rusconi è da sottolineare visto che spesso viene accusato Francesco di essere esponente di una “chiesa progressista” in aperto contrasto con la linea più “conservatrice”, accusato inoltre di voler “piacere” alla stampa progressista e liberal: ma tanto Rusconi quanto Stagi rappresentano proprio quell’ala di pensiero laico e per questo motivo inquadrano un possibile “nuovo” fronte di “dubia” contro il Pontefice.

«Francesco non insegna più come faceva il professor Ratzinger, ma racconta, narra episodi e li commenta. Una ‘teologia narrativa’», è la linea centrale della tesi di Rusconi. Per l’editorialista de La Stampa, questa “narrazione” non convince appieno, come spiega lo stesso professore di filosofia all’Università di Torino: «C’è il rischio che egli lasci il campo libero a improvvisatori della parola, che aprono e seminano più ‘dubia’ di quanto ne chiariscano. Su questa strada certamente Bergoglio dovrà nei prossimi anni abbandonare le prudenti vesti gesuitiche per assumere un tono ‘meno elusivamente cauto’ e più diretto a definire le principali categorie di una riforma della dogmatica cattolica e più in generale della Chiesa».

Sul fronte delle polemiche in questi anni sollevate contro Francesco eccessivamente legato al “populismo” sudamericano e peronista – come ha spiegato Marcello Pera nel suo attacco a Bergoglio (qui anche la successiva replica tenuta da Eugenio Mazzarrella) – Rusconi è altrettanto critico e sottolinea come «Francesco vive una naturale simpatia per il popolo, il popolo costituito dalla gente comune, dalle masse indigenti, che si oppone al violento strapotere delle oligarchie. Francesco prova fastidio verso l’accezione negativa del populismo, tutta europea, perché da sempre vive l’altra dimensione, del tutto positiva, del populismo sudamericano, come vicinanza al sentire naturale e quindi sempre buono del popolo, che segue ‘naturaliter’ il messaggio cristiano di fronte a oligarchie egoiste e sfruttatrici», spiega ancora Stagi nella sua recensione al libro del politologo. Ma il “mito del popolo” e i “dubia” teologici non sono gli unici elementi visti come allarmanti rispetto alla impostazione del magistero bergogliano: Stagi sottolinea come «un’altra contraddizione che Rusconi legge nel papato di Francesco è l’accenno esclusivo alla misericordia, lasciando nell’ombra la problematica ontologica del peccato».

Vengono fatti esempi come la cacciata dal paradiso di Adamo ed Eva e la stessa morte in croce di Gesù in cui il Papa rischia di porre confusione sulle stesse concezioni di bene e di male: «Bergoglio non chiarisce perché da questa mancanza originaria dell’uomo debba scaturire una tragica successione di sofferenze, malattie e morte che culmina nel sacrificio espiatore per eccellenza: la morte del Figlio di Dio in croce». In realtà Rusconi qui marca proprio la sua critica all’intero cristianesimo, visto che né Bergoglio né Ratzinger lo convincono appieno sulla spiegazione del male e della sofferenza nel mondo, «in una catena infinita di drammi che la tragedia di Cristo non sembra affatto aver risolto o rallentato, quanto piuttosto aumentato e incentivato», spiega ancora Stagi leggendo il saggio del politologo piemontese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori