DELITTO CASATI STAMPA/ Il marchese sparò a moglie e amante, poi si suicidò: la tragedia che infiammò l’Italia

- Silvana Palazzo

Delitto Casati Stampa, la tragedia che infiammò l’Italia: il marchese sparò alla moglie Anna Fallarino e all’amante Massimo Minorenti, poi si suicidò. La ricostruzione e le ultime notizie

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Camillo Casati Stampa e la moglie Anna Fallarino (Foto: da Wikipedia)

Uno dei delitti che ha infiammato l’Italia è quello avvenuto il 30 agosto 1970, quando il marchese Casati Stampa uccise sua moglie e l’amante per poi togliersi la vita. All’epoca fiorirono interpretazioni di sessuologi e psichiatri, divisi sulla causa del crimine: c’era chi sosteneva che nasceva dalla donna, chi invece riteneva che la colpa fosse esclusivamente del marito. Il delitto è noto anche come delitto di via Puccini, perché avvenne nell’abitazione romana del marchese. Ma prima facciamo un passo indietro con la ricostruzione della vicenda effettuata da Il Messaggero. Quella sera il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, ricco rampollo della sua illustre famiglia, congedò la servitù e si recò nella stanza dove la moglie Anna Fallarino stava in compagnia dell’amante Massimo Minorenti, sparando ad entrambi con il suo fucile; poi si sparò in bocca.

Camillino, come era chiamato dagli intimi, vinceva la noia con feste e sfrenatezza sessuale. L’amore per la moglie però era sincero e profondo: pare che avesse speso più di un miliardo per ottenere dalla Sacra Rota l’annullamento del matrimonio con un ingegnere. Non ci sono conferme su questo, ma sta di fatto che il marchese si divertiva a cercare giovani per assistere alle loro esibizioni con la moglie consenziente. Ne teneva anche conto maniacale, infatti gli investigatori trovarono più di mille fotografie della moglie nelle pose più disparate. I problemi sorsero quando la moglie Anna si innamorò di Massimo Minorenti, di quindici anni più giovane. Ne parlò col marito, accennando l’ipotesi della separazione e Camillo Casati Stampa ne rimase sconvolto. Nel suo diario raccontò la delusione per il tradimento coniugale e il desiderio di farla finita. Poi la reazione inconsulta.

Per molti la vicenda fu la punizione divina per la loro condotta scellerata, per altri faceva emergere il marciume della casta corrotta. In pochi manifestarono pietà. Emerge sempre una specie di compiacimento rancoroso quando la cronaca nera riguarda ricchi e potenti. Per impressionare la gente scoppiò un delirio di interpretazioni. Forse la storia è molto più semplice, una delle tante di ogni tempo e luogo. Un triviale divertimento si trasformò in una tragedia, una passione furiosa fu funestata dal caso, a causa dell’intreccio dei destini di personalità eccentriche.

L’attenzione della stampa su questa vicenda non si è mai spenta. L’emittente televisiva Cnn, ad esempio, qualche mese fa ha dedicato un servizio a Zannone, un’isola dell’arcipelago ponzano dove il marchese teneva i suoi festini lussuriosi. E gli abitanti della vicina isola di Ponza ricordano ancora la coppia degli scandali: «È quello che viene definito un segreto di Pulcinella», raccontano.

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