ENZO BETTIZA/ È morto il giornalista che raccontò la fine del comunismo: “il vero ’68 fu a Praga”

- Niccolò Magnani

È morto Enzo Bettiza, il giornalista, scrittore e fondatore de Il Giornale con Indro Montanelli. Fu un anticomunista in pieno periodo Urss, “il vero ’68 fu a Praga”, ricordi e storia 

giorgio_napolitano_enzo_bettiza_comunismo_giornalismo_lapresse_2017
Giorgio Napolitano e Enzo Bettiza (LaPresse)

È morto Enzo Bettiza, giornalista, scrittore e direttore nella grande storia politica italiana e mondiale degli ultimi 60 anni: ne aveva 90 il buon Enzo quando ha “deciso” di mandare in lutto il mondo del giornalismo con la sua scomparsa dopo gli ultimi anni di editorialista politico per La Stampa. Stimato da tanti, amato non proprio da molti specie per le sue personali battaglie e descrizioni del mondo che stava cambiando, senza paura del “politicamente scorretto” (di cui fu un vero “amante”). Anti-comunista in piena folle “passione” per l’Urss negli anni Settanta e Ottanta – ne descrisse per il Corriere della Sera la drammatica e storica fine con la caduta del Muro -, folgorato da Bettino Craxi durante la sua ascesa, il che lo distanziò dall’amico e colonna del giornalismo italiano Indro Montanelli (fondarono nel 1974 Il Giornale) e tra i pochissimi che diedero credito a Umberto Bossi quando la Lega apparve per le prime volte nella scena politica di fine Prima Repubblica. Amava osare e viveva di espedienti, come aveva imparato da giovanissimo profugo dalla Dalmazia in periodo di guerra; scappò da Spalato, sopravvisse ad una grave malattia a 20 anni e fece per alcuni anni il contrabbandiere e il venditore di libri prima di divenire uno che li scriveva e neanche pochi. Non particolarmente simpatico e poco incline al compromesso: Bettiza in tanti lo ricorderanno con il consueto “elogio” post-mortem, ma in pochi forse ricorderanno che il buon Enzo era un amante profondo della verità, qualsiasi essa sia e dovunque venga, senza compromessi e senza voler compiacere qualcuno.

È MORTO ENZO BETTIZA: GIORNALISTA E FONDATORE DE IL GIORNALE, IL NOSTRO RICORDO

“IL VERO ’68 FU A PRAGA”

Ecco qui un assaggio di cosa volle dire essere anti-comunisti in un mondo che invece esaltava quella ideologia come reale risposta alle esigenze umane: Enzo Bettiza nel 2008 rilasciò una importante intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere dove spiegò una volta per tutte che il mito del 1968 non fu quello delle fabbriche, degli operai, degli scontri in piazza e della rivolta giovanile contro tutto e tutti. Ma avvenne in un luogo speciale del mondo, quella Cecoslovacchia che volle sfidare l’impossibile, ovvero la morsa tirannica e totalitaria dell’Urss comunista, altro “mito della sinistra”: «loro erano i veri rivoluzionari, a Praga, non in Europa. Fu una rivoluzione bianca, dimenticata, si ricordano infatti gli occupanti aggressori con i carroarmati, ma in pochi si ricordano del popolo insorto. Mentre in Occidente la classe operaia restava a guardare, a Praga era protagonista, si univa agli studenti. Se a Milano si apriva una stagione del conformismo di sinistra, i giornalisti cechi insorgevano contro la censura». E non solo, per Enzo Bettiza le vere “armi” del 1968 furono l’arte, la cultura e la commedia, addirittura: «a Praga gli Havel e i Pelikan con le armi della commedia e della televisione, con l’intellighenzia che guidava davvero l’insurrezione, diedero una prima spallata alla Russia». Anni dopo hanno avuto ragione loro, mentre Bettiza lo raccontava tanto nel 2000 quando negli anni Sessanta-Settanta. Ecco perché ci mancherà questo “scorbutico” ma grandissimo giornalista.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori