UCCISO A PUGNI E CALCI/ Niccolò Ciatti, le molte domande che i giornali non si fanno

- Luca Brambilla

L’aggressione a Niccolò Ciatti, finita poi con la morte del ragazzo 22enne, ha scatenato commenti di ogni tipo, molti dei quali sicuramente impropri. LUCA BRAMBILLA

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Niccolò Ciatti (Facebook)

Caro direttore,
la notizia dell’aggressione a Niccolò Ciatti, finita poi con la morte del ragazzo ventiduenne, sta facendo velocemente il giro d’Italia e la macchina dei commentatori moralisti si sta azionando.

Il fatto in sé è tragicamente semplice purtroppo: un ragazzo è stato provocato e poi pestato a sangue da tre giovani paramilitari che hanno menato il ragazzo anche quando era a terra svenuto rendendo inutili i soccorsi dei medici.

Sembrerebbe logico che la critica dei vari opinionisti debba ricadere sulla ferocia dimostrata dai tre giovani e sul fatto che tuttora uno dei tre non sia stato identificato, invece si continua a leggere articoli sul fatto che la gente che era in discoteca non sia intervenuta, limitandosi a guardare. La (falsa) retorica dei commentatori da scrivania sta raggiungendo livelli di ipocrisia inediti e sorge spontaneo il desiderio di rivolgere a tutti costoro delle domande. Non sanno che, se non si sa come pestare, inserirsi in una rissa significa solamente candidarsi ad essere picchiato a sangue? Gli amici di Niccolò sono, giustamente, intervenuti e sono stati sbaragliati in pochi secondi finendo a terra, come ha dichiarato uno di loro. Come si può anche solo pensare che un estraneo, ragazzo, e anche probabilmente mezzo ubriaco dato il luogo e l’ora, voglia candidarsi a questo suicidio?

Altri giornalisti hanno scritto una filippica sottolineando che gli spettatori erano a una distanza di soli due metri come se volessero partecipare gustandosi la scena. E ancora mi sorge una domanda: come si fa a non immaginare che il sistema limbico del nostro cervello si paralizzi di fronte a un pericolo? In fondo questa è una risposta istintiva che esercita il cervello per salvaguardarci e non far sì che ci si butti verso uno strapiombo. La scena è stata talmente violenta che gli stessi addetti alla sicurezza sono rimasti paralizzati dalla paura dalla ferocia e professionalità a colpire dei tre paramilitari. Se rimangono bloccati dei bodyguard come si può pensare che possano fare qualcosa dei ragazzi qualsiasi?

Infine un’altra domanda, forse quella che genera più rabbia: è proprio necessario che testate giornalistiche pubblichino il video contenenti le immagini del pestaggio? E’ proprio necessario che vengano pubblicati post dove si abbinano commenti di chi sicuramente non sarebbe intervenuto in una rissa di quel tipo, con il video acchiappa click per il sito del giornale stesso? E’ proprio necessario mettere la pubblicità prima di questo video?

Di risposte personalmente non ne ho molte. Condivido le tante domande sul senso di certe tragedie che accadono come un fulmine a ciel sereno che sicuramente stanno riempiendo la testa del padre di Niccolò e dei suoi amici.

Ho anche una piccola certezza: non troveremo le risposte a queste domande drammatiche che riempiono il cuore di tutti quelli che sono stati colpiti da questo fatto, leggendo articoli di finti Soloni che proprio con queste tragedie si arricchiscono.

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