CHARLIE GARD/ I genitori e la testimonianza

- Paolo Vites

Chi sono davvero i genitori di Charlie Gard? Paladini della vita o anche loro dalla parte dei giudici? Nessuno lo sa, e nessuno deve giudicare. Il commento di PAOLO VITES

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I genitori di Charlie Gard nel 2017 (LaPresse)

La cosa più bella e grandiosa che può succedere nel corso di una esistenza è quando ti capita qualcosa che non avevi previsto e da questo qualcosa ti lasci trainare prendendo una posizione. Può essere qualunque cosa. Esempio scemo: vinci una enorme somma alla lotteria e ti trovi davanti a pensare cosa farne. Pò succedere come è successo che in un anno hai sperperato tutto, hai pure divorziato perché l’altro i soldi voleva usarli in un altro modo, magari hai anche mentito e fatto del male (qualcuno è arrivato a uccidere).

Ma questo era un esempio scemo. Può invece succedere che sei una coppia normalissima che mette al mondo un bambino meraviglioso che dopo pochi mesi si ammala di una malattia rarissima che sembra non lasciare scampo. E’ successo qualcosa che da un giorno all’altro ha cambiato la tua esistenza.  

Anche qui puoi reagire in mille modi diversi. Di tutta la tragica storia di Charlie Gard, i genitori sono stati i grandi protagonisti. Mentre Charlie stava a occhi chiusi nel suo lettino di ospedale, con respiratore attaccato e la scimmietta di peluche tra le braccia, e il suo cuoricino batteva sempre più faticosamente, sembrava che dicesse a quella mamma e a quel papà: fate come pensate sia meglio, di voi mi fido.

E loro hanno fatto. Tantissimo. Una battaglia civile che ha sconvolto il mondo per tutto il tempo che è durata e si spera che continui a farlo grazie alla Fondazione che con i soldi ricevuti i genitori apriranno. Come due eroi di un film hollywoodiano, hanno combattuto da soli contro il mondo intero: giudici con il parrucchino settecentesco, avvocati, infermieri, dottori, media. Davanti all’imprevisto capitato nella loro vita, si sono mossi, dando lezione ai potenti del mondo.

Ma chi sono davvero Chris e Connie? Nessuno lo sa. E speriamo che continui così. Anche il loro comportamento con i media è stato strepitoso: mai una parola di troppo, mai rabbia. Dolore sì, quello tantissimo. Ci hanno insegnato un sacco di dignità e umiltà fra le tante cose e sono stati molto di più di quello che alcuni volevano,  i paladini di uno schieramento.  

Proprio chi riduce il mistero a una battaglia politica ha interpretato una loro frase nell’ultimo comunicato come un piegarsi  al volere dei giudici: “Ma dopo i risultati della recente risonanza magnetica muscolare, è stato ritenuto che i muscoli di Charlie si sono deteriorati ad un livello ampiamente irreversibile e, se anche il trattamento funzionasse, la sua qualità di vita non sarebbe ora quella che vorremmo per il nostro prezioso piccolo ragazzo”.

Alla fine hanno mollato? Ma mollato cosa? La tac di venerdì ha detto che il cervello di Charlie è morto. I genitori di Charlie ancora  solo animati da  un bene immenso per la loro creatura. hanno  piuttosto dimostrato ulteriore umanità e dignità, non rinunciando alle giuste accuse nei confronti di quei medici che hanno sempre rifiutato il diverso e la vita facendo così trascorrere del tempo prezioso, ma si sono arresi all’evidenza accettando la morte come parte della vita 

Se un errore è stato fatto, semmai, è quello che ha specificato la presidente del Bambino Gesù di Roma, Mariella Enoc: “La relazione tra medico, scienziato e famiglia è molto importante. L’unica cosa che a Charlie non è servita è l’essere andati in tribunale. Saltare tutto e rivolgersi direttamente al tribunale perché la violenza era arrivata a questo punto non è servito a nessuno. Ci vuole vicinanza, perché le famiglie vogliono essere protagoniste di ogni evento che riguarda i loro bambini. I medici devono dialogare con loro. Questa è un’importante eredità del caso Charlie”. Ed è qualcosa da non dimenticare per il futuro. Soprattutto qui non ha vinto o perso nessuno. 

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