Omicidio di Palmanova/ Francesco Mazzega ai domiciliari, genitori di Nadia: “un pugno nello stomaco”

- Emanuela Longo

Omicidio di Palmanova, ultime news: Francesco Mazzega ai domiciliari dopo l’arresto per il delitto volontario della fidanzata Nadia Orlando. La decisione del Riesame.

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Nadia Orlando, foto Facebook

Dopo la decisione del Riesame di concedere i domiciliari a Francesco Mazzega, assassino reo confesso di Nadia Orlando, non è tardato a giungere il commento dei genitori della vittima. I familiari di Nadia hanno appreso con estremo dolore della decisione del Tribunale del Riesame, commentando come la notizia sia stata per loro “un pugno nello stomaco”. E’ quanto ha riferito il loro avvocato al quotidiano Messaggero veneto, al quale ha detto: “Mai la famiglia si sarebbe aspettata infatti che, a distanza di neanche un mese dalla barbara uccisione della loro figlia, i giudici potessero concedere all’assassino un simile beneficio”. Comprensibile, dunque, il loro stato d’animo misto a rabbia e sgomento. “Ma non di rassegnazione”, chiarisce l’avvocato Gasparini. Nonostante questa decisione dolorosa, la famiglia di Nadia continua a confidare nella giustizia italiana fino al termine dell’intero iter giudiziario confidando al tempo stesso nella giusta pena nei confronti “di un soggetto che con un gesto orrendo e vigliacco ha ucciso Nadia e, di conseguenza, una famiglia e un’intera comunità”, ha aggiunto l’avvocato. A commentare la notizia anche il procuratore di Udine che sta ora valutando il ricorso in Cassazione. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

AI DOMICILIARI CON BRACCIALETTO ELETTRONICO

Novità importanti nell’ambito del delitto di Palmanova, nel quale perse la vita Nadia Orlando, la giovane di 21 anni uccisa la sera del 31 luglio scorso. Dell’omicidio volontario fu accusato Francesco Mazzega, il 36enne originario di Muzzana del Turgnano, in provincia di Udine e fidanzato della vittima. A distanza di neppure un mese dalla conferma del carcere da parte del Gip di Udine a carico di Mazzega, l’uomo lascerà presto la sua cella per tornare nella sua abitazione, dove continuerà a scontare la sua pena ai domiciliari con braccialetto elettronico. A darne notizie è il Messaggero Veneto nell’edizione online, confermando la decisione del Tribunale del Riesame di Trieste rispetto alla richiesta presentata dalla difesa dell’assassino reo confesso della giovane Nadia Orlando. Decisione, questa, destinata a far discutere e ad accendere il dibattito sulla misura cautelare prevista per Mazzega, il quale si è macchiato di un reato gravissimo. Il pubblico ministero, al contrario degli avvocati Annaleda Galuzzo e Federico Carnelutti, difensori dell’uomo, aveva chiesto la conferma della custodia in carcere nel quale si trovava dallo scorso 10 agosto. Ora, dunque, il 36enne sarà in custodia nella casa dei genitori, sorvegliato con braccialetto elettronico.

LA CONFESSIONE, IL RICOVERO, L’ARRESTO

A spingere la difesa di Francesco Mazzega a chiedere una pena meno severa relativa appunto ai domiciliari presso la casa della famiglia o in alternativa in una struttura sanitaria, era stata proprio la “grave situazione psico-fisica” in cui versava il proprio assistito. Era la mattina dello scorso primo agosto, quando il 36enne si presentò alla polizia stradale di Palmanova, dopo essere giunto con la sua Toyota Yaris. Al suo fianco, sul sedile passeggero, giaceva il corpo senza vita di Nadia Orlando, la giovane fidanzata 21enne uccisa diverse ore prima. A macchiarsi dell’assurdo omicidio, come dichiarò lo stesso agli investigatori, fu proprio Mazzega. La ragazza fu strangolata la sera prima al culmine di un acceso litigio. Poi, l’uomo caricò il suo corpo in auto e vagò senza meta per tutta la notte, a bassa velocità, per le strade friulane ed anche oltre i confini triestini, fino a giungere al comando della polizia stradale dove si costituì, confessando di aver commesso il delitto. Una versione che non convinse mai a pieno gli inquirenti in quanto, dall’autopsia, emerse che la giovane era morta per soffocamento. Dopo la confessione, il 36enne era stato ricoverato per un periodo nel reparto di diagnosi e cura dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine poiché si temeva potesse compiere gesti autolesionistici. Lo scorso 10 agosto era entrato in carcere ma dopo il ricorso dei suoi avvocati e la decisione del Riesame presto sarà trasferito ai domiciliari nella casa di famiglia.

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