AVE MARIA CONTRO MUSULMANI/ A Milano: ma è giusto usare la Madonna contro una moschea abusiva?

In Via Cosenza, a Milano, una comunità cingalese si ritrova a pregare nello scantinato di un condominio adibito a moschea. Le “reazione” di condomini e leghisti. DUCA LAMBERTI

17.09.2017 - Duca Lamberti
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LaPresse

Pregare a Milano sta diventando una via crucis. Soprattutto se non sei bianco, cattolico, lombardo da generazioni, e nordista Doc. E’ successo qualche anno fa e lo ricordiamo: la giunta Pisapia costruisce un bando per destinare a moschea alcune proprietà pubbliche. La giunta Maroni risponde per le rime con una legge che impone tali e tanti limitazioni alla creazione di “luoghi di culto” da rendere impossibile costruire moschee in Lombardia (ne vanno di mezzo anche gli oratori, con annessa tirata d’orecchie dell’Arcivescovo di Milano alla giunta lumbard, ma si sa, in ogni guerra, compresa quella agli immigrati, ci sono sempre danni collaterali). Risultato: il bando viene annullato, e i musulmani tornano nelle cantine.

La preghiera torna ad essere oggetto di battaglia politica a Sesto San Giovanni: l’equazione “moschea” uguale “immigrazione” uguale “terrorismo” è il cavallo di battaglia del candidato di centrodestra, il forzista Di Stefano, che espugna la Stalingrado d’Italia e diventa sindaco. Appena insediato, invece di dimenticarsi delle promesse elettorali, come fanno tutti, non solo cancella il progetto della moschea, ma vieta di utilizzare il Palasesto per la tradizionale festa islamica della preghiera del sacrificio. Poi, soddisfatto, si reca a Roma alla Messa di Papa Francesco, forse pensando di raccogliere una meritata ricompensa.

Ancora venerdì scorso, nella periferia del Corvetto, una comunità cingalese si riunisce nello scantinato di un condominio per la preghiera settimanale. Il via vai nello scantinato abusivo da tempo disturba i condomini: la custode, armata di ramazza, inveisce: “durante il ramadan non siamo riusciti a dormire per le preghiere e l’odore di cibo proveniente dal seminterrato!”. I paladini della Lega Nord accorrono e si schierano all’uscita, recitando, per protesta, un Ava Maria: una preghiera alla Madonna contro i cingalesi abusivi che uscivano, allibiti, avendo terminato i loro riti. Preghiere contro preghiere, l’Ave Maria come slogan di battaglia scagliato contro chi prega, in un seminterrato abusivo.

Siamo certi che la Madonnina, in cima al Duomo, un po’ ci soffre, ma, come sa fare lei, pregherà suo Figlio chiedendo un po’ di indulgenza e il dono della conversione, per tutti questi milanesi un po’ troppo litigiosi.

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