CHARLIE GARD/ Ultime notizie, Bertini (Bambino Gesù): “terapia poteva funzionare, arrivati troppo tardi”

Charlie Gard, le ultime notizie dopo la chiusura della vicenda legale: “è troppo tardi per intervenire, non siamo riusciti a salvarti”. Il dolore dei genitori e il prossimo destino del bimbo

25.07.2017 - Niccolò Magnani
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Charlie Gard (LaPresse)

Per Charlie Gard “il tempo si è esaurito”, ma ora i genitori chiedono alla Corte di portare il bimbo a casa per poterlo salutare degnamente: si è chiusa con una mossa a sorpresa la vicenda giuridica del piccolo Charlie Gard. Nel giorno in cui all’Alta Corte di Londra il giudice Francis avrebbe dovuto illustrare i risultati dei esami medici prodotti dagli specialisti arrivati la scorsa settimana, ha preso subito parola l’avvocato della famiglia Gard, Grant Armstrong: «Per Charlie è passato troppo tempo, e il trattamento sperimentale proposto da un team internazionale non può ora offrire possibilità di successo. Per questo i genitori rinunciano alla battaglia legale». Polemiche dal Movimento per la Vita, “ucciso perchè disabile” e altre polemiche da mamma Connie, “si è mossi troppo tardi, Charlie aveva una possibilità concreta di migliorare, ora non sapremo mai che cosa sarebbe accaduto se avesse ricevuto il trattamento”, ma anche la “rivoluzione” lanciata da quel piccolo bimbo, dal Papa fino agli stessi genitori di Charlie, passando per un mondo intero. Tutti rimasti scossi e commossi dalla vicenda umana di questo piccolo grande testimone di vita. Anche il Bambino Gesù di Roma: in conferenza stampa è intervenuto il presidente, che ha respinto le accuse di strumentalizzazione.

IL DESTINO DEL PICCOLO CHARLIE GARD: LE ULTIME NOTIZIE

IL PARERE DEL MEDICO LUIGI BERTINI

Nella conferenza stampa convocata spontaneamente dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, ha parlato anche il medico esperto di malattie mitocondriali che ha seguito personalmente la vicenda di Charlie Gard. Settimana scorsa era intervenuto a Londra nel pool di medici che hanno eseguito una serie di esami, scoprendo purtroppo che era troppo tardi per qualsiasi terapia sperimentale possibile: « La terapia sperimentale poteva rappresentare una opportunità per Charlie Gard ma si è arrivati troppo tardi; siamo stati interpellati troppo tardi per poter intervenire», accusa senza mezzi termini lo specialista davanti ai microfoni della stampa. Sempre per Bertini, «non siamo in grado di sapere cosa sarebbe potuto succedere 6 mesi fa. Non possiamo sapere se Charlie avrebbe risposto alla terapia sperimentale, perché siamo di fronte ad una condizione rara di cui non conosciamo la storia naturale e della quale non disponiamo di protocolli terapeutici riconosciuti. Nel campo delle malattie rare e ultra-rare, ogni storia è un caso a sé». 

BAMBINO GESÙ: “NON AVREMMO ACCETTATO SOLDI PER AIUTARLO”

Mariella Enoc, presidente dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, ha parlato in conferenza stampa del caso Charlie Gard, respingendo le accuse di strumentalizzazione. «Abbiamo risposto ad una richiesta di aiuto della madre. Lo abbiamo fatto per Charlie così come per altri, senza nessuna ideologia». Enoc ha anche evidenziato il fatto che i ricercatori internazionali si siano uniti per affrontare insieme il caso: questo deve essere il modello di riferimento per affrontare le sfide scientifiche. «Non siamo riusciti ad aiutare Charlie Gard? Abbiamo aperto un percorso. Comunque non avremmo accettato soldi per aiutarlo», ha spiegato Enoc, precisando che i genitori non avrebbero dovuto sobbacarsi di alcuna spesa per portare a Roma il figlio. «Siamo un ospedale che investe moltissimo nella ricerca. Il nostro primo compito e curare, possibilmente guarire. Abbiamo avuto grande rispetto per il Gosh, a cui esprimiamo la nostra solidarietà in seguito agli attacchi che hanno ricevuto», ha aggiunto Enoc. (agg. di Silvana Palazzo)

