Bambino Gesù/ Charlie Gard, inchiesta choc sulla struttura vaticana quando si è offerta di curarlo: il caso

- Niccolò Magnani

Bambino Gesù di Roma, l’ospedale cerca di ospitare Charlie Gard dal 3 luglio scorso: nello stesso giorno, inchiesta inglese di AP che accusa “pensano più ai profitti che alle cure”

eutanasia_bambino_charlie_gard_facebook
Charlie Gard (Foto da Facebook)

Fino ad una settimana fa l’Ospedale Bambino Gesù di Roma era noto principalmente per essere l’ospedale “del Papa”, essendo infatti di proprietà della Santa Sede. Una delle eccellenze a livello pediatrico nel mondo, la struttura diretta da Mariella Enoc, che nel giro di 7 giorni si è ritrovata per due motivi apparentemente distinti sulla cronache di tutto il mondo. Sì, avete capito bene, “apparentemente”, ci spieghiamo: il 30 giugno sera Papa Francesco scrive un tweet in cui, senza fare direttamente il nome, esprime tutta la sua vicinanza al piccolo Charlie Gard – il bimbo affetto da deplezione mitocondriale “condannato” a vedersi staccata la spina da tre sentenze inglesi ed una europea – e riafferma la necessità di accompagnare fino in fondo i genitori verso una cura per la vita. Il giorno dopo, 1 luglio, la Cei prende forte posizione dicendo che le strutture ospedaliere vaticane e romane sono pronte ad accogliere il piccolo Charlie per evitare che l’ospedale inglese stacchi la spina e dia dunque fine alla drammatica esistenza di quel piccolo bambino di 10 mesi. Il 2 luglio sera, con notizia divenuta pubblica il 3 luglio mattino, l’ospedale italiano del Bambino Gesù di Roma esce allo scoperto. «Verificheremo con il Great Ormond Street Hospital di Londra se vi siano le condizioni sanitarie per un eventuale trasferimento di Charlie presso il nostro ospedale», esclama Mariella Enoc. In questa settimana poi l’impegno della struttura romana si è fatto anche più importante, con vari dialoghi con la mamma di Charlie Gard e un protocollo cure riaperto tra Roma, Londra e New York fino a questa mattina dove è stato consegnato ufficialmente al primario del GOSH per poter richiedere il trasferimento del bambino (dopo i no per “motivi legali” arrivati ad inizio della settimana scorsa).

Perfetto, se ci avete seguito fino a qui, ora caliamo “l’asso nella manica”: il 3 luglio esce in Inghilterra una inchiesta dell’Associated Press che accusa niente meno che l’Ospedale Bambino Gesù di Roma di essere interessato “maggiormente ai profitti che non alla cura dei bambini e le condizioni della struttura”. Tagli economici, disagi e salute dei pazienti messa a rischio, secondo la nota agenzia di stampa inglese; il tutto teso a screditare quello che viene visto in tutto il mondo come l’ospedale “del Papa”. Come nota TPI News, l’inchiesta si appella a un documento mai pubblicato del 2014 in cui ci si limita a raccogliere lamentele e criticità emerse ascoltando dipendenti ed ex dipendenti. «Inoltre, non è stato preso in considerazione il secondo rapporto, dal titolo The Clinica Evaluation of Bambino Gesù Hospital Vatican City e realizzato nel gennaio 2015 da un team statunitense di esperti indipendenti, in cui tutte le accuse che oggi AP rivolge alla struttura sono smentite», spiegano i colleghi del TPI. Ecco, la tempistica ci sembra davvero assai sospettosa: negli stessi giorni in cui l’ospedale pediatrico romano si pone come possibile alternativa alla morte del piccolo Charlie, la stampa inglese lo mette nel mirino tentando con argomenti non verificati fino in fondo di screditarlo agli occhi della comunità internazionale.

«Di fatto si rifà a episodi successi nel passato che si è tentato in tutti i modi di individuare e di affrontare cercando di risolvere. Nessun ospedale è perfetto, ma alcune cose sono chiaramente infondate e per quanto riguarda i problemi rilevati c’è stato ed è in atto il tentativo e lo sforzo serio di risolverli». Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin a margine della presentazione della relazione 2016 dell’ospedale Bambino Gesù. Arriva la querela dell’ospedale all’AP, che denuncia come siano tutte bufale quelle scritte in questa fantomatica inchiesta. Ripetiamo, è solo un sospetto, chiaramente, l’unione delle due questioni. Ma la tempistica esposta vi mostra come a volte fare 2+2 può anche fare 4…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori