DISSIDENTE DELLA COREA DEL NORD/ Come si vive realmente sotto il regime di Kim: “È un sistema spaventoso”

- Emanuela Longo

Dissidente della Corea del Nord, la verità sulla vita del popolo sotto il regime di Kim Jong-un. Ecco cosa spinge le persone ad “adulare” il proprio leader.

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Kim Jong-un (Foto LaPresse)

Qual è realmente la vita del popolo nord coreano sotto il regime di Kim Jong-un? Una domanda che in tanti si saranno posti in questi ultimi mesi caratterizzati da venti di guerra sempre più forti. Mentre gli intenti del giovane dittatore che guida il regime di Pyongyang restano in parte incomprensibili, apparentemente sono migliaia coloro che si sono riuniti a sostegno del proprio leader, come evidenziato da alcune immagini diffuse dai media. In realtà, ciò che viene mostrato non corrisponderebbe esattamente a verità. A rivelarlo è stato un disertore della Corea del Nord intervistato da Sky News, il quale ha asserito come il sostegno del popolo sia decisamente più debole rispetto a quanto il regime vuole far credere. Quelle immagini di sfacciata adulazione mostrate in Tv, dunque, non sarebbero altro che esibizioni di lealtà a Kim Jong-un messe in atto sotto costrizione e basate sulla psicologia della paura. Il disertore ha reso alcune rivelazioni choc chiedendo che non venisse resa pubblica la sua identità poiché la figlia vive ancora in Corea del Nord e se venisse riconosciuto potrebbe mettere in pericolo la sua vita. L’uomo però, voleva ad ogni costo che venisse a galla la verità su com’è la vita sotto il regime di Kim.

DISSIDENTE DELLA COREA DEL NORD, LE RIVELAZIONI CHOC

LA VERA VITA SOTTO IL REGIME DI KIM JONG-UN

Ciò che emerge dal racconto del disertore Nord coreano è una verità inquietante che rivela un aspetto tenuto fino ad ora nell’ombra. Quello degli abitanti sotto il regime di Kim Jong-un, le cui posizioni sono spesso critiche nei confronti del leader ma nessuno osa realmente renderle pubbliche. “Se critichi Kim Jong-un, andrai in un campo di prigionia e non tornerai”, ha detto l’intervistato. In Corea del Nord è possibile fare tutto, ma non criticare la famiglia di Kim. Una volta catturati, infatti, non saranno neppure i soldi a garantire la sopravvivenza dei dissidenti. “È un sistema spaventoso, ha aggiunto. Chi osa andare contro il regime, è costretto a lavorare nei campi e a vivere una vita niente affatto migliore rispetto a quella di un cane o di un maiale. “È meglio morire”, ha tagliato corto l’uomo. Ma come spiega, allora, le immagini della folla che acclama il proprio leader? Si tratta di civili obbligati a riunirsi, “non sono liberi di non farlo”, ha spiegato. “La gente è spaventata” da tutto ciò che avviene in Corea del Nord, sebbene all’apparenza sembri mera gratitudine. “Non seguiamo il sistema perché ci piace ma solo perché siamo spaventati”, ha aggiunto, chiarendo come non ci si possa fidare di ciò che viene fatto vedere dai media.

ESECUZIONI PUBBLICHE IN AUMENTO

Secondo quanto emerso dal lavoro di una Ong che opera denunciando le atrocità sotto il regime di Kim, le esecuzioni pubbliche che avvengono in Corea del Nord sono atte a instillare unicamente il timore nel maggior numero possibile di persone. A parlare a Sky News è stato Hubert Youngwhan Lee, direttore esecutivo del gruppo di lavoro sulla giustizia internazionale, che ha spiegato come le sedi maggiormente utilizzate per le esecuzioni pubbliche siano i letti dei fiumi, i ponti ma anche i mercati, le scuole e gli stadi. I crescenti omicidi pubblici sarebbero svolti sotto il regime di Kim Jong-un, come emerso da una serie di interviste – ad oggi quasi 400 – a dissidenti della Corea del Nord, inclusi ex funzionari, e che potrebbero essere utilizzate in tribunale contro i responsabili di queste atrocità. L’intento è quello di non abbassare la guardia circa i crimini condotti sotto il regime di Kim. Una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha riconosciuto l’immenso numero di crimini contro l’umanità commessi nel Nord Corea, sottolineando anche il preoccupante stato nel quale verte il Paese.

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