Terza Guerra Mondiale/ Corea del Nord: Trump, “decreto Usa con nuove sanzioni contro Pyongyang”

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 21 settembre 2017: minaccia Corea del Nord, reazioni Onu e attacco di Trump. L’Italia pressa Russia e Cina per un atto responsabile

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Kim Jong Un (LaPresse)

Le aveva promesse e ora arrivano ufficialmente: la terza guerra mondiale, il monito dell’Onu e il rischio di uno scontro con la Corea del Nord non fermano Donald Trump che reputa inaccettabile il comportamento di Pyongyang. Per questo motivo, il tycoon ha annunciato un decreto per tagliare ulteriormente i fondi alla Nord Corea, applicando di fatte nuove sanzioni economiche e commerciali contro il regime di Kim Jong-un. Con questo decreto appena annunciato, Trump prende di mira tutte quelle società finanziare che fanno affari con Pyongyang, «un sostegno indegno e inaccettabile», aveva definito il presidente Usa davanti all’Assemblea Onu. Oggi intanto si sono tenuti nuovi vertici “privati” a tre con Trump, Abe e Moon Jae-in e certamente avranno cercato di stabilire i punti forti delle prossime sanzioni contro il regime nordcoreano: di certo per ora è il “massimo” come risultanza di una settimana di incontri diplomatici che dovevano neutralizzare lo scontro nucleare tra i due Paesi in conflitto.

IL MONITO DI PAPA FRANCESCO

Quando circa un anno fa Papa Francesco aveva definito le minacce globali di terrorismo, attentati e disequilibri internazionali come “una terza guerra mondiale a pezzi” era stato preso per un visionario o un “esagerato”. A rileggere oggi, con il Medio Oriente polveriera verso il declino dell’Isis, con la Corea del Nord vicina allo scontro nucleare con gli Usa, con i disastri diplomatici tra Trump, Russia, Cina e Giappone e con il Sud America che tra Venezuela politico e disastri naturali è sull’orlo della crisi, non pare proprio così “visionaria” quella profezia. Ebbene, in piena Assemblea Onu e in attesa delle risposte di Russia e Cina alle dure parole di Trump sul futuro di Iran, Siria e Corea del Nord, il Papa torna a parlare con un tweet che riassume il senso di tutte le ultime richieste e moniti manifestati da Francesco verso i leader internazionali: «Rivolgo un appello in favore della pace e del disarmo: in questo mondo ferito dalla violenza, abbiamo bisogno di fraternità tra i popoli». Il mondo ne ha bisogno, la guerra e la crisi sono sull’orlo dello scoppio e il buonsenso non può continuare a rimanere nascosto.

IRAN E COREA, RISCHIO GUERRE NUCLEARI

Come aveva preannunciato nel lungo discorso d’apertura all’assemblea dell’Onu, l’accusa grave di regime autoritario e sanguinario non è solo rivolta alla Corea del Nord ma anche all’Iran: si rischia una terza guerra mondiale e una crisi nucleare, in un sol colpo e con gli stessi protagonisti. Donald Trump con quelle parole durissime aveva fatto intendere che la prossima scadenza fissata per il rinnovo dell’accordo con l’Iran sul nucleare è tutt’altro che “semplice e scontato”: ora, dopo aver fatto sapere che «sul nucleare ho deciso» la comunità internazionale teme la rottura definitiva di un percorso durato anni e anni di sfide e delicati equilibri raggiunti tra Washington, Bruxelles e Teheran. Il primo commento del presidente iraniano Rohani è laconico: «L’Iran non sarà il primo a violare l’accordo sul nucleare, ma risponderemo in maniera decisa e risoluta a qualsiasi violazione. Se gli Usa dovessero uscire dall’intesa distruggerebbero soltanto la loro credibilità». Nessuno sa cosa farà Trump ma le scadenze sono strette e tra Pyongyang e Teheran il rischio di uno scontro mondiale è purtroppo non molto lontano.

L’ITALIA “PRESSA” CINA E RUSSIA

La lunga settimana dell’Onu ancora non è finita ma intanto la minaccia di una terza guerra mondiale non attende certo le “dinamiche” diplomatiche comunque in corso anche in questi giorni: la Corea del Nord prosegue nei test e nei prossimi giorni potrebbe già lanciare nuovi missili e test balistici, con nuove risoluzioni al momento non ancora in vista contro il regime di Pyongyang. Intanto l’Italia, che con Gentiloni ha mantenuto un atteggiamento di “media distanza” dal discorso forte di Trump al Palazzo di Vetro (“se costretti dovremo distruggere la Corea del Nord”), mostra una via diplomatica tramite il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato, il deputato centrista Paolo Alli. «Il lancio di missili effettuato da Pyongyang e la conseguente reazione di Seul confermano l’impressione di tensione che ho avuto durante la mia visita in Corea del Sud dei giorni scorsi, durante la quale mi sono potuto confrontare con i massimi livelli parlamentari e governativi. Ho avuto, però, la conferma che la Corea del Sud non intende procedere sulla via della sua nuclearizzazione ma che anzi intende continuare a lavorare per la denuclearizzazione dell’intera penisola coreana».

Secondo il diplomatico italiano, occorre in questo momento una netta presa di posizione delle nazioni implicate direttamente nel caos nordcoreano, oltre agli Stati Uniti; «Occorre una chiara dimostrazione di senso di responsabilità da parte dei quattro grandi attori che sono protagonisti degli scenari nella penisola coreana, cioè Cina, Russia, Giappone e Stati Uniti. E occorre sfuggire alla tentazione di soluzioni bilaterali, in quanto una situazione come quella che ormai si è consolidata da oltre 60 anni non è risolvibile se non in un consesso globale. Le Nazioni Unite, da questo punto di vista continuano a costituire il tavolo di trattative più credibile e serio».

TAIWAN CANCELLA ACCORDI COMMERCIALI CON PYONGYANG

Dopo Cina, Russia, Corea del Sud e Giappone, ora anche Taiwan – seppur non facente parte dell’Onu – si unisce alle sanzioni contro la Corea del Nord confermando la delicata situazione pre-guerra mondiale nel Pacifico asiatico sempre più polveriera. È di ieri la notizia – mentre Trump emetteva il suo “manifesto” al Palazzo di Vetro – che il governo Taiwanese ha sospeso le esportazioni di petrolio e gas verso Pyongyang annullando anche gli altri accordi commerciali. Si adegua alle sanzioni Onu, che pure nel 1971 estromise dalle Nazioni Unite il Paese asiatico per fare entrare il suo principale rivale, la Cina comunista. Come legge giustamente il Post, la decisione di Taiwan pare proprio andare in quella “antica” rivalità, cercando di mostrare alla Comunità Internazionale di rispettare le regole e di conformarsi a Paese responsabile, a differenza della Cina che in maniera forse minore rimane sempre un partner utile al regime di Pyongyang.

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