I CATTOLICI CONVERTITI/ Che contributo danno alla Chiesa? Il dibattito infiamma gli Usa

- Niccolò Magnani

Dialogo e dibattito tra cristiani cattolici convertiti: da un lato David Mills, “non diventiare più cattolici del Papa”. Gli risponde Deal Hudson, “abbiamo da imparare ma no al silenzio”

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LaPresse
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Dall’America al Regno Unito fino alla Santa Romana Chiesa Cattolica: il dialogo che da sempre esiste all’interno della Chiesa di Cristo tra fedeli, convertiti e forti critici prosegue ovviamente anche in questi tempi dove le varie crisi mondiali a livello culturale, sociale e religioso rimettono sempre più al centro la necessità e il bisogno di un faro, di una “guida” che proponga all’uomo la via personale di compimento nella propria vita. Dalla domanda di salvezza e di compimento e dall’incontro con una realtà presente e viva nella propria vita scatta quella che da due millenni viene a buon modo chiamata “conversione”: ma proprio su questo punto ultimamente il dibattito si è fatto ancora più profondo, arrivando in molti casi anche allo scontro, in particolare nel mondo anglosassone tra i vari convertiti di fresca o meno data alla Chiesa Cattolica. In una lunga trattazione apparsa sul quotidiano “Crux” ha preso una importante posizione Deal Hudson, cattolico convertito e conservatore attivista americano, alternativa e opposta a quella di un altro scrittore cattolico Usa convertito dalla Chiesa Protestante. David Mills ha recentemente suggerito che i convertiti al cattolicesimo dovrebbero “smettere di parlare così tanto”, suscitando numerose polemiche e la netta risposta dello stesso Hudson che senza alzare i toni prova a dare la sua lettura. «Siamo così sicuri che la saggezza cattolica si confermata dalla data del proprio battesimo?», come dire, “i cattolici “dalla nascita” che commentano e dibattono non è detto che abbiano più autorevolezza dei “semplici” neo-convertiti”.

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SAGGEZZA CATTOLICA È DATA DALLA DATA DEL BATTESIMO?

Secondo lo scrittore Hudson l’invito fatto dallo stimato collega Mills rappresenta di certo un punto di vista interessante, ovvero quella di non volere avere la pretesa di “insegnare” la Chiesa alla Chiesa stessa, ma di guardare giustamente all’insegnamento di chi ci precede e di chi è “maestro nella Fede”. Nello stesso momento però i due dissentono su un punto chiave: «Mills con il suo ragionamento però arriva a dare contro a tutti i convertiti in generale, e questo non lo reputo né giusto culturalmente né umanamente». La preoccupazione di essere “più” cattolici degli stessi cattolici è sana e culturalmente interessante: «noi ci credevamo più cattolici del Papa anche se la maggior parte di noi non aveva il coraggio né le ragioni per poterlo affermare direttamente», ammonisce lo scrittore Usa David Mills nella sua lunga trattazione anti-convertiti modernisti. Proprio la corrente culturale e sociale del modernismo è il rischio forte che Mills vede nella commistione tra neo-cattolici e mondo moderno; ma anche su questo punto Hudson non si dice d’accordo e prova a mostrare il perché. «Convertirsi vuol dire quasi sempre, nella storia della cultura e della Chiesa, scontrarsi con le correnti culturali di quel medesimo tempo»: e Hudson riporta tanti casi di influenti figure di convertiti nella storia della cultura cattolica, eccone alcune.

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«Per Agostino, il paganesimo e il donatismo erano il suo modernismo. Newman affrontò lo scientismo, l’ateismo e lo scetticismo radicale; Jacques Maritain dovette superare il rifiuto della metafisica; Whittaker Chambers ha rotto con l’ideologia comunista, così come Malcolm Muggeridge. Walker Percy ha affrontato non solo lo scientismo, ma la crescente decadenza della cultura secolare; Elizabeth Fox-Genvese, eroicamente, ha affrontato il femminismo pro-aborto». La sfida a Mills viene dunque lanciata, come dire “dunque questi convertiti avrebbero dovuto parlare di meno?”: la provocazione dello scrittore ex-battista Usa è diretta e annovera altri grandi scrittori che hanno spiegato e raccontato il mondo con gli occhi da convertiti al messaggio e alla vita di Cristo. «Tutti abbiamo imparato da maestri, sia “cattolici dalla culla” che convertiti, tutti abbiamo bisogno di una conversione e dell’apprendimento della fede», spiega Hudson invitando Mills a “tornare a parlare” perché c’è bisogno di interventi e dibattiti illuminati e sapienti, anche se di cattolici “non di culla”. «La saggezza cattolica è difficilmente riconosciuta dalla data del tuo certificato battesimale», afferma ancora sulla Crux lo scrittore ex battista. L’intento di Mills di contro vuole invece invitare ad osservare come spesso in troppi si sentono in dovere di “insegnare alla Chiesa cosa dovrebbe dire o cosa dovrebbe fare, ma occorre spendere molti anni all’aperto per sapere cosa sia la vita in giardino”. I due spunti restano aperti come aperti sono gli scrittori che li hanno proposti e che agitano non poco il mare dei pensanti e autori cattolici nel complesso alveo del cristianesimo americano e anglosassone.

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