L’ULTIMA RICHIESTA DEI GARD

Ora sarebbe ufficiale: questa mattina in legali dei genitori di Charlie Gard hanno ufficialmente chiesto alla Corte inglese di dare il consenso per trasportare il bimbo a casa prima di dover amaramente staccare la spina dei macchinari. Come già vi anticipavamo poco fa, le voci nell’aria davano per quasi certa la richiesta di Chris Gard e Connie Yates. Secondo il Daily Mail, «l’ospedale dove il piccolo è ricoverato, il Great Ormond Street, ha invece dei dubbi sul suo spostamento». Ci sono infatti alcune problematiche legate al respiratore portatile che dovrebbe essere preso per poter lasciare andare a casa Charlie assieme ai suoi genitori. Come spieghiamo qui sotto, i coniugi hanno proposto di pagare loro privatamente la spesa, ma i medici del GOSH ancora non avrebbero dato responso positivo e per questo si è dovuti tornare alla Corte per cercare un accordo di massima onde evitare altre udienze inutili e dannose in un momento così drammatico.

NUOVA UDIENZA ALL’ALTA CORTE

Circa verso l’ora di pranzo i legali dei genitori di Charlie Gard sono stati visti entrare di nuovo all’Alta Corte di Londra, il giorno dopo aver rinunciato la battaglia legale per il destino di speranza per il piccolo bimbo. Al momento non sono ancora chiare le motivazioni dell’udienza: secondo quanto riporta il Daily Mail però, ieri i genitori di Charlie avevano chiesto di poter portare a casa il bimbo per le ultime ore da passare insieme in quella culla che il piccolo non ha mai visto. La richiesta era arrivata anche dopo la sentenza CEDU, ma sia allora che ieri è stata messa in stand by per vedere le ultime evoluzioni legali: «il bimbo è collegato a un respiratore e sarebbe necessario un macchinario trasportabile e un team specializzato che lo assista per permettergli di lasciare l’ospedale. Cosa che i genitori si sono offerti di pagare privatamente», scrive l’Adnkronos. Su questo punto i legali dei Gard potrebbero in queste ore cercare di ottenere un accordo con la Corte, altrimenti si dovrebbe di nuovo tornare in udienza con il giudice supremo Nicholas Francis.

IL DURO ATTACCO DEL PRESIDENTE MPV ITALIA

È durissimo il commento giunto stamane del Presidente del Movimento per la Vita Italia, il parlamentare GianLuigi Gigli (Democrazia Solidale) sul caso del piccolo Charlie Gard: non usa mezzi termini e accusa la Corte Inglese e la mentalità nichilista di aver ucciso letteralmente il bimbo inglese. «Qualcosa si poteva fare prima, è difficile dire in che termini avrebbe avuto efficacia la cura sperimentale  è sembrato ci fosse una migliore situazione a livello celebrare che muscolare. Qui si sono persi mesi preziosi che si sono rivelati determinanti. Nelle more della controversia legale sono passati sei-sette mesi e tutto questo non è stato senza ricadute», spiega nell’intervista rilasciata a Radio Cusano Campus questa mattina. Ma ecco il passaggio molto forte, «Il punto è se un bambino, seppur gravemente disabile, abbia diritto a vivere  oppure se era meglio per lui uscire dalla scena di questo mondo. Il resto è contorno. Ci sono tantissimi disabili che non hanno nessuna possibilità di cura: che cosa ne dobbiamo fare di queste persone?». Il minore non è stato tutelato, la famiglia nemmeno, per Gigli tutto questo significa una sola cosa: Charlie è stato ucciso perché disabile, «Questo è un dovere di morire imposto da un tribunale e dai medici. Rimane che il bambino non morirà per la sua malattia ma verrà fatto morire perché si interromperà il sostegno. Qui c’è l’affrettamento della morte. Da oggi bisognerà sostenere il diritto di morire per la propria malattia», conclude nell’intervista GianLuigi Gigli.

