ABORTITE I DOWN!/ Eugenetica nazista o scelta personale?

- Fabio Belli

Eugenetica in Islanda? Infuria il dibattito sugli aborti “mirati”. Le donne islandesi stanno azzerando l’incidenza della sindrome di Down, ma farlo attraverso l’aborto genera polemiche

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Vivere con la Sindrome di Down

Infuria il dibattito sull’eugenetica in Islanda: di fatto, nell’isola nel Nord Europa, le donne stanno abortendo grazie allo screening prenatale e alla diagnosi precoce che permette di individuare i casi di sindrome di down. Un reportage della CBS ha messo in luce come, con questo metodo, l’incidenza della malattia in Islanda si stia riducendo praticamente allo zero. Prevenzione o inquietante selezione naturale preventiva? A lanciare l’allarme è stata una dichiarazione dell’attrice Patricia Heaton che ha affermato: “L’Islanda non sta effettivamente eliminando la sindrome di Down, sta soltanto uccidendo tutti quelli che ce l’hanno. Grande differenza.” Una dichiarazione forte che ha messo però di fronte alle implicazioni etiche che può avere usare l’aborto per impedire l’insorgenza e la diffusione di una malattia genetica. Sicuramente l’Islanda è il paese che sta usando in maniera più massiccia lo screening prenatale e questo sta permettendo di eliminare virtualmente la sindrome di Down.

IL PARERE DI LUCETTA SCARAFFIA 

Lucetta Scaraffia, membro del comitato nazionale di bioetica, sulle colonne del Corriere della Sera si è espressa e ha le idee piuttosto chiare rispetto a ciò che sta accadendo in Islanda: “Non c’è niente da esultare, dal punto di vista morale è un omicidio. E’ un delitto ammazzare questi bambini che hanno tutto il diritto di vivere. Provi a chiedere a loro se sono felici e senta le loro risposte.” Il pensiero va a storie di persone affette dalla sindrome di Down che vivono una vita piena, come Valerio Catoia che quest’estate ha salvato una bimba che stava affogando. Spiega Scaraffia: “Non sono mai vite spaventose. Certe mamme e papà ai giardinetti guardano male i genitori di chi ha la sindrome di Down, colpevolizzandoli, come se quella visione potesse turbare i loro figli. E’ una cosa molto cattiva e brutta, senza considerare che in Islanda per eliminare la malattia si eliminano i malati: siamo alla base dell’eugenetica. Sarebbe bello che un gruppo di ragazzi di tutta Europa con la sindrome di Down andasse in Islanda per far capire quanto male fanno con gli aborti mirati.”

L’OPINIONE DI AMEDEO SANTOSUOSSO

Sul tema è intervenuto sul Corsera anche Amedeo Santosuosso, giurista di diritto e scienza a Pavia, che invece difende con forza il diritto di scelta individuale delle donne islandesi. Spiega Santosuosso: “L’eugenetica è storicamente riprovevole e lo sarebbe anche oggi se fosse una scelta imposta dalle autorità pubbliche. Ma se abbiamo a che fare con il libero esercizio della capacità di autodeterminazione delle persone non possiamo che rispettarlo. Prima di etichettare come eugenetica una decisione individuale bisognerebbe andare a parlare con le persone che senza volerlo si ritrovano ad avere figli con gravi malattie. Per assurdo, si arriverebbe a obiettare anche sulle scelte educative che applichiamo ai nostri figli, se tutto è discutibile.“ Dunque per Santosuosso il caso islandese non è da censurare: “E’ positivo prevenire le malattie così come è positivo vedere quanti ragazzi con la sindrome di Down riescano ad inserirsi e a svolgere la loro vita tra di noi.”

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