BRUNO CONTRADA/ La Cassazione revoca la condanna

- Paolo Vites

Dopo 25 anni di processi,condanne, assoluzioni, appelli e l’intervento della Corte europea, a Bruno Contrada è stata revocata la pena dalla Cassazione. Dieci anni di carcere da innocente

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Un intrigo di tribunali, processi, assoluzioni, condanne, interventi della Corte europea tali da capire ben poco dell’intero caso Contrada, l’ex numero 3 del Sisde, gli allora servizi segreti dello stato. In mezzo soprattutto magistrati e tribunali siciliani che come nel caso del generale Mori, completamente assolto da ogni accusa dopo un travaglio processuale durato anni, spesso si lanciano nella lotta alla mafia con pregiudiziali e ben poche prove concrete. Cercando di fare un po’ di luce, Bruno Contrada, da sempre impegnato nella lotta alla mafia, fu arrestato la sera della vigilia di Natale del 1992 con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, un tipo d’accusa assai fumosa e difficilmente dimostrabile in ogni caso. Venne condannato in primo grado a dieci anni di carcere, ma in secondo grado venne assolto. Tutto finito? No perché l’assoluzione era stata annullata “con rinvio” quindi la Cassazione chiese di riaprire il processo affidandolo alla Corte di Palermo che nel febbraio 2006 lo condannò di nuovo a 10 anni con sentenza definitiva nel 2007. L’ex agente aveva già fatto una lunga custodia cautelare in carcere, tipico obbrobrio della giustizia italiana che costringe in galera anche per anni persone che devono ancora essere processate ed eventualmente condannate. Il metodo ha un solo significato: incalzarle con il carcere sperando che confessino, patteggino, insomma la diano vinta ai giudici pur di uscire. Contrada ha scontato i dieci anni di condanna tra carcere e alcuni periodi di arresti domiciliari per motivi di salute. A questo punto però salta fuori la Corte europea dei diritti dell’uomo che condanna lo stato italiano a risarcire l’ex poliziotto perché Contrada non avrebbe dovuto neanche essere processato né condannato perché i fatti a lui contestati non erano né chiaro né prevedibili. Come dicevamo all’inizio, un’accusa fumosa e poco dimostrabile.

Con questa sacrosanta sentenza che condanna il nostro paese anche per avergli cancellato i diritti di pensione, si tenta la revisione del processo: niente da fare, è la Corte di appello di Catania che adesso si mette in mezzo perché i giudici, si sa, non sbagliano mai: richiesta bocciata. A sentenza ormai scontata l’avvocato Giordano fa comunque un ulteriore tentativo appellandosi alla sentenza della Corte europea alla Corte di Palermo per revocare la condanna che nella sua indomita battaglia contro la mafia respinge la richiesta. Non finisce qui per il coraggioso avvocato che si è rivolto alla Cassazione. Sorpresa: ottiene ragione. Condanna (scontata) revocata, e restituzione degli effetti pensionistici. Una brutta storia di incompetenze a caccia alle streghe che Contrada commenta così: “Dopo 25 anni di sofferenza, mezzo secolo di dolore sapendo di essere innocente e di avere servito con onore lo Stato, le Istituzioni e la Patria, arriva finalmente l’assoluzione, dall’Italia e dall’Europa”. 

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