TERZA GUERRA MONDIALE/ Corea del Nord, attento Kim: dal Sud una task force per ucciderlo

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 12 settembre 2017, verso le nuove sanzioni Onu contro la Corea del Nord. Scoop choc, “Pyongyang-Siria lavorano insieme su armi chimiche”

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Kim Jong-un, leader della Nord Corea (LaPresse)

Le minacce continue della Corea del Nord rischiano di portare ad una Terza Guerra Mondiale. Ecco perché la Corea del Sud non ha alcuna intenzione di stare a guardare e sta mettendo a punto una task force composta dai migliori uomini delle forze speciali che entro l’anno avranno il compito di uccidere il leader di Pyongyang, Kim Jong-un. Questo reparto, secondo quanto rivelato dal New York Times, avrà le dimensioni di una brigata: al suo servizio, dunque, vi saranno 1500 uomini che opereranno con il supporto di elicotteri e aerei da trasporto per riuscire a fare breccia nelle difese della Corea del Nord lanciare raid notturni. A Seul, insomma, sembrano avere smarrito la pazienza: non più un ruolo da vittima sacrificale, bensì una parte da attori protagonisti, in grado magari di realizzare il colpo di scena inatteso. (agg. di Dario D’Angelo)

RUSSIA SODDISFATTA PER SANZIONI SOFT

La Russia rivendica la “paternità” della scelta “soft” delle sanzioni Onu contro la Corea del Nord, dopo che gli Stati Uniti sono stati di nuovo attaccati da Pyongyang per le nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite («rigettiamo le nuove misure, il regime degli Stati Uniti dovranno affrontare ora il più grande dolore che abbiano mai provato»). Con un intervento conciso del portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, il Cremlino “marca” il territorio sulla scelta dell’Onu: «La decisione è stata adottata nell’interesse della Russia che è particolarmente vicina geograficamente alla Penisola coreana dove si è registrata una escalation determinata dalle provocazioni di Pyongyang. L’interlocuzione con Cina, Corea del Sud e Giappone ci hanno fatto comprendere che erano sulla stessa linea data l’impossibilità di arrivare ad un accordo senza compromessi rispetto alla necessaria denuclearizzazione della regione», si legge nel comunicato pubblicato da SputnikNews.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

Anche l’Italia si unisce al coro di condanna contro la Corea del Nord il giorno dopo l’approvazione unanime delle nuove sanzioni Onu: con un intervento del ministro degli Esteri Angelino Alfano la posizione del nostro Governo a favore della Comunità Internazionale e della scelta “soft” contro il regime di Pyongyang. «L’Italia, in qualità di membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, continua a impegnarsi nella tutela della sicurezza collettiva e del regime internazionale di non proliferazione, collaborando ad assicurare una risposta proporzionata e adeguata alle minacce di Pyongyang». Le nuove misure sono considerate adeguate e idonee per rispondere alla minaccia nucleare senza scatenare nuovi scontri militari, o almeno questa è la speranza dell’Onu affrancata anche dall’Italia: «La Repubblica Democratica Popolare di Corea deve immediatamente abbandonare lo sviluppo del proprio programma nucleare e missilistico e desistere dal crescente percorso di autoisolamento e di sfida alla comunità internazionale. L’Italia continuerà a fare la sua parte per una risposta ferma e coesa di quest’ultima».

LE SANZIONI ONU CONTRO LA NORDCOREA

E alla fine le tanto discusse e chiacchierate sanzioni sono state approvate dall’Onu nella notte appena passata con l’unanimità: la Corea del Nord, dopo il test nucleare che ha sparigliato ancora di più gli scenari da guerra mondiale, si ritrova con ulteriori e pesanti sanzioni praticamente tutte commerciali. La “novità”, già annunciata ieri, è la svolta “soft” con gli Usa convinti dalla linea Cina-Russia di non rendere la posizione di Kim Jong-un estremamente “bandita” dallo scenario internazionale: basterà per evitare una rappresaglia della Corea Nord dopo le ultime sanzioni? Lo scopriremmo nelle prossime “puntate”, intanto ecco i principali punti della risoluzione Onu approvata in nottata: bando alle esportazioni tessili di Pyongyang, divieto alle importazioni di petrolio e gas naturale verso la Corea del Nord, ad eccezione di una quantità idonea da impiegare per il sostentamento della popolazione («fornitura, il trasferimento o la vendita a Pyongyang di tutti i derivati del petrolio sino a 500mila barili per un periodo di tre mesi a partire dal primo ottobre, e sino a 2 milioni di barili all’anno a partire dal primo gennaio 2018»). Inoltre, «gli Stati membri non devono fornire visti lavorativi a cittadini nordcoreani a meno che non vengano approvate esenzioni caso per caso», si legge nel documento Onu. Manca dunque la posizione di Kim in “lista nera” e non ci sono conseguenze militari, per ora, dopo il test nucleare di Pyongyang. 

