BRUNO CONTRADA/ Ingroia, “il reato l’ha commesso, non è innocente”: realtà, sentenze e giustizialisti

- Niccolò Magnani

Bruno Contrada, l’ex pm Antonio Ingroia insiste, “il reato l’ha commesso, non è innocente”. Il “giro di valzer” su realtà, sentenze non viste e giustizialisti sempreverdi

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Bruno Contrada

Bruno Contrada, l’ex poliziotto e numero 2 del Sisde, è stato “reintegrato” dopo la condanna revocata dalla Cassazione. Nessuno però riporterà indietro i 25 anni, di cui 10 in carcere scontati tutti, all’ex poliziotto dopo la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa e l’arresto nel 24 dicembre del 1992 (la Vigilia di Natale…). Eppure, chi lo condannò la prima volta, quel Antonio Ingroia oggi avvocato, non accetta la sentenza revocata della Cassazione che ha di fatto definito dopo la CEDU europea che quel condanna non doveva essere comminata e né poteva essere fatto processo perché quel reato all’epoca non era abbastanza definito perché lui sapesse di commetterlo. Ingroia sul Fatto Quotidiano oggi invece replica e rilancia: «Bruno Contrada è colpevole del reato di concorso esterno in associazione mafiosa ed è stato perciò condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione. Questo punto fermo non è stato per nulla intaccato dalla sentenza della Cassazione». La sentenza invece proprio revoca quel reato e, anche se postumo, ricorda che quel processo non andava fatto perché quel reato non era definito. I contatti e informatori che aveva Contrada come il resto della polizia che combatteva la Mafia in Sicilia erano frequenti, per combattere il crimine occorreva spingersi anche nel averci a che fare in maniera diretta tra scambi di informazioni, il tutto ovviamente senza che vi ottenessero favori o peggio ancora “mazzette” e corruzione. Ma tutto questo non è stato mai imputato a Contrada, che ora è riabilitato ma come si può vedere dalle parole di Ingroia non “dovrebbe esserlo”.

«Ho già definito stupefacente quella sentenza della Corte europea, essendo palesemente assurdo affermare che un alto funzionario dello Stato possa essere inconsapevole della illiceità del fatto di tradire lo Stato per trescare con la mafia», spiega Ingroia, parlando ancora di tradimento dello Stato quando questo non è mai stato verificato. Anzi, è stato reso tale da una campagna mediatica e giustizialista continuamente contro Contrada in questi 25 anni: in un tweet che ha fatto molto discutere ieri, in risposta ad un articolo di Mattia Feltri sulla Stampa che sottolineava l’assurdo caso ingiusto contro Bruno Contrada, l’ex magistrato ha affermato «no, io sono garantista con gli innocenti, giustizialista con i colpevoli». Polemiche a palate ancora, con il diretto interessato ex Sisde che intervistato ieri dal Foglio ha commentato «da Ingroia non voglio scuse, meglio il silenzio. Non riesco a gioire, nessuno mi ridarà indietro la vita che ho perso». Il giustizialismo che prosegue anche davanti all’evidenza della realtà di una sentenza – «ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna», scrivono così i giudici della Cassazione in questi giorni – è un dato inquietante che purtroppo non si esaurisce nel “caso-Contrada” ma che prende forma come rischio enorme nel sistema giudiziario italiano e nel linciaggio mediatico e ideologico a costo di ogni realtà effettiva davanti. Il problema non pare essere giustizialisti o innocentisti/garantisti, ma osservare i dati della realtà e cercare sempre la verità. Non la “propria” verità, ma “la verità”…



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