PICCHIA UNA NEONATA/ Torino, bimba in coma: il padre, “non sapevo come farla smettere di piangere”

- Niccolò Magnani

Picchia una neonata a Vercelli: bimba 3 mesi in coma all’ospedale di Torino, il padre reo confesso “non sapevo come farla smettere di piangere”. Le indagini e le precedenti lesioni

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(LaPresse)

Quanto avvenuto a Vercelli ha dell’incredibile, a prescindere dal livello sempre più grave e violento di certe cronache nazionali: una neonata di 3 mesi si trova in coma per lesioni gravi subite, a quanto pare, dal padre che ha confessato le sue responsabilità nell’interrogatorio alla Procura di Vercelli. Ora dovrà confermarlo davanti ad un giudice, ma intanto la storia ha fatto il giro d’Italia: la mamma ha sempre sostenuto nelle due precedenti “visite” all’ospedale che la piccola sia caduta, ma l’evidenza dopo tre mesi è finalmente venuta fuori. Trauma cranico, alcune costole rotte ma dovrebbe cavarsela: di certo, la sua famiglia non sarà lì ad accoglierla visto quando fuoriuscito dalla confessione del padre 34enne (la mamma è più giovane, ha 28 anni). Nelle precedenti volte in ospedale era stato detto che la bimba era caduta ma al terzo ricovero al Regina Margherita di Torino è scattata la denuncia e le indagini verso la famiglia, con padre, madre e nonna coinvolti. Un primo rimpallo di responsabilità e poi la confessione dell’uomo: «la famiglia della bambina non è particolarmente «disagiata» ma era già finita nel mirino dei servizi sociali perché aveva dimostrato “atteggiamenti immaturi”, riporta la cronaca locale del Corriere Piemonte.

INDAGATO PER VIOLENZE SULLA FIGLIA NEONATA

“NON SAPEVO COME FARLA SMETTERE DI PIANGERE”

Ha raccontato tutto davanti al pm di Vercelli, Luigi Pianta, il padre della neonata picchiata e ora in coma (anche se per precauzione visto le difficili feriti residue sul piccolo corpicino). «Piangeva, non sapevo come farla smettere. L’ho strattonata forte perché non finiva più di piangere, ma ha sbattuto la testa contro il comodino prima di metterla nella culla», spiega il padre che però non ha fornito altre motivazioni sulle precedenti lesioni ancora sul corpo della piccolina. Per questo motivo la Procura indaga ancora sul resto della famiglia, per capire se sapevano/abbiano partecipato anche loro all’orribile violenza perpetrata contro la piccola neonata. «Si può ritenere che l’origine della condotta risieda non solo nello stato soggettivo di chi l’ha posta in essere – scrive in una nota la Questura di Vercelli, riportata dal Corriere della Sera – ma anche nelle generali condizioni di vita del nucleo famigliare, particolarmente problematiche».



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