VIOLENZE IN SALA PARTO/ 1 donna su 5 le ha subite: insultate, denudate inutilmente o separate dai bimbi

- Eleonora D’Errico

Gravidanza, secondo l’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia, una mamma su cinque sarebbe stata vittima di una qualche forma di violenza, fisica o psicologica

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Maltrattate durante il parto. E pensare che dovrebbe essere uno dei momenti più delicati per una donna, quello in cui si cambia, passando dall’essere incinta a essere finalmente mamma. Un momento in cui, dati i dubbi e le paure, ogni donna vorrebbe solo sentirsi al sicuro, nel posto giusto al momento giusto e, soprattutto, con i medici giusti. Invece non è così. Almeno secondo una ricerca condotta da Doxa con il contributo delle associazioni La Goccia Magica e Ciao Lapo Onlus, per conto dell’Osservatorio sulla violenza Ostetrica Italia. I risultati, presentati questa mattina a Roma, rivelano che circa un milione di madri in Italia, il 21% sul totale, cioè una donna su cinque, afferma di essere stata vittima di una qualche forma di violenza ostetrica, fisica o psicologica, alla loro prima esperienza di maternità. Un’esperienza traumatica al punto da spingere il 6% di loro, negli ultimi 14 anni, a scegliere di non affrontare una seconda gravidanza. Un effetto che avrebbe provocato la mancata nascita di circa 20mila bambini l’anno.

LO STUDIO SU 5 MILIONI DI DONNE TRA I 18 E I 54 ANNI

Lo studio, che ha preso in esame un campione di 5 milioni di donne italiane tra i 18 e i 54 anni con almeno un figlio, ha indagato sui diversi aspetti e momenti vissuti durante le fasi del travaglio e del parto: il rapporto con gli operatori, la tipologia di trattamenti, la comunicazione usata dallo staff medico al consenso informato, il ruolo della partoriente nelle decisioni sul parto e il rispetto della dignità personale. L’aspetto più saliente, è stato quello di capire se avessero subito una qualche forma di violenza ostetrica: ad esempio, se si fossero sentite costrette a subire un cesareo, a partorire in una data posizione, a esporre il corpo nudo di fronte a molte persone, oppure se le madri fossero state separate dal bambino senza una ragione medica. È risultato che la principale esperienza negativa vissuta durante la fase del parto è la pratica dell’episiotomia, l’intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo per allargare il canale del parto nella fase espulsiva e che oggi l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce una pratica “dannosa, tranne in rari casi”.

UN PARTO DIFFICILE PORTA A NON AVERE ALTRI FIGLI

Come racconta dalle pagine di Repubblica.it Elena Skoko, fondatrice e portavoce dell’Osservatorio sulla violenza ostetrica italia (OVO Italia), la ricerca segue la campagna #bastatacere portata avanti sui social media, a cui ha aderito un così grande numero di donne, in così pochi giorni, da renderla virale. Con la nascita dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, si è quindi deciso di fare un passo in avanti. Questo perché, con un parto difficile e traumatico si spingono le donne a prendere la decisione di non aver altri figli, cosa che, in un paese con forte denatalità come il nostro, potrebbe portare a gravi conseguenze. Chiunque può sostenere concretamente le attività di sensibilizzazione, informazione e ricerca dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia e la campagna “#Bastatacere: le madri hanno voce”. Si può donare il proprio contributo volontario attraverso La Goccia Magica ONLUS, tramite il sito http://www.lagocciamagica.it/.

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