TENTA DI RAPIRE NEONATA/ Ecuadoriana 33enne resta in carcere: necessario chiarimento del suo stato psicologico

- Emanuela Longo

Tenta di rapire neonata, Milano: ecuadoriana 33enne, per il giudice resta in carcere finchè non sarà chiaro il suo quadro psicologico. La donna ha ammesso le colpe e chiesto aiuto.

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Ospedale (Pixabay)

Resta in carcere la 33enne ecuadoriana che lo scorso lunedì era finita in manette dopo aver tentato di rapire una neonata alla clinica milanese Mangiagalli. E’ quanto deciso dal gip di Milano, Anna Mangeli nel provvedimento con il quale oggi ha convalidato l’arresto della donna con l’accusa gravissima di sequestro di persona e sottrazione di persona incapace. Secondo il giudice, riporta Corriere.it, non sarebbe ancora chiaro il vero motivo che avrebbe spinto la 33enne a tentare di rapire la neonata. Al momento, dunque, si rende certamente necessario chiarire il quadro psicologico dell’ecuadoriana che, stando a quanto riferito dal gip, avrebbe messo in atto “menzogne ripetute” sul suo stato di gravidanza nei confronti dei suoi parenti, nonostante da mesi fosse stata vittima di un aborto spontaneo che voleva però a tutti i costi nascondere. Nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa mattina presso il carcere di San Vittore dove è detenuta, la 33enne ha ammesso le sue colpe ma al tempo stesso ha anche chiesto di essere aiutata. Lo ha riferito il suo difensore, l’avvocato Paolo Cassamagnaghi il quale ha espresso la volontà di sottoporre presto la sia assistita ad una visita con un medico esperto, al fine di accertare quale sia la reale condizione psicologica e fisica della donna.

La 33enne ecuadoriana che lunedì ha tentato di rapire una neonata dalla clinica Mangiagalli è casalinga e madre di una figlia di 7 anni avuta da una precedente relazione. La donna ha ammesso di aver abortito alcuni mesi fa ma di aver tenuto all’oscuro dell’evento il suo attuale compagno, un operaio, per il timore che lui la lasciasse. Nessuno, a sua detta, si sarebbe accorto dell’aborto anche per via dei chili che la donna aveva preso nell’ultimo periodo. Ai familiari, di contro, aveva rivelato di dover mettere al mondo quel figlio che ormai non portava più da tempo in grembo. Si sarebbe quindi recata presso la clinica milanese, vagando senza una meta. Inizialmente aveva deciso di raccontare ai parenti di aver partorito un bimbo morto, ma a suo dire, quella bugia non sarebbe andata avanti a lungo. Da qui l’idea di rapire la neonata, subito riconsegnata all’ostetrica che l’aveva bloccata e del cui gesto si sarebbe pentita all’istante.



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