TERZA GUERRA MONDIALE/ Crisi Nord Corea, svolta Giappone: doterà l’esercito di armi offensive (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 5 agosto 2017: Corea del Nord vs Usa, i problemi sui missili nucleari e le sanzioni a Cina e Russia. “Pronti a colpire Los Angeles”

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In Nord Corea (LaPresse)

Gli Stati Uniti minacciano di attaccare preventivamente la Corea del Nord e il Giappone non resta a guardare. Strategie e contromosse che fanno temere lo scoppio della Terza guerra mondiale. Il ministero della Difesa giapponese sta prendendo in considerazione l’ipotesi di dare all’esercito armi in grado di colpire le basi militari nemiche. Stando a quanto riportato dal quotidiano Nikkei, per la prima volta nella storia del Giappone dal dopoguerra si valuterà formalmente questo argomento. Finora, infatti, il Giappone disponeva solo di armi e mezzi per garantire esclusivamente la sicurezza nazionale. L’esercito nipponico non si è mai dotato di armi offensive come missili balistici intercontinentali, bombardieri strategici e portaerei. Entro l’estate del prossimo anno il tema verrà affrontato concretamente: per la fine del 2018 è atteso il programma a medio termine della politica di sicurezza nazionale, mentre la finanziaria del 2019 deve riportare le voci di spesa per il prossimo decennio. Le manovre della Corea del Nord stanno spingendo il Giappone verso una svolta epocale. (agg. di Silvana Palazzo)

TERZA GUERRA MONDIALE: COREA DEL NORD VS USA

NORD COREA, MCMASTER: “USA PRONTI AD UN CONFLITTO PREVENTIVO”

La Corea del Nord rappresenta una minaccia nucleare per gli Stati Uniti, per questo Donald Trump sta valutando tutte le opzioni per contrastarla. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche una guerra preventiva. Lo ha rivelato il consigliere per la sicurezza nazionale americano, il generale Herbert Raymond McMaster, confermando così gli scenari da Terza guerra mondiale. «Stiamo preparando piani per una guerra preventiva, che ponga fine alle minacce di un attacco nucleare della Corea del Nord verso gli Stati Uniti», ha dichiarato McMaster nell’intervista rilasciata alla Mnsbc. Il generale ha aggiunto che il presidente americano non intende più tollerare le minacce dalla Corea del Nord e ritiene intollerabile che abbiano armi nucleari in grado di minacciare gli Usa. «L’opzione militare è sul tavolo», ha spiegato McMaster, dicendosi consapevole che un attacco alla Corea del Nord potrebbe scatenare una guerra con conseguenze disastrose per la popolazione sudcoreana. (agg. di Silvana Palazzo)

“COREA DEL NORD STA SVILUPPANDO BOMBA A IDROGENO”

Non sono rassicuranti le notizie che arrivano dalla Corea del Nord, ma anzi alimentano i timori di chi ritiene che si stiano creando i presupposti per una Terza guerra mondiale. Un rappresentante del Pentagono, che è rimasto anonimo, ha riferito a Fox News che la Corea del Nord sta lavorando alla creazione di una bomba a idrogeno, un ordigno decisamente più potente delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Secondo tale rappresentante anonimo del Pentagono, lo sviluppo potrebbe essere completato in sei mesi e mezzo. Molti esperti aveva smentito le dichiarazioni di Kim Jong-un, che all’inizio dello scorso anno annunciò di aver testato una bomba a idrogeno. Fox News fa notare che le bombe a idrogeno sono più pesanti degli ordigni nucleari, di conseguenza per utilizzarle contro gli Stati Uniti servirebbero missili più avanzati di quelli che sono stati testati da Pyongyang negli ultimi tempi. La Corea del Nord potrebbe aver risolto il problema progettando la realizzazione del razzo KN-08. Informazioni preoccupanti quelle diffuse da Fox News, secondo cui il lancio di una bomba a idrogeno su Washington provocherebbe la morte di un milione di persone, 1,7 milioni invece se fosse colpita New York. (agg. di Silvana Palazzo)

COREA DEL NORD: “PRONTI A COLPIRE LOS ANGELES”

La globalità dello scontro diplomatico e strategico, il vento di “terza guerra mondiale” che soffia maggiormente non è paradossalmente quello tra Usa e Russia, anche perché le sanzioni Usa pare non abbiano “cambiato” i rapporti personali tra Trump e Putin (anche se le schermaglie ufficiali dei due governi dicono l’opposto, ndr): è la Corea del Nord che spaventa ancora una volta, al netto delle “sparate” mediatiche del regime comunista di Kim Jong-un. Secondo quanto raccontato da un analista su Defense One, l’ultimo lancio missilistico di Pyongyang ha lanciato un contemporaneo “messaggio” agli americani; «sembra indicare che i nordcoreani volessero anche simulare l’operazione di un lancio in condizioni quasi reali, per rendere evidente agli americani cosa farebbero in caso di guerra», spiega Ankit Panda su Defense One. Gli analisi militari Usa ritengono che i missili nucleari nordcoreani potrebbero arrivare anche fino a Los Angeles: da qui a pensare che domani ci potrebbe essere uno scontro nucleare, per fortuna, ce ne passa un bel po’ e l’intenzione finale è che la Corea del Nord stia cercando un modo di riottenere lo spazio “strategico” mondiale con le minacce militari. Finora è bastato solamente ad alzare il livello dello scontro, con le sanzioni a Russia e Cina che di fatto vengono fuori proprio dalla mancanza di soluzione rapida a Pyongyang e dintorni.

COREA DEL NORD: “DIVIETO USA È DISGUSTOSO”

Il governo-regime della Corea del Nord si ribella, una volta di più, alle sanzioni e al divieto di viaggio per i cittadini Usa in territorio di Pyongyang: a livello mediatico e comunicativo, Kim Jong-Un non intende lasciare spazio per eventuali accordi con gli Stati Uniti fino a che non vi sarà riconosciuto la potenza nucleare nordcoreana e verrà ritirata la richiesta di disarmo dalla Comunità Internazionale. La decisione degli Usa è «disgustosa», fa sapere l’agenzia di stampa nazionale KCNA: «Le nostre porte saranno sempre aperte a tutti gli americani che visitano il nostro Paese e che hanno voglia di conoscere le nostre realtà», fa sapere il comitato esteri del governo nordcoreano. Ricordiamo che il Dipartimento Usa ha motivato l’iniziativa molto forte, che entrerà in vigore il primo settembre per una durata iniziale di un anno, con i rischi che potrebbero derivare ai cittadini di essere arrestati o detenuti nel paese. Solo giornalisti e operatori umanitari potranno essere esentati dal divieto.



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