SACCO E VANZETTI/ 90 anni fa l’esecuzione, cinquant’anni dopo gli USA ammettono: giustiziati due innocenti

- Paolo Vites

90 anni fa la giustizia americana uccise sulla sedia elettrica due anarchici italiani accusati ingiustamente di omicidio e rapina, Sacco e Vanzetti. L’America non li ha mai assolti

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Sacco e Vanzetti

Ci sarebbero voluti cinquant’anni affinché la politica americana ammettesse di aver giustiziato due persone innocenti, nonostante l’evidenza chiara a tutti di un processo montato e pieno di falsificazioni. Ma gli italiani, nell’America dei primi del novecento, erano gli ultimi nella scala degli immigrati che da tutto il mondo si recavano là a cercare lavoro e fortuna fuggendo da situazioni di miseria. In un paese che faceva del razzismo e della discriminazione per chiunque non fosse un “WASP” (white anglo saxon protestant”) gli altri erano gente pericolosa e da sfruttare. Lo ha ricordato il capo dello stato nel giorno del novantesimo anniversario dell’uccisione sulla sedia elettrica di Sacco e Vanzetti: “l ricordo dei due onesti lavoratori italiani permetterà di rendere omaggio a tutti gli emigrati dall’Italia che hanno affrontato nel corso dei tempi privazioni ed emarginazione, nel durissimo sforzo quotidiano per la conquista di condizioni di vita migliori”. Il ricordo dei due si tiene nella città originaria di Nicola Sacco, Torremaggiore in provincia di Foggia. L’unica colpa che colpa non era, che portò i due ad essere accusati di rapina con duplice omicidio, è che erano anarchici, dunque considerati alla stregua dei terroristi di oggi. A Villafelletto invece città natale di Bartolomeo Vanzetti in provincia di Cuneo si terrà dal 5 ottobre una tre giorni di dibattiti e iniziative per ricordare Bart, l’amico di Nick. Un processo farsa: Vamzetti si guadagnava da vivere vendendo pesce fresco con un carretto, Sacco era operaio in una fabbrica di scarpe.

I due si conobbero nel 1916 quando frequentavano un gruppo di anarchici italo americani: quando l’America entrò nella Grande guerra, fuggirono in Messico per non andare militare, senza sapere, al ritorno, di essere stati messi in una lista di sovversivi e di venir pedinati dalla polizia segreta. Le autorità americane non aspettavano altro che incastrarli con qualunque movente inventato. Si approffittò di una rapina finita con due morti: a casa di Sacco era stata ritrovata una pistola e così i due vennero arrestati con l’accusa di essere loro i rapinatori e gli assassini. Un processo privo di prove concrete, con un giudice che li definiva “bastardi anarchici”. Il governatore del Massachusetts rifiutò la grazia dopo che una commissione di persone da lui manovrate aveva confermato la condanna alla sedia elettrica. Nonostante le loro idee politiche, Mussolini prese posizione a favore dei due italiani definendo la giustizia americana “pregiudizialmente prevenuta”. Condannati nel 1923, vennero giustiziati il 23 agosto 1927: Mussolini un mese prima dell’esecuzione scrisse direttamente una lettera in cui chiedeva all’ambasciatore statunitense a Roma Henry Fletcher di intervenire presso il Governatore del Massachusetts per salvare la vita dei due condannati a morte. Era la mezzanotte e 19 del 23 agosto quando i due vennero bruciati vivi sulla sedia elettrica a distanza di sette minuti uno dall’altro. 50 anni dopo, il 23 agosto 1977 il governatore dello stato Dukakis riconobbe l’ingiustizia: «Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti». Non furono assolti, perché la giustizia americana, anche se riconosce un errore fatto, non assolve mai nessuno. Perché gli americani hanno sempre ragione anche se chiedono scusa.



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