PAPA FRANCESCO & EUTANASIA/ Caso Fratelli della Carità: Van Rompuy, “stop all’autorità suprema di Roma”

- Niccolò Magnani

Papa Francesco, il caso di eutanasia in Belgio negli ospedali sotto influenza della Congregazione dei Fratelli della Carità: la condanna del Superiore Generale e il rischio scomunica

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Immagine di repertorio (Pixabay)

L’ex presidente del Consiglio Europeo (il primo della storia) Herman Van Rompuy (nonché ex premier belga) interviene a “gamba tesa” sul provvedimento di ultimatum lanciato da Papa Francesco e dal Vaticano sul delicato caso dei Fratelli della Carità. Come annunciato anche nei giorni scorsi, Van Rompuy fa parte dell’Organizzazione di laici cattolici e consacrati che gestisce le strutture sanitarie accusate dalla Chiesa di fornire l’eutanasia agli anziani che la richiedono contravvenendo ai valori e alla tradizione educativa e religiosa della Chiesa di Cristo rispetto al tema della morte e al rispetto della vita in ogni suo momento. Lo stesso ex presidente del Consiglio Europeo dunque non ha gradito “l’ultimatum” lanciato dal Vaticano contro i tre confratelli della Carità, a rischio scomunica, se non intervengono attivamente per provare a cancellare l’apertura all’eutanasia, Sopratutto, la Chiesa ha invitato i fratelli che servono nel consiglio di amministrazione di firmare una dichiarazione che condanna l’eutanasia o fa fronte alle sanzioni ai sensi del diritto canonico. Bene, Van Rompuy scelti twitter per attaccare Papa Francesco e la chiesa intera: «i momenti di “Roma locuta, causa finita”, sono passati da molto tempo». La locuzione latina è una parafrasi di Sant’Agostino, che va interpretata come “Roma ha parlato, la questione è dunque finita”, nel senso che il Papa ha l’autorità suprema come avveniva in passato. L’ex presidente del Consiglio Europeo critica dunque fortemente l’eutanasia-ban lanciato dal Papa e fa intuire come il Belgio sia pronto allo scontro totale con il Vaticano per difendere l’idea che l’eutanasia è un diritto “buono” che i cattolici non possono non accettare.

IL SUPERIORE GENERALE, “ORA CAMBIO DI ROTTA”

Non c’è pace per la Congregazione dei Fratelli della Carità, dopo il caso dell’eutanasia permessa nelle varie strutture presenti in Belgio sotto l’ala di influenza dell’ordine religioso diretto da Roma dal Superiore Generale Padre René Stockman. Dopo la dura reprimenda di Papa Francesco, che ha minacciato anche la scomunica se i confratelli della Congregazione non faranno marcia indietro su quanto permesso ormai dallo scorso maggio negli ospedali psichiatrici belgi, ora arriva l’altrettanto durissima replica del Superiore Generale che si schiera completamente a fianco del Vaticano e invita i suoi confratelli a tornare in loro e abbandonare quegli istituti. «Un conto è la Congregazione dei Fratelli della Carità che si trova in Belgio, un altro è l’Organizzazione che gestisce le strutture sanitarie. È un organismo nel quale sono presenti tre nostri confratelli, ma la maggioranza è composta da laici», spiega Stockman in una intervista esclusiva rilasciata ad Avvenire. L’apertura all’eutanasia viene dunque chiarito essere una questione legata alla struttura ospedaliera, di cui fanno parte alcuni confratelli della Carità ma non sarebbe di originaria decisione della stessa Congregazione. «Nonostante vi siano laici cattolici, in una realtà come quella belga vediamo avanzare una mentalità secolarizzata, nella quale la Dottrina della Chiesa per certi punti viene, ingiustamente, considerata quasi “superata”».

Per questo motivo il capo Superiore Generale ha deciso di inviare una lettera ai tre confratelli presenti nel Consiglio dell’organizzazione che gestisce gli ospedali. «Se la risposta – ma spero e prego che non sia così – fosse negativa alle nostre sollecitazioni, temo che queste strutture non potranno in futuro più dirsi legate alla nostra Congregazione. Sarebbe l’unica, per quanto dolorosa, possibilità». La Congregazione ha ribadito i punti “inalienabili” per cui la pratica dell’eutanasia è inaccettabile in qualsiasi condizione: vita come valore assoluto; eutanasia non è soluzione da prospettare ad un malato, anche senza prospettive di guarigione; eutanasia non è un atto medicale; «l’eutanasia non può essere praticata negli ospedali che si dicono legati alla nostra Congregazione religiosa», come ultimo punto ribadito da Padre René Stockman. La “palla” passa ora ai confratelli in Belgio che avranno il compito delicato di replicare e rispondere: in palio ci sono non solo le loro scomuniche ma la cura e l’attenzione al sacro valore della vita in uno Stato dove tutto, dai media alla politica e alla cultura, indica la “dolce morte” come una possibile e giusta opzione di autodeterminazione senza ormai più freni.

LA SCOMUNICA DAL VATICANO

Il caso nasce da lontano quando cioè la Congregazione dei Fratelli della Carità, nel suo ordine in Belgio, ha annunciato che avrebbe permesso ai medici di praticare l’eutanasia nei suoi 15 ospedali psichiatrici gestiti in terra belga. Papa Francesco avrebbe lanciato un ultimatum all’ordine, chiedendo una presa di posizione entro fine agosto per smettere di praticare l’eutanasia ai pazienti dei 15 ospedali psichiatrici che sono sotto l’influenza della congregazione. Come spiegavamo nel nostro speciale una settimana fa, per accettare il cambio di rotta Bergoglio e il Vaticano non si accontenteranno di una semplice dichiarazione d’intenti: i fratelli che fanno parte dell’organizzazione, dovranno infatti anche firmare una lettera congiunta al loro superiore generale dichiarando di «sostenere appieno la visione del magistero della Chiesa cattolica che ha sempre ha affermato che la vita umana deve essere rispettata e protetta in termini assoluti, dal momento della concezione fino alla sua fine naturale». Come annunciato poi da Radio Vaticana, chi si rifiuterà affronterà sanzioni relative al diritto canonico che potranno arrivare addirittura anche alla scomunica.

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