TERREMOTO/ Macerie, casette e tasse, il gioco delle tre carte dell’Ue ai danni degli sfollati

- Fabio Capolla

Ieri Paolo Gentiloni è andato nelle zone terremotate, dove ci sono molti dubbi su quanto promesso dal governo in tema di esenzione fiscale. FABIO CAPOLLA

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Terremoto oggi (LaPresse)

“Meraviglia delle meraviglie si prevede un’accelerazione e noi allora metteremo le cinture di sicurezza con la speranza che non diventino bretelle”. Ha un che di caustico il commento che un cittadino di Arquata del Tronto ha pubblicato su un social network dopo aver ascoltato le parole del commissario alla ricostruzione, Vasco Errani, che ieri accompagnava il premier Gentiloni in visita al paese terremotato. 

“Si stanno portando via tutte le macerie in aree pubbliche”, ha detto Errani. Ma la gente vorrebbe sapere anche il destino di quelle delle abitazioni private a un anno dal terribile sisma. “Per la prima volta per questo terremoto è stato fatto un provvedimento che prevede anche lo sgombero delle aree private dai detriti dei crolli grazie alle strutture pubbliche, previo consenso del proprietario che però può anche decidere di provvedere nell’ambito del progetto di ricostruzione”, e per la prima volta sembra esserci una risposta. Certamente non bisogna dimenticare che sono trascorsi dodici mesi. “Sulla questione casette — ha aggiunto Errani — c’è da fare una distinzione. Per esempio nel Lazio, nell’Umbria la situazione è molto avanzata, mentre per le Marche, dove la zona colpita dal sisma è molto più estesa, nei prossimi 2-3 mesi ci sarà un’accelerazione tesa a dare una risposta sostanziale a questo problema”. L’Abruzzo, con tutti i suoi guai, sembra invece dimenticato.

Manca Fabrizio Curcio, ex capo della Protezione civile. Ma la gente terremotata non sembra aver notato la sua assenza. Poco aveva fatto, poco importa che abbia abbandonato il campo. Ieri sono state consegnate alcune casette e la gente fa ancora una volta paragoni con il terremoto del 2009 dell’Aquila: migliaia di persone in case, Map e strutture provvisorie prima dell’inverno, ovvero in sette-otto mesi al massimo. 

L’Italia che funziona ieri era rappresentata dall’Esercito italiano, dal genio. Militari impegnati nella rimozione delle macerie. “La rimozione delle macerie è uno degli argomenti importanti del percorso di ricostruzione, è un segnale indispensabile per guardare al futuro”, ha detto Paolo Gentiloni. Nella frazione di Piedilama, ad Arquata del Tronto, sono state inaugurate 16 casette per i terremotati. “L’obiettivo di queste visite — ha aggiunto il presidente del Consiglio — è da una parte dare atto al lavoro che si sta facendo da una decina di giorni da parte del genio dell’Esercito per la rimozione della macerie, dall’altro è un’occasione per esprimere solidarietà ai sindaci e alle autorità locali, anche per rendersi conto dei problemi ed esercitare la pressione che è necessaria esercitare. Dobbiamo lavorare perchè le strozzature, le difficoltà che si possono manifestare siano affrontate. L’impegno del Governo è cercare di spingere il più possibile. Penso che abbiamo un buon impianto di ricostruzione sul piano legislativo e finanziario e che la Protezione civile ha fatto uno straordinario lavoro. Per questo ringrazio Fabrizio Curcio. C’è sempre da spingere per fare più velocemente e meglio”. 

Parole che aprono uno scenario ottimistico a cui fanno da contraltare le parole del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi. Dopo il danno la beffa. La promessa dell’esenzione fiscale era promessa da marinaio, forse da politico. Forse si voleva esentare i terremotati dal pagare le tasse, ma quei politici che siedono a Bruxelles sono cattivi e avrebbero detto no. Colpa loro, altrimenti il governo avrebbe fatto ponti d’oro per i paesi di Lazio, Marche e Umbria. Chissà, forse anche per il dimenticato Abruzzo.

“Sull’esenzione da tasse e contributi ci hanno preso in giro. Ho studiato il bando pubblicato dal ministero dello Sviluppo e c’è solo il credito d’imposta. Questo non va bene”, ha commentato il primo cittadino di Amatrice. “Sulle zone franche abbiamo un impianto legislativo solido e l’impegno economico e finanziario più rilevante che ci sia mai stato nella ricostruzione di questi decenni in Italia. Non è stato fatto nulla di diverso di quello che è contenuto nella legge — ha detto Gentiloni — se ci sono obiezioni siamo sempre aperti per valutare le osservazioni. Se si può fare di più siamo sempre disponibili a parlarne, con Pirozzi, che merita il nostro consenso e supporto, e con tutti i sindaci. Non posso escludere che non ci siano difficoltà, perché sarei un pazzo, siamo di fronte ad un compito enorme, ma abbiamo un buon impianto, risorse economiche necessarie e l’impegno di tutti. Penso che ce la possiamo fare. Nella legge è tutto chiaro, ma se ci sono cose da aggiustare le aggiustiamo”. 

E’ il sindaco Pirozzi a non capire? Sono i cittadini dei paesi terremotati che vorrebbero la luna? E’ l’Europa che si è stufata di allargare i cordoni della borsa per una ricostruzione fatta anche di risate, di corruzione e di lentezza burocratica? 

Pronta replica del sindaco di Amatrice, a cui bisogna riconoscere che sin dal primo momento non ha smesso di metterci la faccia, di arrabbiarsi, di difendere a spada tratta la sua popolazione e, a ricasco, tutti i terremotati. “Leggo sulla stampa — ha replicato a Gentiloni — che il problema è il limite ‘de minimis’ dell’Unione Europea, ma non è così. Il de minimis è un regolamento dell’Unione Europea che dice che un’impresa, nell’arco di 3 anni, non può usufruire di agevolazioni per importo superiore ai 200mila euro. Mentre quello che io ho contestato è che nel Decreto Terremoto, e la circolare del Mise lo spiega bene all’articolo 10, si aggiunge un vincolo, ossia si stabilisce che un’impresa potrà usufruire dell’esenzione di tasse e contributi ‘spalmando’ in tre anni l’importo a cui ha diritto anche se trattasi, ad esempio, di soli 10mila euro”. Barano Gentiloni e il Consiglio dei ministri con questo regolamento emanato dal governo per le agevolazioni fiscali destinate alle imprese colpite dal terremoto? “Quindi — ha concluso Pirozzi — quell’impresa non potrà usufruire del 100% dell’esenzione fiscale e contributiva nell’anno fiscale di riferimento ma dovrà spalmarla per il 39% nel 2017, per il 33% nel 2018, e per il 28% nel 2019”.

Allacciate le cinture, si parte. Ma per evitare di rimanere ancora una volta in mutande munitevi di bretelle… 

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