IMMIGRATI IN AMERICA/ I vantaggi sull’economia del Paese: “il vero problema sarebbe non averli”

- Emanuela Longo

Immigrati in America: la loro presenza potrebbe rappresentare un vantaggio per l’economia del Paese? Le varie visioni critiche sull’argomento che abbattono il dibattito politico.

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Una veduta di Chicago (Foto d'archivio)

Lo aveva detto lo scorso luglio Boeri, e ora lo ribadiscono anche gli Stati Uniti: il Paese ha bisogno sempre più di immigrati poco qualificati. Il tema dell’immigrazione in America, al pari di quanto avviene in Italia, è molto delicato oltre che attuale. Qui la questione posta è legata principalmente alla massiccia presenza di immigrati poco qualificati ed all’impatto che potrebbero avere sull’economia del Paese. Secondo una stima, come riporta un reportage sull’argomento realizzato dal New York Times, tra il 2014 ed il 2024 potrebbe registrarsi una crescita importante in riferimento ad alcune occupazioni che non richiedono una scolarizzazione, basti pensare ad esempio agli assistenti per la cura della casa e della persona. Da ora e nei prossimi 10 anni, ha spiegato David Card, professore di economia presso l’Università della California, ci saranno molte persone anziane ma pochi lavoratori poco qualificati che si occuperanno di cambiare i loro letti. “Questo sarà un problema enorme”, ha commentato l’esperto. La presenza di immigrati poco qualificati, dunque, non solo riempirà un buco sul piano dell’occupazione ma renderà migliore la vita degli americani.

IMMIGRATI IN AMERICA, AIUTANO L’ECONOMIA?

IMMIGRATI POCO QUALIFICATI, I VANTAGGI

Fino ad oggi, quando si parla di immigrazione si fa spesso riferimento in modo errato all’idea che i lavoratori immigrati possano contribuire ad abbassare il salario degli americani creando concorrenza con loro sul piano della forza lavoro. Un’idea sulla quale si basa anche la minaccia del presidente Trump di respingere 11 milioni di immigrati non autorizzati che vivono in America, dando la possibilità solo agli immigrati con elevate competenze e attraverso un sistema a punti di poter essere ammessi. Eppure, questa idea potrebbe essere in gran parte errata poiché gli immigrati meno qualificati sono anche consumatori di beni e servizi americani. Ciò significa che il loro lavoro a basso costo aumenta la produzione economica e riduce i prezzi. Non solo: i loro figli contribuiscono a finanziare maggiormente le casse di bilancio rispetto ai nativi americani. Tale ragionamento, dunque, porta in parte ad abbattere il dibattito politico in atto e a far riflettere realmente sulle opportunità che l’immigrazione meno qualificata può portare al Paese in quanto porta alla nascita di nuovi posti di lavoro a salario migliore anche per gli americani, aiutandoli così ad aumentare il proprio reddito ed aumentando la produttività generale.

LE VISIONI CRITICHE

Volendo effettuare una visione critica dell’impatto che l’immigrazione ha sul lavoro in America, si può ad esempio guardare all’atteggiamento dei datori di lavoro, i quali non sono certamente gli unici ad adattarsi all’arrivo di lavoratori stranieri a basso costo. Anche i lavoratori americani, infatti, reagiscono spostandosi in occupazioni maggiormente protette dai nuovi arrivati e persino aggiornando le proprie capacità. Ethan Lewis, professore associato di economia a Dartmouth College, ha spiegato: “I vantaggi dell’immigrazione sono realmente provenienti dalla specializzazione professionale”, ha dichiarato Ethan Lewis, professore associato di economia a Dartmouth College. “Gli immigrati che sono relativamente concentrati in lavori meno interattivi e manuali liberano gli indigeni per specializzarsi in ciò che sono relativamente buoni, che sono lavori di grande intensità di comunicazione”. Un’altra visione critica ma positiva sulla presenza degli immigrati proviene da Jennifer Hunt, professore di economia a Rutgers, il quale analizzando i dati degli ultimi 60 anni è giunto a una conclusione: aumentare la quota di immigrati meno qualificati nella popolazione di un punto percentuale aumenta il tasso di completamento delle scuole superiori degli americani di 0,8 punti percentuali. C’è poi l’analisi compiuta da due economisti, Giovanni Peri dell’Università della California e Chad Sparber dell’Università Colgate, i quali hanno confrontato i mercati del lavoro degli Stati che hanno ricevuto molti immigrati di scarso livello tra il 1960 e il 2000 e quelli che ne hanno ricevuto di meno. Ebbene, nei primi Stati, i lavoratori americani meno istruiti tendevano a spostarsi da posti di lavoro meno qualificati – come, ad esempio, i cuochi nei fast food – in lavori che richiedessero più competenze di comunicazione, come i rappresentanti del servizio clienti. Ciò ha evidenziato come i gruppi di americani più vulnerabili ne hanno tratto maggiore vantaggio. Dopo le analisi eseguite, dunque, la conclusione è che in America il vero problema non è rappresentato dal numero massiccio di lavoratori poco qualificati ma dalla prospettiva futura che immigrati poco qualificati possano venire negli Stati Uniti, a scapito quindi dell’economia del Paese.

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