“Convertito” da un giovane ateo e un ex prete/ “Hanno perso la fede ma mi hanno reso evangelizzatore migliore”

- Niccolò Magnani

La testimonianza di un prete cattolico e professore di filosofia “convertito” da un giovane ateo e un ex prete: “hanno perso la fede ma mi hanno reso un evangelizzatore migliore”

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Foto LaPresse

Una testimonianza scritta a tutto tondo quella che è apparsa di recente sulla rivista Usa, America Magazine, con un prete cattolico che ha “confessato” di essersi reso quasi ridicolo con la sua tentata evangelizzazione con un giovane ateo e un prete ormai dimesso. Ma proprio quei due incontri fatti quasi per caso hanno riacceso nel prete cattolico il fuoco della conversione, tanto da titolare: «come un giovane ateo e un prete che ha perso la sua fede mi hanno fatto un evangelizzatore migliore». Robert Lauder, questo il nome del sacerdote e professore di religione, racconta la sua avvincente testimonianza non nascondendo tutta la sua fragilità nello stare di fronte a tanti fedeli che ogni domenica raccontano di un amico, un parente, un figlio che hanno perso/abbandonato la fede cattolica. «Ogni volta, mi sono lasciato alle prese con le loro domande: come riesci a riportare qualcuno alla fede? Come si evangelizza con coloro che non vedono alcun valore in un rapporto con un Dio amorevole?». Le domande seppur semplici identificano appieno il senso di una difficoltà sempre maggiore nel comunicare la fede in Dio e in Cristo, e proprio da questo parte il racconto il buon Lauder: «Non credo in Dio, non credo nella vita oltre la morte. Non spendo tempo a pensare a questi temi. Non mi sento di pensare a loro e non mi sento colpevole. Vivo la mia vita», sono le parole di un giovane ateo rivolte proprio al prete durante un seminario a New York. Dopo l’intervento il prete non è riuscito a parlare subito con il giovane ateo, ma «se avessi avuto, probabilmente avrei dovuto affrontare alcune domande che toccassero la metafisica che propongo agli studenti delle mie classi di filosofia: cosa pensi sia il senso della vita? Quali sono le implicazioni per vivere se non c’è Dio? Se non c’è Dio, non è assurdo l’esistenza umana? Qual è la tua esperienza di amare e di essere amata, e qual è il significato di un rapporto d’amore se la vita è assurda?».

LA LEZIONE DI BERGOGLIO E DI KIERKEGAARD

È però interessante quanto spiega subito dopo il prete e professore: «Non credo che ci sia nulla di sbagliato in queste domande, ma ora ho il sospetto che ponendole sarei stato più un proselitista che un evangelizzatore per il giovane. Forse ho sospettato di poterlo addurre come credente. Dopo aver riflettuto sulla mia esperienza con l’ allievo, mi sono reso conto che l’ evangelizzazione non richiede solo domande verbali». Già, evangelizzare o fare proselitismi? Spesso si confondono le due aree tematiche e si arriva a ritenere una bravura personale quella di riuscire a dimostrare a tutti l’esistenza di Dio e la presenza nella vita di tutti i giorni: chi è bravo e chi no, ma per fortuna la fede passa nelle pieghe drammatiche e nei limiti dell’uomo e non può fermarsi alla sola “bravura” nel comunicare determinati messaggi. Ed è qui che, secondo Lauder, valgono e non poco le “lezioni” di Soren Kierkegaard, filosofo e padre dell’esistenzialismo moderno, e più di recente dello stesso Papa Francesco: «Kierkegaard ha avuto ragione: la chiave è testimoniare con la tua vita. Nessuno può convertire nessuno. Un’autentica conversione deve essere libera. Nel rispetto della libertà dell’altro, stiamo imitando Dio, che ha creato la libertà umana e la rispetta».

Questo non significa che non si deve comunicare il contenuto della fede: prendiamo ad esempio Papa Benedetto XVI, che non si può certo dire essere un uomo di Chiesa che abbia limitato nella sua vita il contenuto teologico e liturgico dei suoi scritti. Eppure, quando parla di conversione, è incredibile quanto riesca a comunicare una gioia umana e una “ribellione” tutt’altro che banale: «Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù» (udienza Generale 17.2.2010, Papa Benedetto XVI). Lauder nella sua testimonianza parla anche delle parole illuminanti di Papa Francesco, nella sua Evangeli Gaudium: «Invece di dare l’ impressione di imporre nuovi obblighi, gli evangelizzatori dovrebbero apparire come persone che desiderano condividere la loro gioia, che puntano ad un orizzonte di bellezza, e che invitano gli altri ad un delizioso banchetto. Non è con il proselitismo che la Chiesa cresce, ma per attrazione».

L’INCONTRO CON IL PRETE DIMESSO

Il prete cattolico Usa racconta come quelle stesse parole di Francesco avrebbe dovute tenerle a mente quando rincontrò un vecchio amico prete che nel frattempo aveva perso la fede e si era dimesso dal ruolo sacerdotale: «Nel rintracciare il suo viaggio lontano dalla fede, il mio amico ha sostenuto che la credenza cristiana non fa alcuna differenza concreta nella vita di una persona. Ha detto: “Credi in un Dio personale e credo nell’energia esistenziale. Non fa alcuna differenza nel modo in cui viviamo. “Risposi rapidamente:” Naturalmente lo fa. Posso fare riferimento a un Dio personale. Non posso fare riferimento all’energia esistenziale». Una volta di più Lauder spiega come la fragilità nel comunicare la propria fede e gioia è legata anche al più “bravo” degli evangelizzatori, ma la strada è segnata e va nella direzione spiegata poi subito dopo: «Potrebbe essere che il primo passo in una relazione evangelizzatrice è che l’evangelizzatore sia evangelizzato? Papa Francesco ha sottolineato ancora una volta che Dio è parte della vita di tutti, anche coloro che non pensano mai a Dio o che pretendono di aver perso la fede in Dii», commenta il prete su America Magazine. Guardando ai due difficili incontri e al sostanziale “fallimento” nella sua opera evangelizzatrice, Lauder conclude con una nota molto interessante e tutt’altro che remissiva, ovvero legata al “successo” della sua opera di conversione. « Per l’evangelizzatore, lo scoraggiamento non è un’opzione. No, non ho cambiato la mente di nessuno. Ma forse, sebbene il giovane studente e il prete in pensione non lo avessero inteso, erano indirettamente evangelizzatori per me. Perchè no? Lo Spirito Santo agisce dove vuole».

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