TERREMOTO ISCHIA/ Ciro e Mattias, un miracolo che non perdona l’Italia

- Renato Farina

L’unica cosa bella del terremoto di Ischia sono Ciro e Mattias, che mostrano di che pasta è fatto il nostro cuore. Il resto, oltre alla fatalità, è incoscienza criminale. RENATO FARINA

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Terremoto Ischia, macerie (Lapresse)

TERREMOTO A ISCHIA. Cominciamo dall’unica cosa bella del terremoto di Ischia. Viene da dire: i bambini ci salveranno. Essi mostrano di che buona pasta sia il nostro cuore quando sia inquinato dall’unica cosa seria della vita. Che non è cavarsela, tirare a campare, ma pre-occuparsi, cioè occuparsi prima dell’altro che di se stessi.

È la storia di Ciro, 11 anni, e Mattias di 8. Il primo pensiero di Ciro, quando c’è stata la scossa, non è stato il “si salvi chi può” ma il prendersi cura del fratellino. Lo ha tirato vicino a sé sotto il letto, come si insegna a scuola per rispondere nell’immediatezza alle scosse devastanti. 

I soccorritori sono riusciti a tirarli fuori, e con ferite non gravi i due piccoli sono ricoverati in ospedale. Sono fuori pericolo, Ciro e Mattias. L’Italia no. E non parliamo qui semplicemente di terremoti e di questioni idrogeologiche: ma del nostro essere italiani, dell’irresponsabilità che tollera e anzi promuove comportamenti indecenti. 

A Casamicciola tutti sapevano e tutti sanno. Quel luogo è soggetto a rischi sismici elevatissimi. L’isola cova sotto di sé un vulcano. Terremoti si susseguono con ritmi che ci fanno ritenere il sisma tutto meno che imprevedibile. Nel 1883 questo borgo fu distrutto da un evento tellurico catastrofico, con più di duemila morti. Si costruirono baracche che esistono ancora oggi. E intorno è stata una proliferazione di edificazioni senza permesso, senza alcun criterio di sicurezza: incoscienza criminale. Ad averlo fatto sono gli stessi che darebbero la vita per i propri figli, ma poi mettono loro alla tempia una pistola per l’indecente roulette russa mascherata come “abusivismo di necessità”. E le autorità dello Stato? Esiste una complicità palese. Si lascia fare, in nome del quieto vivere. Si preferisce il rischio della morte (altrui) a quello dell’impopolarità (propria). Poi ce la si prende con Dio se viene giù tutto.

Resta certo un disaggio ulteriore, ed è l’assistere a dichiarazioni espresse con voce commossa da esponenti del governo e della pubblica amministrazione. Promesse e ancora promesse. Certezze a catinelle: e sono gli stessi che hanno dimostrato ad Amatrice e dintorni una totale incompetenza. 

Vuol dire allora — questo nostro discorso — che ogni tragedia è evitabile con oculatezza e rispetto delle regole e della natura? No di certo. Esiste, e ripeto cosa ovvia, la responsabilità, il dovere di singoli e collettività di onorare il principio di precauzione. Eppure c’è un groviglio di cose che sono incontrollabili e lo saranno anche in una società ecologicamente perfetta. Gli uomini non sono i padroni della vita e della morte, non hanno e non avranno il controllo del cosmo. Ed io dico: per fortuna. Se lo avessero saprebbero usarlo contro il proprio prossimo: per potere, denaro, sesso. Dimenticando la meravigliosa lezione del piccolo Ciro. Se non tornerete come bambini…

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