Terza Guerra Mondiale/ Corea del Nord, è morto il soldato americano fedele al regime

- Niccolò Magnani

Terza guerra mondiale, ultime notizie di oggi 21 agosto 2017: Corea del Nord, il rischio dello scontro con le esercitazioni Usa-Seul. L’allarme della Sud Corea, “situazione assai critica”

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LaPresse
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E’ morto l’ultimo soldato americano fedele a Kim Jong Un. Hong Soon Chol, nome americano Ted Dresnok, aveva disertato a 21 anni, reduce dalla guerra di Corea, e aveva giurato fedeltà al regime della Corea del Nord. Dresnok era l’ultimo di quattro soldati che nel 1962 aveva deciso di unirsi a Pyongyang, inizialmente guardati con sospetto ma poi adottati di fatto dal regime, che ha permesso loro di condurre una vita assolutamente normale. Tanto che Dresnok a Pyongyang si è fatto una famiglia e ha avuto dei figli, e sono stati proprio loro ad annunciare la morte dell’uomo, all’età di 74 anni: “Nostro padre è stato nelle braccia della Repubblica, ricevendo cura e amore dal partito, finché non è morto a 74 anni”, questa la comunicazione rilasciata. Il caso dei 4 soldati americani disertori era stato cavalcato per anni a livello propagandistico dalla Corea del Nord, che aveva realizzato anche film e libri narrando la loro storia. (agg. di Fabio Belli)

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IL MONITO DELLA CINA

L’attenzione sulla crisi nella penisola coreana resta alta: la Cina, ad esempio, sta monitorando la situazione, oltre che le varie manovre, come quella del Giappone, che intende introdurre sistema anti-missile dagli Usa. Recentemente i funzionari giapponesi e americani hanno annunciato il rafforzamento della cooperazione: a tal proposito la portavoce del ministero degli Esteri cinese ha evidenziato la necessità di rispettare le legittime preoccupazioni di sicurezza degli altri paesi. Durante la conferenza di stampa tenutasi oggi, Hua Chunying ha dichiarato che il governo cinese ritiene da sempre che la questione anti-missile sia connessa alla stabilità strategica globale e quindi anche alla fiducia reciproca tra i grandi paesi, di conseguenza va trattata con estrema cautela. Inoltre, Chunying ha indicato l’importanza che la cooperazione militare tra Giappone e Usa garantisca che gli interessi dei terzi non siano danneggiati e che la pace non sia minata. (agg. di Silvana Palazzo)

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COREA DEL NORD, NUOVI TEST MISSILISTICI?

Sono cominciate oggi le esercitazioni militari annuali Ulchi Freedom Guardian e hanno già segnato l’escalation della tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti. Alle manovre partecipano 50mila soldati sudcoreani, come l’anno scorso, mentre gli Usa hanno dispiegato 17.500 militari, circa 7.500 in meno rispetto al 2016. La riduzione del numero di soldati americani non è però legata alle recenti tensioni con Pyongyang, ma risponde alla necessità di enfatizzare l’integrazione nelle operazioni con Seul. Lo ha assicurato il segretario alla Difesa Usa, James Mattis. Si tratta della maggior simulazione bellica computerizzata del mondo, per la quale sono coinvolti anche i rappresentanti di sette paesi, cioè Australia, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Olanda, Danimarca e Colombia. Sebbene Corea del Sud e Usa sostengano che si tratti di manovre di carattere difensivo, Pyongyang lo considera un messaggio di guerra e, secondo quanto riportato da Rainews, generalmente risponde a queste minacce con test missilistici. Andrà così anche stavolta? (agg. di Silvana Palazzo)

CINA CHIEDE SOSPENSIONE DELLE ESERCITAZIONI MILITARI

Quello di oggi è il giorno delle annuali esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud, soprannominate “Ulchi-Freedom Guardian”. Un evento che ha ulteriormente alimentato le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, per questo ci sono stati molti interventi per provare ad abbassare i toni del contrasto verbale. Da Seul sono arrivate rassicurazioni circa la natura dell’esercitazione, ma per il portavoce del Ministero degli esteri cinese Hua Chunying andavano sospese. Come riportato da China Radio International, ha affermato che le esercitazioni congiunte non sono favorevoli a mitigare la tensione della penisola coreana. Di conseguenza ha lanciato un appello: ha sollecitato le varie parti a prendere in alta considerazione la possibilità della «doppia sospensione». Hua Chunying ha definito «alquanto complessa» la situazione, oltre che «sensibile e fragile», quindi ha chiesto un impegno più concreto da parte di Usa, Corea del Sud e Nord per attenuare la tensione. (agg. di Silvana Palazzo)

