ABU MAZEN/ “Cacciate Israele dalla Palestina e il terrorismo cesserà”

- Fabio Belli

Abu Mazen: “La Palestina chiave per sconfiggere l’Isis”. Il leader dell’autorità palestinese parla del pericolo terrorismo, dei rapporti con Israele e della guerra in Siria

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Ancora scontri sulla Striscia di Gaza (LaPresse)

In un’intervista rilasciata a “Il Fatto Quotidiano”, il leader dell’autorità palestinese, Abu Mazen, ha parlato a 360° sulla difficile situazione internazionale che si sta vivendo, a partire dalla guerra all’Isis che, a suo parere, sarà definitivamente sconfitto solo quando sarà stabilita una vera indipendenza dell’autorità palestinese. Sul sedicente stato islamico Abu Mazen è piuttosto perentorio: “L’Isis sparirà e per sempre. Voglio ricordare che più dell’ottanta per cento delle vittime non sono in Europa, ma nel mondo arabo. E posso dire, con tutta certezza, che la fine dell’occupazione israeliana della Palestina sarebbe la chiave per debellare l’Isis, al Quaeda e gruppi simili.” Questo nonostante la presenza controversa di Hamas in Palestina, sulla quale Abu Mazen è altrettanto chiaro: “Hamas fa parte del popolo palestinese e non li consideriamo terroristi, ma chiediamo loro di accettare il nostro programma politico e le elezioni.”

“TERMINARE L’ULTIMA OCCUPAZIONE AL MONDO”

Anche la situazione in Siria potrebbe essere però una chiave per far luce sui pericoli del terrorismo e per chiudere un fronte caldissimo per l’Isis. La Palestina non è certo spettatrice disinteressata nei confronti del conflitto siriano. “Abbiamo 600mila profughi palestinesi in Siria,” spiega Abu Mazen, “centinaia di persone sono state uccise durante la crisi. Vogliamo una soluzione politica per la Siria e potrà avvenire solo per volontà dei siriani, siamo pronti per sostenere tutti i loro sforzi.” La convinzione di Abu Mazen però è che tutto passi tramite il conflitto palestinese-israeliano: “La Palestina è l’ultimo paese occupato rimasto al mondo, la comunità internazionale ha l’obbligo morale di aiutarci. Ma è chiaro che il governo israeliano di Nethanyahu non crede alla soluzione dei due stati: questo implica un sistema di apartheid che non possiamo accettare. Per noi tutte le relazioni con Israele sono sospese finché non saranno loro a tornare a rispettare gli accordi: sono comunque pronto a incontrare Nethanyahu in Russia davanti a Putin e sotto l’egida di Trump.”

“CON TRUMP RAPPORTI PROMETTENTI” 

Abu Mazen non chiude la porta agli Stati Uniti, anzi ha parole di elogio nei confronti dell’amministrazione Trump: “C’è un impegno serio da parte degli Usa. Ho incontrato tre volte Donald Trump nei suoi primi otto mesi di presidenza. Siamo pronti a siglare un accordo storico che metterebbe fine al conflitto. Anche Obama, durante la precedente amministrazione, aveva svolto un lavoro degno di encomio, ma ci sono molte cose in cui non ci siamo ritrovati d’accordo, a partire dalla sua opposizione al nostro diritto di ricercare la piena adesione e riconoscimento nell’ambito delle Nazioni Unite. Il peccato di Obama è stato quello di altre presidenze americane del passato: non ha fatto abbastanza per porre fine all’occupazione per attuare la soluzione dei due Stati. Da parte nostra continueremo a fronteggiare l’espansione israeliana alla Corte penale internazionale dell’Onu, e a lavorare per rafforzare la stabilità della nostra patria.””

“LA PALESTINA NON SARA’ STATO RELIGIOSO” 

Il problema per uno Stato palestinese sarebbe quello di dover resistere a possibili infiltrazioni del fondamentalismo islamico. Sul tema Abu Mazen è abbastanza chiaro: “La Palestina non sarà mai uno stato religioso. Per noi non dovrebbero esserci Stati confessionali nella religione, pur rispettando tutte le fedi. Personalmente partecipo ogni anno alle feste natalizie nella città santa di Betlemme. Gerusalemme Est resta la capitale dello Stato sovrano di Palestina e il nostro orizzonte è renderla una città aperta a tutte le religioni.” Per prevenire la radicalizzazione, secondo Abu Mazen è importantissimo educare i giovani a prevenire l’odio: “E’ importante concentrare le energie sull’amore verso la nostra Patria, stiamo educando i nostri giovani alla costruzione del loro futuro con la cultura della pace. Stiamo provando a raggiungerla con legittimità internazionale, passando per il rispetto di accordi già firmati: Israele e Palestina, vicini in pace e sicurezza.”

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