RAOUL BOVA/ Presunta evasione fiscale per 700 mila euro: pm chiede condanna ad un anno di carcere

- Emanuela Longo

Raoul Bova, ultime news: chiesto un anno di carcere per l’attore romano accusato di evasione fiscale per 700 mila euro. Nei guai anche la sorella e l’ex moglie Chiara Giordano.

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Raoul Bova

Il noto attore Raoul Bova potrebbe finire nei guai per via di una vicenda legata ad una presunta evasione fiscale di cui si sarebbe macchiato, per un totale di 700 mila euro, e che potrebbe costargli un anno di reclusione. E’ questa la richiesta di condanna avanzata oggi dal pm di Roma a carico dell’attore, accusato di “dichiarazione fraudolenta mediante artifici”. A darne notizia è Il Fatto Quotidiano nella sua edizione online che sottolinea come l’attore romano non sia il solo imputato nell’ambito dell’inchiesta: oltre a lui risultano imputate anche la sorella Daniela e l’ex moglie Chiara Giordano, per le quali la Procura ha chiesto rispettivamente un anno e quattro mesi ed un anno di reclusione. Le accuse a carico di Raoul Bova sostenute dal pm riguarderebbero il presunto trasferimento di alcuni costi alla società che si occupa della gestione della sua immagine, la Sammarco Srl, attraverso un artificio finanziario. Nel dettaglio, l’attore avrebbe simulato la cessione di alcuni diritti sui film e l’esistenza del diritto ad ottenere sgravi fiscali, al fine di eludere il fisco e pagare così un’aliquota Iva più bassa. Il tutto sarebbe avvenuto tra il 2005 ed il 2011.

Le indagini portate avanti dalla Procura nei confronti di Raoul Bova avevano evidenziato alcune transazioni sospette sul conto della società dell’attore e della sorella. Durante l’inchiesta, il gip aveva anche sollecitato il sequestro di beni immobili di Bova per un valore di quasi un milione e mezzo di euro, ma la Cassazione aveva poi annullato il provvedimento preventivo ed aveva disposto la riapertura delle indagini da parte del Riesame. Per Raoul Bova era giunto il rinvio a giudizio in quanto la documentazione presentata dalla sua società (della quale detiene il 20% delle quote, contro l’80% della sorella) era stata ritenuta non sufficiente. Nel dettaglio, il gip aveva evidenziato l’esistenza di fatture e ricevute per operazioni ritenute inesistenti.



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