Papa Francesco/ Sui migranti sono grato all’Italia: ci vogliono prudenza e cuore

- Niccolò Magnani

Papa Francesco risponde alle domande dei giornalisti sull’aereo di ritorno dalla Colombia: tema migranti, “sono grato all’Italia, ci vogliono prudenza e cuore”

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Papa Francesco e il messaggio sui migranti - LaPresse

Un “consueto” Papa Francesco di ritorno dal viaggio Apostolico – questa volta dalla Colombia – che si intrattiene con i giornalisti nella “conferenza stampa” improvvisata in piedi ad inizio volo. Un Papa Francesco invece “insolito” sul tema dei migranti, con una risposta articolata e che riesce a toccare tutti i punti focali dell’emergenza mostrando piena consapevolezza umana, sociale, economica e politica. Da fare impallidire un esperto o un politico in materia: insomma, Bergoglio che loda l’Italia e il Governo per l’intervento a tutto tondo sui migranti non si ascolta certo tutti i giorni. Ma andiamo con ordine e vediamo dove è “partita” la trattazione del Pontefice che una volta di più ha saputo concentrare in poche e semplici parole i veri punti “caldi” in campo. «Recentemente la Chiesa italiana ha espresso una sorta di comprensione verso la nuova politica del governo di restringere sulla questione delle partenze dalla Libia e quindi degli sbarchi.[…] Che cosa pensa lei di questa politica di chiusura delle partenze, considerando anche il fatto che poi i migranti che restano in Libia, come è stato anche documentato da inchieste, vivono in condizioni disumane, in condizioni molto ma molto precarie».

A questa domanda fatta in volo di ritorno da Bogotà, Francesco si fa serio e risponde in maniera schietta e diretta, come è nel suo stile. «io sento il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore sui migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è: primo, un cuore aperto, sempre, anche per un comandamento di Dio, ricevere, perché “tu sei stato schiavo”, migrante, in Egitto. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza», spiega Francesco davanti alla platea giornalistica stipata negli spazi del volo Alitalia.

LA PRUDENZA E I LAGER IN LIBIA

La prudenza: una virtù cristiana che spesso viene intesa quasi con senso “negativo”, come se interesse solo un bloccarsi, un contenersi, un limitarsi di fronte ad una data realtà. Ecco, per Francesco significa tutt’altro e lo si capisce proprio sul caso dei migranti: «prudenza significa primo, quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, (ma) integrare. Ho visto esempi qui in Italia di integrazione bellissima. Sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti. Una, era l’ultima, la guardavo: ma questa faccia la conosco. Era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me in aereo, ha imparato la lingua, studiava biologia nella sua patria, ha fatto l’equiparazione (equipollenza), e ora continua», prosegue il Papa in una risposta molto più lunga e articolata della stessa domanda. Un fattore umano che si unisce ad uno di intelligenza politica e pratica: i migranti sono persone e come tali non si possono lasciare morire. E allo stesso tempo – e non è una contraddizione – bisogna ragionare a livello unitario su come e quanti si possono accogliere nei rispettivi Paesi.

«C’è un problema umanitario. Quello che lei diceva. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni nel deserto? Ho visto delle fotografie, gli sfruttatori. Credo, ho l’impressione, che il governo italiano sta facendo di tutto per lavori umanitari di risolvere anche problemi che non può assumere. Ma: il cuore sempre aperto, prudenza e integrazione, e vicinanza umanitaria. E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa». La chiusura è dedicata, senza tra l’altro che nessuno glielo abbia chiesto esplicitamente, alla stessa Africa da secoli ormai flagellata da problemi e disastri, con conseguenti morti e devastazioni anche in questi ultimi anni. «C’è nell’inconscio collettivo nostro un motto, un principio: l’Africa va sfruttata. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano in quel caso. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere».

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