STOP ALLA BATTAGLIA LEGALE

Quella di Charlie Gard è una vicenda straziante, che purtroppo non avrà lieto fine. Il bambino affetto da una rara malattia neurodegenerativa è destinato a morire, e ora che anche un eventuale trattamento sperimentale risulterebbe vano, i genitori hanno annunciato che la loro battaglia legale è terminata. Una decisione amara ma realista quella di papà Chris e mamma Connie, confermata anche dal loro legale Grant Armstrong, che come riportato dal Guardian online ha spiegato:”Le peggiori paure dei genitori sono state confermate. Adesso è troppo tardi per curare Charlie”. A spezzare il cuore, però, sono soprattutto le parole pronunciate dal papà del bambino, Chris Gard, dinanzi all’Alta Corte:”E’ tempo che vada e che stia con gli angeli. Non vivrà fino al suo primo compleanno”; prima di rivolgersi idealmente al figlio:”Siamo così addolorati per non essere riusciti a salvarti”. (agg. di Dario D’Angelo)

LA PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO

Ieri in serata è giunta alla famiglia di Charlie Gard la comunicazione direttamente dal Vaticano, della preghiera speciale che Papa Francesco e l’intera Chiesa Cattolica stanno dedicando alla famiglia inglese stravolta dal triste epilogo della vicenda umana, medica e giuridica. «Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza», rende noto il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke. Nella nota della Chiesa di Roma, si aggiunge che «il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio». Quell’amore che il mondo intero ha riversato nei confronti del piccolo bimbo inglese, sempre più vicino all’addio a questa Terra, ora il Papa chiede di renderlo ancora più forte per trovare consolazione in un momento in cui tutto sembra buio e senza speranza per Chris Gard e Connie Yates. Proprio la rinnovata lotta lanciata dal Vaticano e dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma (di cui è proprietaria la Santa Sede) avevano riacceso una speranza che sembrava sepolta sotto il peso delle sentenze giuridiche. Gli esami medici però hanno evidenziato un’estesa atrofia muscolare avanzata, un evento irreversibile che neanche il protocollo sperimentale poteva sperare di cambiare. Quello sforzo non è bastato e dunque occorre solo pregare perché “Qualcuno” davvero possa salvare quella piccola vita così debole eppure così straordinariamente comunicativa.

L’ULTIMO MESSAGGIO DEI GENITORI

«I genitori hanno combattuto per preservare la vita di Charlie Gard quando pensavano che fosse nel suo interesse. Una volta stabilito che non c’era alcuna possibilità medica hanno accettato il consiglio legale di ritirare i procedimenti»: con queste parole ieri in aula davanti alla Corte inglese l’avvocato Armstrong ha dato pubblico avviso della scelta dolorosissima di Chris Gard e Connie Yates, i genitori del bimbo divenuto in queste settimane l’argomento più dibattuto e cercato nell’opinione pubblica mondiale. Dopo le varie schermaglie in aula, e dopo il pianto a dirotto dei giovani genitori in fondo all’aula del Tribunale, i Gard hanno deciso di uscire davanti all’Alta Corte con un foglio in mano, un ultimo messaggio da rivolgere direttamente a Charlie, per l’ultima volta a livello pubblico. Papà Chris ha letto tutto, con voce fermata più volte dai singhiozzi ma con ferma convinzione, aiutato e sostenuto dall’inseparabile moglie Connie, sempre al suo fianco. «Tanto tempo è stato sprecato. Il trattamento avrebbe migliorato la sua qualità di vita. Non c’era nessuna prova di danni cerebrali irreversibili. Se avessimo avuto accesso a dati grezzi, siamo convinti che avrebbe avuto accesso al trattamento. Abbiamo sempre ascoltato gli esperti. Sappiamo, nei nostri cuori, che abbiamo fatto del meglio per Charlie. Volevamo per lui solamente una chance di vita. Non lo teniamo vivo solo perché non possiamo sopportare di per perderlo», spiega all’inizio papà Chris, prima di lasciarsi andare a un diretto messaggio al suo bimbo. «Sei un guerriero. Ti amiamo così tanto. Charlie è Charlie e non lo cambieremmo per il mondo. Tutti i nostri sforzi sono stati per lui. Nessuno può negare l’impatto che il nostro meraviglioso figlio ha avuto sul mondo. Il suo spirito vivrà per l’eternità».

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