Donne musulmane/ “Sono un peccato vivente”: drogate e picchiate dai loro uomini

- Fabio Belli

Amani El Nasif: fuga dalla Siria e dal velo. La scrittrice autrice di “Siria Mon Amour” racconta la sua esperienza e le costrizioni subite dalle donne musulmane

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Torino, appello famiglie arabe (Foto: Pixabay)

In un’intervista al quotidiano “La Verità”, Amani El Nasif racconta la sua esperienza di oltre un anno in Siria, quando era ancora un’adolescente, che ha racchiuso nel suo libro ‘Siria Mon Amour’. Amani è diventata un simbolo per le ragazze musulmane desiderose di ribellarsi alla violenza e alle costrizioni a cui spesso sono condannate. Non ancora maggiorenne, con la scusa di dover sistemare i suoi documenti (il suo passaporto riportava “Al Nasif” e non El Nasif), Amani è stata portata in Siria dalla madre e data come promessa sposa al cugino Neief. Che inizia a picchiarla e maltrattarla subito dopo il fidanzamento, non per motivi particolari ma perché è così che si fa in un luogo dove, come racconta Amani, la donna viene considerata “un peccato vivente”. Sono 399 giorni che la ragazza siriana vive come una vera e propria prigionia. Approfittando del ritorno del padre, che a sua volta voleva darla in sposa a qualche ricco saudita, Amani riesce ad imbarcarsi di nuovo per l’Italia, per non fare più ritorno in quella che considera comunque la sua nazione.

AMANI, FUGA DALLA SIRIA

IL LIBRO DELLA RAGAZZA MUSULMANA CHE SI E’ RIBELLATA

Amani non rinnega le origini siriane, ma non può dimenticare quei 399 giorni in cui veniva imbottita di cortisone e psicofarmaci, e in cui è arrivata anche a tentare il suicidio. Una storia drammatica in cui però Amani El Nasif ha trovato la forza per ribellarsi, come ha scritto nel suo libro. Della Siria Amani ricorda anche gli splendidi tramonti e il rapporto con le cugine, ingenue ma dal cuore puro e dall’animo lieto, nonostante la sottomissione obbligatoria agli uomini. Oggi Amani vive in Italia ed è madre di una bambina di quattro anni, e porta la sua esperienza nelle scuole. Affermando anche scomode verità, come quella che vede le donne musulmane costrette a portare il velo, e affermare di volerlo fare spontaneamente. Secondo Amani, questo viene sostenuto solo per paura e conformismo: secondo la scrittrice, se le donne islamiche fossero sicure di non subire conseguenze togliendosi il velo, nessuna di esse lo porterebbe.



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