ESERCITAZIONI MILITARI: PROTESTE ANCHE A SEUL

La tensione è palpabile, in queste ore, non solo in Corea del Nord, dove il leader del regime, Kim Jong-un ha manifestato tutto il suo malcontento nei confronti delle esercitazioni militari congiunti di Usa e Corea del Sud. Dagli States assicurano che si tratti solo di un’operazione che si rinnova ogni anno ma ciò non basta a placare gli animi della Corea del Nord che continua a minacciare Seul e Washington. Ad intervenire è stato anche Moon Jae-In, presidente sudcoreano che ha invitato Pyongyang a non usare queste esercitazioni “come una scusa per atti che potrebbero soltanto peggiorare la situazione”. Come spiegato dal leader di Seul, riporta Euronews.it, “Questa volta le esercitazioni congiunte servono a testare il sistema di difesa per la popolazione civile, governativa e militare per garantire la sopravvivenza e la sicurezza”. Si tratta dunque unicamente di “un esercizio annuale di natura difensiva e non c‘è alcuna intenzione di esacerbare le tensioni militari nella penisola coreana”. Le proteste non vedono in prima linea solo Kim ma anche alcuni manifestanti sudcoreani che avrebbero raggiunto l’ambasciata statunitense a Seul per manifestare il proprio dissenso. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SEUL NEL MIRINO DI KIM JONG-UN

Le esercitazioni militari congiunte e che vedono Stati Uniti e Corea del Sud operare insieme nell’ambito delle tradizionale “Ulchi Freedom Guardian”, non piacciono affatto alla Corea del Nord. Per i prossimi 11 giorni saranno impegnati 50mila militari sudcoreani e circa 17.500 americani in una sorta di simulazione virtuale di terza guerra mondiale. Le esercitazioni, come riporta AdnKronos citando il capo del Pentagono, James Mattis, sono mirate ad “assicurare che siamo pronti a difendere la Corea del Sud e i nostri alleati”, sebbene si sia notato un numero ridotto di militari americani rispetto agli anni precedenti. Colpa delle minacce di Kim Jong-un? Mattis assicura di no ma non è bastato questo a far placare il regime di Pyongyang che ieri ha definito le manovre “un’espressione di ostilità”. A sua detta, nessuno potrebbe garantire l’avvio di una guerra vera e propria. La Corea del Nord, in particolare, accusa pesantemente Washington e Seul e lo fa tramite il sito di propaganda ufficiale, Uriminzokkiri, tacciando le due potenze di voler usare le manovre militari per lanciare una vera e propria guerra nucleare nella penisola. Da qui la nuova minaccia rivolta questa volta a Seul: “La Nordcorea ha l’esercito sudcoreano nel suo mirino”. Di contro, Mattis ha chiarito come gli Usa siano sempre stati molto trasparenti prima di dare il via alle annuali esercitazioni, aggiungendo: “La Corea del Nord sa che sono completamente difensive, qualsiasi cosa possano dire in pubblico, sanno bene che sono manovre militari di difesa”. Ma il regime di Kim, ormai, non vuol sentire ragioni. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

L’INVITO AL DIALOGO DI ZICHICHI

La mancanza di dialogo tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti ha sempre caratterizzato il grande neo nei rapporti ormai fragilissimi tra le due potenze. Kim ha rinunciato a qualunque accordo o trattativa riguardante il suo potenziamento militare o nucleare e l’assenza di un incontro chiarificatore non ha fatto che incrinare ulteriormente i rapporti con Washington rendendo ormai sempre più difficile una soluzione. In tanti, dai rappresentanti Usa alla Cina, hanno ribadito la necessità di dialogo, ed ora a sottolineare questo bisogno è anche Antonino Zichichi. Presidente dei Seminari internazionali di Erice sulle Emergenze Planetarie, Zichichi in apertura dei lavori della 50esima edizione, nelle passate ore ha lanciato il suo invito: “Offriamo le nostre tribune di Erice a Usa e Corea del Nord perché le due parti parlino del problema che li rende uno contro l’altro”. Un invito non casuale se si pensa che Erice è già stata teatro di un altro incontro importante, negli anni ’80, proprio durante la Guerra Fredda tra Usa e Urss, poiché qui si incontravano le delegazioni scientifiche dei due Paesi. Ora, come riporta LiveSicilia.it, l’invito si rinnova forse con maggiore partecipazione rispetto al passato: “Lo scontro Usa – Corea del Nord ci sta a cuore. Hiroshima e Nagasaki insegnano”, ha commentato Zichichi. “La componente scientifica di qualunque problema è quella che produce risultati di grande valore affinché un pericolo possa essere superato”, ha chiosato. Le due potenze accoglieranno positivamente l’invito? Da parte di Kim è quasi certa la sua reazione. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

