“No ai mendicanti, sì ai cani”/ Cartelli choc su tre negozi di Rovigo: i titolari, “non li togliamo”

- Niccolò Magnani

Cartello choc su 3 negozi a Rovigo: “no a mendicanti, venditori e affini, sì ai cani”. I titolari non li tolgono, “nessuno si è lamentato, noi li lasciamo lì”. Il caso e la “razza”

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Cartelli choc a Rovigo (foto da Il Resto del Carlino)

Suona anche troppo facile l’accostamento con cartelli inquietanti di un’altra epoca, anzi di un ben noto Ventennio… eppure la notizia che arriva da Rovigo è a tratti davvero “singolare”. «No ai mendicanti, sì ai cani»: questo si legge su ben tre cartelli affissi ad altrettanti negozi del centro della città veneta. Un articolo del Resto del Carlino – che ha pubblicato anche la foto che qui vedete del cartello “stravagante” – ha reso nota una situazione che sui social già da tempo è in corso, con tanti cittadini che hanno discusso sul cartello voluto da Licia Guarnieri, tatuatrice e proprietaria di uno dei tre esercizi dove è alto affisso il cartello che recita per intero così: «Questo esercizio dice basta a venditori ambulanti, consulenti Enel Eni e affini, mendicanti. I cani sono ben accetti». Una accenno e richiamo neanche tanto lontano da quell’orrendo “vietato l’ingresso a cani ed ebrei”, durante le leggi fasciste e naziste in pieni Anni Trenta-Quaranta. Una merceria, «Sonia creation», una bottega di cialde, «Tutto caffè» e il laboratorio di una tatuatrice, «One love ink tattoo», sono i tre negozi che il Resto del Carlino indica come i responsabili di quei cartelli. L’invito è chiaro: basta a tutti coloro che entrano nel negozio per venire oggetti, chiedere un aiuto o anche solo «dare fastidio», come raccontano i commercianti. Invece i cani, gli amati e adorati cani, sono invitati ad entrare secondo la logica ormai sempre più pet-friendly, (che se per caso “disattendi” o critichi rischi il linciaggio mediatico e social, ndr).

“NON LI TOGLIAMO, NESSUNO CI HA CRITICATI”

«Non se ne può più. Mendicanti, ambulanti, passano tutti i giorni a vendere roba, qui dentro in negozio. Danno fastidio, sono asfissianti. Ma non serve a nulla dirlo. Continuano a presentarsi ogni giorno, sempre gli stessi. Tanto il cartello non lo leggono o non lo capiscono», spiega ai colleghi del Resto del Carlino la tatuatrice. Se da un lato viene da chiedersi cosa serve allora mettere i cartelli se «… tanto non capiscono…», dall’altro sembra che il messaggio sia recepito positivamente dai clienti e semplici viandanti. «Sono venuti in diversi a farci i complimenti, ha riscosso successo l’iniziativa. Però non ci hanno chiesto una copia del cartello. Lo esponiamo soltanto noi tre». L’elemosina, il porta a porta e la richiesta aiuto sono – se in gran quantità – dannose alla clientele e agli stessi esercenti che a Rovigo hanno deciso così di mettere nero su bianco la loro provocazione. Non saranno tolti i cartelli, al momento solo un polverone social è stato alzato ma con tantissimi che danno ragione ai commercianti, specie per la parte sui cani, la quale sinceramente non ci sembra il fulcro dell’intera vicenda, con le piaghe di elemosina, povertà, immigrazione e lavori occasionali che purtroppo funestano la nostra società e fanno da sfondo a questa notizia curiosa. «Quando vengono in negozio mi rendono felice, mettono allegria, si mettono lì seduti con i loro padroni, aspettano, sono così simpatici. Sono molto meglio degli uomini. Di gran lunga». Ecco, a proposito di pet-friendly, l’estrema affermazione della superiorità della razza… canina.



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