MOSTRO DI FIRENZE / La svolta grazie ai progressi scientifici? Individuato il DNA su 2 reperti

- Dario D'Angelo

Mostro di Firenze: uno dei misteri più fitti della cronaca nera italiana si riapre. I progressi nel campo scientifico potrebbero condurre a nuove verità sugli omicidi delle coppiette.

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Pietro Pacciani (LaPresse)

Quello del “mostro di Firenze” è un capitolo nerissimo della cronaca italiana. Un nome che ancora oggi fa rabbrividire, soprattutto al pensiero che l’autore o gli autori degli 8 duplici omicidi commessi tra il 1968 e il 1985 nella campagne fiorentine potrebbero essere tuttora impuniti e in circolazione. Eppure, proprio quando sembrava caduto un velo di dimenticanza sull’intera vicenda, ecco che la riapertura del caso, con annessa possibile svolta, sembra dietro l’angolo. È quella che La Repubblica ha definito la “svolta CSI”, perché sono proprio i progressi ottenuti in ambito scientifico-investigativi a lasciar credere che fra i tanti reperti conservati in questi ultimi 30 anni possa celarsi la firma genetica di chi ha partecipato ai delitti dei fidanzatini. A coordinare il nuovo capitolo dell’inchiesta sul mostro di Firenze è il procuratore aggiunto Luca Turco, che ha inserito nel registro degli indagati l’ex legionario Gian Piero Vigilanti e il suo ex medico di famiglia Francesco Caccamo. 

MOSTRO DI FIRENZE: IL DNA INDIVIDUATO E L’INTERESSE PER I PROIETTILI

I COMPAGNI DI MERENDE

Anche i grandi progressi registrati negli ultimi anni nel campo della balistica potrebbero contribuire a segnare degli importanti passi avanti nella ricerca della verità sul mostro di Firenze. Come riferisce La Repubblica, la beretta calibro 22 mai ritrovata, con cui si pensa siano stati commessi gli 8 duplici omicidi delle coppiette nelle campagne fiorentine, potrebbe non essere stata l’unica arma utilizzata per compiere i delitti dal momento che nella perizia eseguita nel 1987 furono presi in considerazione soltanto alcuni dei bossoli sequestrati dopo ogni delitto. Nel frattempo, da quanto filtra da ambienti investigativi, pare che i genetisti del policlinico di Careggi abbiano avuto successo in almeno due casi e cioè abbiano individuato due DNA su uno dei tanti reperti custoditi in questi anni. Piuttosto non trova conferma la pista che vuole gli omicidi come parte della strategia della tensione messa in atto da eversivi di estrema destra in quegli anni. L’ipotesi confermata è che a compiere quei delitti siano stati dei semplici “compagni di merende”.



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