Operaio ruba nella ditta/ Titolari e colleghi lo sequestrano con la famiglia: “non era pagato”

- Niccolò Magnani

Operaio non pagato ruba nella propria ditta: i titolari e due colleghi lo sequestrano assieme alla moglie per “recuperare” il maltolto. Il caso, l’assurdità sul lavoro ancora nel 2017

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Carabinieri (LaPresse)

«Saint Peter don’t you call me ‘cause I can’t go I owe my soul to the company store»: suonava così il brano “Sixteens Tons”, dei The Platters e rappresenta al meglio anche oggi, 30 anni dopo questo brano, il problema di molti operai e dipendenti nelle aziende di tutto il mondo. Quanto avvenuto nella ditta edile di Borgata Carpice a Moncalieri ricorda proprio quel famoso ritornello, che si traduce pressapoco così, «San Pietro non mi chiami perché non posso andare; Devo la mia anima all’azienda». Morire per il proprio lavoro? Per fortuna la conquista dell’epoca moderna porta una dimensione più umana nella stragrande maggioranza dei posti di lavoro, almeno nel nostro Paese. Ma purtroppo i “cattivi” esempi rimangono, come dimostra la vicenda dell’operaio di Moncalieri beccato a rubare nella ditta in cui non veniva pagato.

I titolari hanno notato i vari ammanchi lungo le ultime settimane e invece che denunciarlo, come giustamente avrebbero dovuto fare, hanno deciso di sequestrarlo assieme alla moglie, con l’aiuto di altri colleghi. «Hanno sequestrato la convivente dell’operaio 38enne e l’hanno portata nell’officina della ditta in borgo Mercato, lungo strada Carignano e tenendola in ostaggio con la minaccia di un coltello per lunghe ore», così spiega l’edizione locale della Stampa.

La vittima è riuscita nell’impresa di avvertire i carabinieri mentre stava andando, con altri due dei 4 sequestratori totali, nel capannone dove era tenuta la moglie: lì infatti l’uomo, ha raccontato poi ai militari, aveva nascosto la refurtiva per poterla poi rivendere come “risarcimento” dei tanti stipendi mai versati. I quattro uomini finiti in manette sono originari di Arena (Vibo Valentia), Pinerolo, Moncalieri e Torino, mentre l’operaio vittima del sequestro è un pregiudicato per reati contro il patrimonio. Sul luogo del sequestro sono state ritrovate anche armi non registrate, oltre alla refurtiva presa dall’operaio non stipendiato da mesi. Un dramma nel dramma, con l’epilogo almeno “lieto” della messa in carcere di titolari che con il concetto di “legalità” hanno ben poco con cui spartire. Il lavoro non ucciderà ma ragazzi ancora quanta strada dobbiamo fare…

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