RAPPORTO ONU, “PYONGYANG-SIRIA LAVORANO AD ARMI CHIMICHE”

“Corea del Nord e Siria, insieme, al lavoro su armi chimiche”: la terza guerra mondiale si allarga ancora di più, almeno a livello di estrema emergenza “potenziale”. In attesa delle nuove sanzioni che l’Onu dovrebbe approvare a breve sul fronte della Corea del Nord, un elemento nuovo ha inquietato una comunità internazionale già di per suo intimorito dalla minaccia di una terza guerra mondiale. Ieri sera un gruppo di otto esperti delle Nazioni Unite – incaricati da mesi di monitorare lo stato delle sanzioni contro Pyongyang – hanno rivelato quella shoccante ipotesi di alleanza strategica. «La Corea del Nord starebbe lavorando con la Siria per sviluppare il suo programma di armi chimiche e di missili balistici»: è questo l’allarme lanciato dall’Onu su una stravagante ma ipotetica cooperazione Pyongyang-Damasco sul fronte chimico-balistico. Come ha riportato fedelmente L’Indro proprio ieri sera, il rapporto complesso presentato dai ricercatori Onu vede l’implicazione di vari Paesi “spia” della presunta alleanza strategica. In sostanza, due Paesi Onu avrebbero intercettato carichi diretti in Siria dalla Corea del Nord: inviati dalla Mining Development Trading Corp nordcoreana (Komid, principale esportatore di materiale collegato al programma di armi convenzionali e missili balistici) e ricevuti dal Centro di ricerche e studi scientifici siriano. Quello stesso centro di ricerche sospettato dalle autorità Ue e Usa di essere il principale responsabile del programma di armi chimiche del regime di Assad. Insomma, un’ipotesi allarmante e inquietante che troverebbe il giusto spazio in una spy story ma che purtroppo richiama alla realtà molto più di quanto non si possa pensare. Si attendono svolgimenti anche per capire cosa davvero bolle in pentola per i prossimi mesi di complessa e fragilissima tenuta internazionale.

SEUL, “OLIMPIADI 2018 NON SONO A RISCHIO”

Se lo dice il sindaco di Seul allora… intendiamoci, non abbiamo nulla contro il sindaco Park Won-soon ma stando in pieno clima da terza guerra mondiale con lanci missili balistici praticamente ogni due settimane e con test nucleari in corso con la vicina Corea del Nord, dire che «per le Olimpiadi Invernali del 2018 in Sud Corea non ci sono rischi per la sicurezza», forse è leggermente azzardato. Almeno guardando la situazione ad oggi: siamo alla vigilia di nuove sanzioni Onu contro Pyongyang che ha giurato di rispondere con attacchi questa volta reali, senza più test. Sarà sicuramene un tentativo propagandistico di Pyongyang, ma dire che la situazione è tutta tranquilla forse ripetiamo è un po’ azzardato. «Le Olimpiadi invernali del 2018 in Corea del Sud «saranno giochi molto sicuri. State tranquilli, sono 70 anni che conviviamo con le minacce della Corea del Nord – ha aggiunto il sindaco di Seul – non crediamo che siano minacce reali». Le olimpiadi si terranno ad inizio 2018 e ora di quel tempo si spera che almeno la situazione diplomatica sia impostata: se così non fosse, altro che sicurezza, vorrà dire che lo scontro potrebbe essere già in atto e le Olimpiadi in Sud Corea potrebbero essere sì a serio rischio.

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