TERZA GUERRA MONDIALE/ Tregua in Siria: Russia, “ok a zone de-escalation con gli Usa”

- Dario D'Angelo

Terza Guerra Mondiale: al G20 di Amburgo il primo incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin ha fatto segnare novità importanti sul fronte della guerra in Siria e non solo…

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Donald Trump (LaPresse)

La terza guerra mondiale, i rischi della stessa e l’instabilità che ne deriva dopo gli ultimi giorni di buone notizie dalla Siria è un “filino” più lontana: dopo la tregua confermata oggi dall’inviato speciale dell’Onu, Staffan De Mistura, Russia e Usa provano ad iniziare una nuova fase di dialogo per evitare lo scontro e il conflitto totale nel Paese martoriato da guerra civile e dall’Isis negli ultimi anni. Oggi ha poi parlato anche il ministro degli Esteri del Cremlino, Sergey Lavrov, dimostrando una nuova apertura ai rivali/nemici di Washington: «La Russia è favorevole alla partecipazione attiva degli Usa nella creazione delle zone di de-escalation in Siria», spiega il diplomatico russo dopo l’annuncio della tregua armata. «Le porte della cooperazione sugli ulteriori sviluppi dell’idea delle aree di de-escalation sono attualmente aperte», ha poi concluso ancora Lavrov, preannunciando come i prossimi mesi saranno decisivi per capire il destino del governo siriano di Assad e un rinnovato invito a Trump per continuare questa collaborazione volta a mantenere la pace e non ad inasprire ancora di più la guerra. (agg. di Niccolò Magnani)

Nel giorno in cui la tregua in Siria è divenuta realtà tra Usa e Russia, dopo lo storico incontro Trump-Putin al G20 di Amburgo, arriva una nuova “stilettata” di Washington contro i rivali di Mosca, sul fronte della cybersicurezza dopo che lo stesso presidente tycoon aveva “sparato” due giorni fa «la Russia sicuramente ha cercato di infiltrarsi nella campagna elettorale americana». Direttamente dalla rappresentante Usa all’Onu, Nikki Haley, una intervista importante viene rilasciata alla Cnn e Mosca viene di nuovo “stuzzicata” (a che “pro” è difficile da comprendere, proprio mentre i due presidenti si stringono la mano per il destino futuro della Siria). «Gli Stati Uniti non potranno mai fidarsi della Russia nella cybersicurezza e quindi dobbiamo parlare di sicurezza informatica non solo con la Russia, ma con tutti», rivela l’ambasciatrice americana in Consiglio di Sicurezza.

«Teniamo sempre vicino coloro di cui non ci si può fidare per tenerli sotto controllo. Penso che stiamo ora cercando di fare proprio questo con la Russia», conclude la Haley: suona un po’ come una mossa strategica che non un vero attacco a Mosca, ma resta da capire cosa pretenda ora la strategia di Trump con questo nuovo mini-attacco. Probabilmente la stessa Siria, la Corea del Nord e ora anche l’Ucraina sono di nuovo al centro delle discussioni, con gli Stati Uniti che non intendono diminuire le sanzioni contro Putin per queste situazioni ancora calde. Un indizio viene dato da Tillerson, ieri a Kiev: «Russia faccia primo passo»… (agg. di Niccolò Magnani)

Dunque, per Vladimir Putin l’incontro con Donald Trump, anche alla luce delle successive dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, dovrebbe aver portato risultati importanti per sciogliere i nodi della spinosa questione siriana. Il presidente russo ha voluto in particolare rassicurazioni riguardo la posizione del Presidente siriano Assad, la cui azione è stata molto criticata dagli Usa. Putin è stato abbastanza chiaro riguardo al fatto che Assad, se voluto dal popolo siriano quando la sanguinosa guerra civile e soprattutto quella nei confronti dell’Isis arriverà a una fine, potrà eventualmente tornare al potere. “Il futuro del presidente siriano Bashar Assad dovrebbe essere determinato dal popolo siriano, indipendentemente dalla volontà dell’amministrazione statunitense”. Questa la dichiarazione di Putin che sembra sgombrare i dubbi riguardo al fatto che Assad non sarà più motivo di veto per un accordo tra Usa e Russia sulla Siria. Questione molto importanti visti i passi avanti nella guerra contro l’Isis, che dopo la riconquista di Mosul in Iraq potrebbe portare alla caduta delle città chiave in mano al sedicente stato islamico, Al Raqqa in testa. (agg. di Fabio Belli)

Come spesso accade quando i potenti della Terra si incontrano dal vivo, anche il G20 di Amburgo ha prodotto segnali incoraggianti per chi sperava in un dialogo costruttivo tra Usa e Russia sulla questione Siria, capace di evitare lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale. Il primo incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin ha infatti sortito una mini-tregua che investirà il sud-ovest del Paese. Si tratta di un piccolo ma importantissimo passo in un conflitto che vede le due super-potenze schierate su fronti opposti e che mai, come ricordato dal Washington Post, avevano imbastito un qualsivoglia tipo di cooperazione. Resta da capire se il cessate il fuoco resisterà alle tensioni che inevitabilmente si verificheranno, ma in ogni caso attenzioni a farsi facili illusioni. A dividere Usa e Russia, in particolare, sarà tra qualche tempo il destino del presidente siriano, Bashar al-Assad. A chiarire che il Cremlino ha individuato in Assad il proprio “protetto”, come riportato da sputniknews, sono arrivate le nuove dichiarazioni di Vladimir Putin che, rispetto alle parole di Rex Tillerson – secondo cui Assad non ha futuro in Siria – ha detto:”Il segretario di Stato Tillerson è una persona rispettabile, è stato insignito di un’onorificenza russa, l’Ordine dell’Amicizia, lo rispettiamo, ma non è ancora un cittadino siriano. Il futuro del presidente Assad, come politico, deve essere determinato dal popolo siriano”. 

Inutile dire che uno degli argomenti di discussione principali al G20 di Amburgo sia stata la gestione della crisi dei missili della Corea del Nord che rischia di sfociare in una Terza Guerra Mondiale. Come riportato da sputniknews, poco prima di incontrare il presidente cinese Xi Jinping, l’omologo americano Donald Trump ha definito quello nordcoreano un “problema con cui c’è bisogno di fare qualcosa”. L’inquilino della Casa Bianca, dopo aver blandito Xi Jinping definendosi “onorato” di incontrarlo in ragione del “grande rapporto” instaurato con lui, ha fatto un po’ di pre-tattica rispetto a quale sarà la strategia che gli Stati Uniti cercheranno di mettere in campo per arginare le provocazioni di Kim Jong-un. Queste le parole del tycoon:”Può richiedere più tempo di quanto vorremmo, potrebbe trascinarsi per un periodo di tempo più lungo di quanto si vorrebbe, ma in ultima analisi una soluzione verrà presa in una forma o nell’altra”.

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