MINACCE A WASHINGTON

Situazione sempre più delicata tra Corea del Nord e Usa, le cui prossime manovre militari congiunte rappresentano “un comportamento irresponsabile che rischia di far precipitare la situazione in un’incontrollabile fase di guerra nucleare”. E’ quanto sollevato dal regime di Pyongyang rivolgendosi a Seul in vista dell’avvio delle esercitazioni militari. Una fase che si rinnova ogni anno e che vede coinvolte anche le forze americane sotto il nome di Ulchi Freedom Guardian e che andranno avanti fino alla fine del mese. Nell’avanzare il duro monito la Corea del Nord torna anche a minacciare in maniera piuttosto esplicita Washington. E’ quanto emerso in un editoriale del Rodong Sinmun, l’organo ufficiale del regime di Kim Jong-un, all’interno del quale si afferma che Stati Uniti, Hawaii e Guam (l’isola nel Pacifico ma territorio Usa e destinataria delle recenti minacce di attacco da parte del regime di Pyongyang) saranno nei guai. Stando a quanto riporta il sito della Cnn, infatti, queste non riusciranno a “sfuggire ad un attacco senza pietà”. Ed il sentore dello scoppio, da un momento a un altro, di una terza guerra mondiale non accenna a diminuire. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

L’ALLARME DI SEUL

Terza Guerra Mondiale? Non è né facile né semplice la situazione che aleggia sopra la crisi del Pacifico: tra un allarme di guerra nucleare e il vento freddissimo di terza guerra mondiale, lo scontro tra Corea del Nord e Stati Uniti d’America vedrà nelle prossime settimane possibili nuovi capitoli. Secondo la Sud Corea però non saranno “simpatici” tali capitoli, anzi, potrebbero riservare “sorprese” assai pericolose e terribili: «la situazione è più critica che mai… Nel caso di provocazioni, daremo una risposta immediata e dura al nemico che se ne pentirà», ha spiegato il nuovo capo di Stato Maggiore dell’esercito di Seul, Jeong Kyeong-doo (fonte Sputnik News). Secondo il nuovo capo militare del presidente Moon Jae-in, il rischio di una guerra è altissimo e la conferma delle esercitazioni in corso da oggi per dieci giorni con mezzi e uomini militari di Seul e Washington non sono visti per nulla bene dal regime di Kim Jong-un che minaccia l’accensione della miccia globale.

INVIATO PAPA IN RUSSIA: PRONTA LA MEDIAZIONE ANCHE SU PYONGYANG

Il Cardinale e Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin è pronto per il viaggio importante in Russia dove incontrerà nei prossimi giorni sia il Patriarca Ortodosso Kirill che il presidente del Cremlino Vladimir Putin. Guerra mondiale, scontro di civiltà e dialogo religioso tra Chiese cristiane ma diverse: tanti i punti in agenda, anche se il Nunzio Apostolico in Russia, monsignor Celestino Migliore ritiene che il viaggio di Parolin inviato da Papa Francesco è ancora più importante di quanto possa sembrare estremamente. «Il segretario di Stato viene a Mosca facendosi interprete dalla sollecitudine di Papa Francesco per le varie crisi mondiali in atto. La Santa Sede – aggiunge Migliore – segue con attenzione e preoccupazione tutte queste situazioni e desidera portare il proprio contributo per una specifica risoluzione, appellandosi anche alla buona volontà, alle possibilità e all’intesa dei maggiori attori sulla scena internazionale». I nodi aperti in Medio Oriente e Corea del Nord tengono anche il Vaticano preoccupato per l’evolversi delle escalation politiche e militari, con la Santa Sede che richiama ancora a «mantenere le porte aperte all’incontro, al dialogo e al confronto con ogni Paese, cultura e religione e, allo stesso tempo, incoraggia a mettere da parte i diaframmi ideologici che spesso travisano la realtà».

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