UCCISO A PUGNI E CALCI/ Niccolò Ciatti, Péguy contro la violenza del branco

- Salvatore Abbruzzese

In una discoteca di Lloret de Mar (Spagna) Niccolò Ciatti (22 anni) è stato ucciso a botte da tre ceceni nell’indifferenza generale. La tolleranza zero non basta. SALVATORE ABBRUZZESE

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Niccolò Ciatti, ecco chi era (Facebook)

Così, dopo i fatti di Alatri del 27 marzo, è Lloret de Mar a fornirci il film dell’orrore. Protagonisti dei ragazzi dell’Est che riescono a uccidere a pugni e calci un ragazzo italiano di 22 anni, Niccolò Ciatti di Scandicci, per motivi di sconcertante banalità (una spinta). Siamo in un discoteca, alle tre del mattino, e il pestaggio viene filmato dalle telecamere di sorveglianza. È possibile allora osservare una scena surreale che mostra uno scioccante fenomeno di regressione sociale, quello di un ragazzo a terra, colpito a morte, mentre tutti restano fermi a guardare: da un lato gli istinti aggressivi più brutali, dall’altro un folto pubblico che resta bloccato e inebetito ai margini della scena, senza essere capace di intervenire e nemmeno di dare man forte all’unico coraggioso che va in difesa di Niccolò. Non è una scena umana, non è il nostro mondo: l’umano conosce qui una gigantesca battuta d’arresto. Per decine di minuti la società svanisce, restano solo gli istinti, la furia cieca degli uni e la paura degli altri. Non è la prima volta che succede, anche ad Alatri quanti erano presenti non seppero intervenire e fu Emanuele a morire, che di anni ne aveva venti.

Occorre prendere atto che si stanno moltiplicando sempre di più le aree dove prosperano i buchi neri della ragione: quelli a partire dai quali ci si sente autorizzati alla violenza più sfrenata ed illimitata. Dove non ci si ferma nemmeno quando l’altro è a terra, ma si può continuare a colpire fino ad uccidere, e dove l’incapacità di reagire tocca livelli incredibili di viltà. Non è irragionevole pensare che nelle discoteche, nelle notti spese all’insegna dell’euforia e nella spasmodica ricerca dello sballo, sia in opera una gigantesca regressione dell’umano, tale da rendere le possibilità di solidarietà e di compassione accessibili solo ad un’esigua minoranza: mentre per la maggioranza non resta che la paura, lo sgomento, la paralisi. Detto in termini espliciti, le discoteche rischiano di diventare altrettante zone franche, dove dopo l’alcol e tutti gli additivi possibili, le possibilità di autoesaltazione del singolo possono mettere in libertà le azioni più incontrollabili, una volta che vi accedano delle personalità deviate.   

Ed è proprio la proliferazione di quest’ultime a cambiare decisamente il clima della discoteca. In queste zone grigie dove la società regredisce fino a volatilizzarsi ed a rivelarsi pavida, disorganizzata e dolorosamente incapace, stanno proliferando infatti proprio queste soggettività patologiche. Il giornale spagnolo elPeriódico — lo stesso che ha diffuso il filmato — definisce gli aggressori come ex appartenenti a formazioni paramilitari cecene ora in Francia alla quale avevano chiesto asilo come rifugiati. Se la notizia dovesse trovare conferma, il quadro delle aree deviate non può che appesantirsi di nuove zone d’ombra, nuove aree grigie e nuove personalità patologiche, di fatto incontrollate.

Se questo è vero allora è evidente che i livelli di sicurezza vanno debitamente alzati e la tolleranza zero non può non diventare un imperativo. Anche a costo di regolamentare pesantemente la vendita di alcolici e chiuderla definitivamente ed una volta per tutte con la cultura dello sballo che, inevitabilmente, vi si ricollega. 

Ma è sufficiente? Ci basta veramente accontentarsi di diminuire i tassi alcolemici o regolamentare le notti infinite? Non abbiamo forse bisogno anche di speranza? Quella virtù bambina, preferita da Péguy e così necessaria per continuare a credere? Per trovare i segni di speranza è necessario guardare dall’altra parte. Al mercato di Scandicci, dove c’è il banco in cui Niccolò lavorava che ha chiuso per lutto; rinunciando al guadagno di un giorno e rischiando che la merce si deteriori, pur di stare accanto ai famigliari. Così come è necessario leggere le notizie provenienti da Lloret de Mar, dove la giunta municipale si costituirà come parte civile contro i tre assassini. È probabile che altri segnali in questa direzione emergano nelle prossime ore: è la nostra civiltà che si rimette in piedi, è il nostro desiderio di città, la nostra ferma determinazione a non tollerare i soprusi di ogni sorta che riprende forza. 

Restano solo le immagini dei buchi neri della ragione, di queste derive della follia e della viltà, dove la società conosce la propria notte di impotenza e di inesistenza e dove dei ragazzi di vent’anni muoiono colpiti a morte, per nulla. Di queste sconfitte dobbiamo essere costantemente coscienti per essere accanto a chi sta soffrendo, oggi, una pena infinita.

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