PIU’ TASSE A CHI OSPITA I MIGRANTI/ Le regole della carità e il buon senso di don Camillo

- Maurizio Vitali

Codigoro è diventata nota per la proposta della sua Sindaca di far pagare più tasse a chi ospita i migranti, appoggiata anche dal parroco. Il commento di MAURIZIO VITALI

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Far pagare più tasse a chi ospita i migranti? Presa a male parole dai gerarchi locali del Pd, minacciata di espulsione dal partito, cazziata nientemeno che da Matteo Renzi, la sindaca di Codigoro Alice Zanardi ha precisato che la sua era una provocazione. Però non ha rinunciato a far effettuare un bel check-up completo, a partire da ieri, sulle condizioni e le caratteristiche degli alloggi interessati e a chiedere alla Guardia di finanza di predisporre le verifiche fiscali.

I fatti di Codigoro, principiati giovedì scorso, sono noti e li riassumiamo molto brevemente. Codigoro è un paese di 12.000 abitanti in provincia di Ferrara, sul Delta del Po. Amministrazioni da sempre comuniste, poi post-comuniste, diesse, pidiesse, infine lista civica rossa sostenuta dal Pd, quella appunto della Zanardi insediata con le ultime elezioni. Vicino a Codigoro, che è noto per l’abbazia di Pomposa, c’è Goro, noto per aver dato i natali a Maria Ilva Biolcati, cioè la rossa Milva, nel ‘39 e per aver fatto le barricate, rosse, nella frazione di Gorino, contro 12 migranti lì destinati, pare senza congruo preavviso, dal prefetto di Ferrara Michele Tortora, premuratosi di requisire alla bisogna cinque stanze dell’hotel Amore-Natura. All’epoca Alfano ministro dell’Interno (non piddino) sentenziò che quella non è Italia, Renzi invece fu morbido assai, il Prefetto si stracciò le vesti, ma gettò la spugna.

Qualche profugo di Gorino fu accolto a Codigoro, nel gruppo di 58 lì ospitati all’epoca della precedente sindaca; gruppo salito a 75 in luglio. Nel frattempo sono successe alcune cose: il ministro dell’Interno è ora un piddino, Minniti; il prefetto Tortora è stato impegnato con i Mille nella caccia al delinquente Igor, dalla quale non solo è uscito indenne il super-ricercato non trovato, ma ne sono uscite indenni anche le nutrie, la caccia alle quali dovette giocoforza essere sospesa per non intralciare la caccia all’uomo. Conclusa la vana caccia all’uomo, il prefetto Tortora ha saggiamente riaperto la caccia alla dannosa nutria. Poi un privato di Codigoro gli ha offerto 40 posti-profugo e non gli è parso vero. Nella foga, tra Igor, le nutrie e i migranti, non ha dato ascolto alla sindaca che 115 migranti sul proprio suolo non li voleva, perché se la legge prevede 2,5 per mille abitanti, Codigoro era già al 5 per mille; e tanto bastasse, 10 per mille non esiste.

S’è detto; nel mondo politico la sindaca ha avuto indignatamente contro la meta-tribù dei buonisti-col-cuore-degli-altri, e pelosamente pro i campioni delle escandescenze xenofobe. Due tribù di cui sarebbe auspicabile l’estinzione o almeno un crollo demografico. A favore ha avuto invece la popolazione e, udite udite, il parroco. Sindaca e parroco uniti nella lotta, quando c’è di mezzo il buon senso. Don Camillo, al secolo don Pietro Predonzani, ha già fatto la sua parte nell’accoglienza dei profughi, ma dà ragione alla sindaca, spiegando che un paesotto in declino come Codigoro, dove cresce paurosamente la dispersione scolastica, i giovani se ne vanno e restano i vecchi, non può strozzarsi: “Occorre un piano di accoglienza – ecco la parola del buonsenso – sostenibile”.

Tutto ciò suggerisce qualche considerazione.

1- La catena statale Ministro-Prefetti non può prescindere dal coinvolgimento reale dei sindaci, i veri rappresentanti della comunità locale, della quale conoscono sensibilità, risorse, capacità e limiti. Non a caso, in genere, la gente non li disprezza. La gestione dei problemi, sempre ma soprattutto quando sono delicati, esige coralità dei soggetti e delle istituzioni coinvolte, non solisti che steccano con dietro un coro di ideologi buonisti o xenofobi improvvisati.

2- Un progetto sostenibile significa inserimento graduale e accompagnato dei migranti nella comunità locale. Con due priorità: lingua italiana e lavoro. Il decreto Minniti convertito in legge stabilisce che il lavoro dei migranti va incentivato e che i prefetti debbono prendersi cura di promuovere iniziative. Cose da fare ce ne sono eccome. In ogni caso i migranti accolti nei nostri paesi devono essere percentualmente pochi in rapporto alla popolazione, inseriti nel normale tessuto abitativo e non ammassati, come spesso accade, e ghettizzati, in luoghi isolati.

3- Quanto alle tasse, la sindaca Peppina Alice di Codigoro non ha poi tutti i torti, al di là della retromarcia che ha dovuto fare per evitare la purga. Come ha spiegato ieri l’economista Francesco Forte su Il Giornale, spesso nei comuni agricoli i migranti vengono ospitati in case coloniche, che godono di vantaggi fiscali, i quali non hanno più senso né legittimità quando diventano in pratica alberghi: “Intanto – fa notare l’economista – vi è una tassa comunale per il cambio di destinazione di uso; poi vi è la revisione della tassa per la raccolta dei rifiuti; l’applicazione dell’imposta patrimoniale per gli immobili per usi alberghieri e quella sul reddito della locazione e sull’esercizio commerciale dovuta allo Stato con le addizionali locali. Una parte degli immigrati è ospitata in esercizi alberghieri in difficoltà, che vedono risolti i loro problemi. Anche in questa ipotesi vanno rivedute le tasse in relazione al cambio nel numero di posti letto e al loro utilizzo”.

Forte conclude così: “Anche la carità, come insegna sant’Ambrogio, che era un esperto di economia, ha le sue regole economiche, che vanno osservate, per evitare (o almeno ridurre) gli abusi, gli errori, le speculazioni”. Guarda te le combinazioni. Sant’Ambrogio è il santo protettore dei prefetti: che li illumini e li guidi in decisioni sagge e non semplicemente burocratiche. E la parrocchia di Codigoro è dedicata a San Martino, quello che ha dato metà del suo mantello al povero. Si badi: metà. E si badi anche: il suo di mantello, non di altri.

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