SICCITÀ/ La scelta di Francesco e le “miopie” sull’acqua

- Mauro Leonardi

Non accenna a diminuire l’allarme siccità e a Roma si fa più vicina l’ipotesi di razionamenti dell’acqua. Il Papa intanto spegne le fontane del Vaticano. MAURO LEONARDI

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Roma senz'acqua di notte (Foto: LaPresse)

Papa Francesco vive nella realtà, vive della realtà e vive quello che predica. Per questo chiude le fontane del Vaticano. Ma è un gesto che non deve spingere il Comune di Roma a chiudere “i nasoni” (le caratteristiche fontanelle che si trovano nelle strade di Roma): deve spingere a prendere sul serio il problema delle condutture e della loro manutenzione, a prendere sul serio il problema dell’acqua per l’agricoltura, a prendere sul serio il problema dell’ambiente (con buona pace di Trump).

Andiamo per ordine. Il problema è serio, ma non drammatico: nelle prossime settimane a Roma non si morirà di sete e i turisti possono continuare a venire. Però è possibile che a partire dal 28 luglio inizi un piano di razionamento per cui ci sarà meno acqua un po’ dappertutto.

Il problema è serio e i fastidi ci sono, ma per ora sono solo fastidi. A casa mia per esempio, a Casalbruciato nelle periferie di Roma, il pozzo da cui le condutture prendevano acqua per l’igiene personale è seccato e non era mai accaduto in cinquant’anni, ma non stiamo morendo di sete: semplicemente io – e gli altri con me – ce la caviamo girando per casa con i secchi. È un fastidio, ma non è un dramma.

Ciò che indigna, però, è che la rete idrica di Roma fa acqua da tutte le parti. Le condutture hanno buchi dappertutto, perché non c’è mai stata manutenzione: peccato che tutti paghino la bolletta dell’acqua e che ciascuno immagini che quei soldi servano per far arrivare acqua alle case, peccato cioè che il cittadino creda che il denaro da lui pagato serva per una manutenzione che non viene mai fatta.

Spesso a Roma ci si lamenta “a spanne”, ma qui il danno è quantificabile. L’Acea – di proprietà del Comune – l’anno scorso ha versato nelle casse della Raggi 70 milioni di euro, dove sono finiti? Come al solito si arriva in ritardo. Le proteste del territorio di Bracciano non sono di ieri, sono di molti mesi fa: il Presidente della commissione Ambiente della Camera dei Deputati aveva fatto in proposito un’interrogazione parlamentare in aprile. Fanno acqua le condutture e fa acqua più che mai la politica. Intendo quella spiccia, quella normale, quella che deve decidere che nelle campagne non s’innaffi più a pioggia o coi canali di scolo, ma a goccia e che non si usi per l’irrigazione l’acqua potabile; che ci si renda conto che l’ulivo e la vite – che fanno tanto belle le nostre campagne – richiedono meno acqua del mais, ma noi, per politiche miopi, privilegiamo le seconde alle prime. 

In tutto questo quindi, la decisione del Papa di chiudere le fontane di Piazza san Pietro e del Vaticano, ha avuto in primo luogo il significato di dare il buon esempio: “Ho scritto la Laudato Si e vivo ciò che predico”. Significa, poi, solidarietà: non posso trastullarmi coi giochi d’acqua a spreco se accanto a me c’è chi soffre per i problemi idrici. Significa, infine, un richiamo alla politica mondiale: questa sì è quella grande, è quella che potrebbe incidere sul problema dell’ambiente. Forse, magari ha pensato Francesco, qualcuno potrà raccontare a Trump che gli zampilli che ha ammirato poco tempo fa qui in Vaticano non ci sono più. Senza dimenticare che i problemi climatici sono anche in parte responsabili dei movimenti migratori perché in Africa la desertificazione avanza. Per questo bisogna che il G20 pensi al clima: la Raggi invece pensi ai tubi di casa nostra.

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