GIANCARLO CESANA/ Nessuna ‘mutazione genetica’ in Cl da Giussani a Carron: a chi attacca il Meeting dico che..

- Niccolò Magnani

Giancarlo Cesana, intervista a tutto campo sulla libertà del Meeting e di Comunione e Liberazione. Storico volto di Cl, medico ed educatore, «Cl invita al giudizio della fede»

meeting_rimini_2017_manifesto
Meeting Rimini 2017

Meeting di Rimini, ovvero Comunione e Liberazione: polemiche, critiche e attacchi, sia fuori che dentro la grande realtà sociale, religiosa ed educativa fondata dal genio e dal carisma di Don Luigi Giussani. Durante l’ultima edizione della kermesse estiva andata in scena a fine agosto numerosi sono stati i punti toccati, su questo giornale e sull’intero panorama giornalistico italiano, sul rapporto che intercorre Cl e il Meeting di Rimini. E, soprattutto, sulle critiche e le polemiche che dentro e fuori il Movimento proseguono sempre di più mostrando una “divisione” – come l’ha definita Dario Di Vico sul Corriere della Sera – tra il carisma di Don Giussani e la “linea Carron”, la nuova guida del Movimento Ecclesiale nato a Milano. Con una lunga intervista apparsa sull’ultimo numero di Tempi, il medico ed educatore Giancarlo Cesana – tra le storiche personalità di Cl fin dalle sue origini – ha provato a replicare ai tanti attacchi piovuti contro il Movimento di Comunione e Liberazione, o meglio, ha provato a ribadire quello che per lui è ancora oggi il significato di quell’esperienza. Ad esempio, a chi ancora oggi attacca il Meeting di Rimini (e Cl in generale) come il modo più bieco di continuare a rappresentare l’affarismo e il business del Movimento in politica (come Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano), Cesana risponde a tono: «Il motore del Meeting non è mai stato l’affarismo. Come si fa a dire che una manifestazione, che dura da 38 anni, sostenuta ogni anno da migliaia di volontari, che vi lavorano gratuitamente, abbia come unico scopo l’affarismo? […] La ragione del Meeting è sempre stata la testimonianza, in tutti gli aspetti della vita. Finalmente anche molti commentatori lo stanno capendo. Non c’è mai stato il “formigonismo” nel senso di un pensiero egemonico che ha dominato Cl. È l’educazione di Cl che ha aiutato Formigoni a fare del governo della Lombardia il migliore e il più efficiente di Italia. E non per un mese, ma per diciotto anni».

LA POLITICA E LA “LINEA CARRON”

Secondo Cesana, che commenta il lungo articolo di Di Vico sulla “nuova linea di Don Carron impregnata sulla testimonianza e non sulla presenza egemonica”, si rischia spesso di rimanere vittime di un equivoco: parlare di una nuova linea e di un “liberi tutti, finalmente” non trova per nulla d’accordo Cesana, tra i principali amici e uomini vicini all’allora guida del Movimento Don Luigi Giussani. «Siamo sempre stati liberi, nel senso che nessuno è mai stato allontanato da Cl per un voto o un’appartenenza politica non ritenuti ortodossi. Del resto Cl non ha mai dato indicazioni di voto se non quelle suggerite dall’autorità ecclesiastica. Quando è venuto meno questo suggerimento, Cl ha indicato come riferimento per la scelta la Cdo o persone e gruppi affidabili perché impegnati nella politica». Secondo la risposta del professore al collega di Tempi Pietro Piccinini, l’imparare a decidere con la propria testa non è per forza sempre sinonimo di libertà: «la testa propria è fortemente influenzata dall’ambiente circostante e frequentemente pensare con la propria testa non è altro che pensare come tutti gli altri. Meglio quindi cercare di capire seguendo chi ha dimostrato di saperne di più», avanza Cesana.

IL RAPPORTO CON PAPA FRANCESCO

Uno dei punti di maggior critica al Movimento, all’interno della stessa Chiesa Cattolica, è l’appiattimento sulla linea di Papa Francesco, con una «Cl specchiata pienamente nel suo magistero mettendo da parte primati e separatismi», come la definisce sempre Di Vico. Cesana replica, spiegando nel dettaglio: «Cl è un movimento cattolico e come tale obbedisce al magistero del Papa, come ha sempre fatto. In questa sequela realizza l’ispirazione originale di don Giussani, che per l’unità della Chiesa ha dato la vita e un metodo di vita, la comunione. Personalmente sento questa impostazione come fattore di libertà. Nulla di ciò che è vero mi è impedito. Anzi sono sospinto alla responsabilità di testimoniare, comunicare ed educare la fede». Non solo, secondo Cesana questo fattore riporta al centro la necessità di un giudizio che sia sempre più libero e non determinato da quella o questa egemonia: «Giudicare vuol dire essere liberi, ovvero protagonisti della realtà e non soggetti a essa. Questo vale non solo per i ciellini, ma per tutti. Il giudizio a cui Cl invita è quello della fede, ovvero a riconoscere la presenza del Mistero di Dio come ultimo fattore di tutto ciò che esiste. […] la fede deve contribuire a vivere e cambiare la realtà, altrimenti è inutile».

DA GIUSSANI A CARRON

Assunta Morresi, storica appartenente del Movimento di Cl e importante esperta di Biochimica e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, prima del Meeting di Rimini aveva scritto un lungo articolo in cui si diceva sinceramente dispiaciuta e afflitta per la “mutazione genetica” che Cl ha mutuato tra il carisma di Don Giussani e la nuova guida di Don Julian Carron, sia nei temi scelti al Meeting che nella stessa gestione del Movimento. Cesena, indirettamente, risponde anche a questo spunto polemico sì ma di riflessione agli stessi aderenti ciellini: «Carron è il capo, l’autorità di Cl, il fenomeno di popolo che dà vita al Meeting, anche se non si può ascrivere a lui la responsabilità di tutto quello che il Meeting dice e fa. Carrón è al servizio di Cl. Non ne è il padrone, proprio perché Cl è la fede suscitata dallo Spirito di Cristo in tanti e in tutto il mondo, attraverso Carrón, Giussani e molti uniti a loro, o che addirittura se ne sono andati. Attraverso l’uomo è lo Spirito che muove il cuore dell’uomo». Il professore e medico sottolinea poi come proprio questo legame con la fede e lo Spirito Santo ci «fa voler bene ai nostri amici e a chi ci guida, perché ci invitano a seguire un ideale più grande di loro, che fa grandi loro e noi. A don Giussani non piaceva l’adulazione e diffidava di chi identificava il movimento con lui; sentiva come una mancanza di responsabilità. Aveva ragione, me ne sono accorto, con sofferenza, dopo che lui è morto». Nel finale della lunga intervista su Tempi (che trovate integralmente a questo indirizzo, ndr) Giancarlo Cesana dedica un pensiero al Meeting, ogni anno sballottato da quella o questa parte, e tirato per la giacchetta: «i media nazionali con le loro analisi mostrano come manchi la considerazione della gratuità e della fedeltà come virtù indispensabili della vita. E del cambiamento come miracolo e manifestazione del Mistero di Dio. Queste mancanze non li lasciano tranquilli nelle loro diagnosi e analisi, per cui continuano a scavare. Speriamo che trovino quello che cercano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori