UBER, LONDRA RITIRA LA LICENZA/ L’azienda annuncia ricorso: a rischio il lavoro di 40mila driver

- Emanuela Longo

Uber, Londra ha deciso di ritirare la licenza: stop dal 30 settembre. La replica dell’azienda che annuncia imminente ricorso per salvaguardare i 40mila driver.

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Uber, foto dal web

L’agenzia di trasporti di Londra, la Transport for London, ha deciso di bandire il servizio Uber dalla città, non rinnovando più la licenza in scadenza il prossimo 30 settembre. Una decisione che coinvolge 40mila autisti e che andrebbe ben oltre l’innovazione del servizio, come evidenziato dal sindaco della Capitale, Sadiq Khan in una nota ufficiale riportata da TgCom24. “Tutte le compagnie operanti a Londra devono rispettare le regole e rispondere ai più alti standard, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei clienti”, ha scritto il sindaco, puntando in particolare su quest’ultimo aspetto, soprattutto alla luce di quanto accaduto negli ultimi tempi nel Regno Unito, quando proprio Uber, dove opera in 40 differenti città, era finito al centro dell’attenzione per una serie di mancate denunce alla polizia su alcuni reati commessi dai suoi autisti, relativi anche a molestie sessuali nei confronti di malcapitati clienti. Non solo: la società era finita nel vortice delle polemiche anche per via delle condizioni precarie alle quali sarebbero sottoposti i propri driver. La società americana, anche a Londra aveva dovuto fare i conti con le campagne di protesta avviate dai taxisti ed ovviamente dopo la notizia del sindaco sulla licenza negata al servizio Uber, il proprio sindacato ha manifestato grande soddisfazione. Ma come ha reagito, invece, il servizio di trasporto automobilistico privato?

L’AZIENDA AMERICANA INTENDE FARE APPELLO, LA NOTA

La replica di Uber non è tardata ad arrivare: l’azienda americana, infatti, ha già annunciato ricorso contro la decisione di non rinnovare la licenza. Sempre attraverso una nota, è intervenuto Tom Elvidge, general manager di Uber a Londra, anticipando la reazione di 3,5 milioni di londinesi che utilizzano il servizio nonché i 40 mila driver partner per i quali Uber rappresenta il principale impiego e che, dopo la decisione “rimarranno senza parole”. Con la revoca della licenza, ha aggiunto Elvidge, “l’autorità dei trasporti di Londra (Tfl) e il sindaco hanno assecondato un ridotto numero di persone che vogliono limitare le scelte dei cittadini”. Ma la maggiore preoccupazione è rivolta principalmente ai 40 mila autisti che resteranno senza lavoro, oltre che ai cittadini di Londra privati, in tal modo, di un servizio che permetteva di potersi spostare in modo “conveniente e affidabile”. “Intendiamo fare appello subito per difendere il lavoro di tutti questi driver e il diritto di scelta di milioni di londinesi che utilizzano la nostra app”, ha fatto sapere il rappresentante di Uber a Londra. Elvidge ha voluto rispondere anche ai dubbi sulla questione sicurezza chiarendo come i propri driver operano con licenza emessa da Tfl e sono sottoposti ai medesimi severi controlli dei taxisti. Oltre a tracciare ogni corsa con un innovativo sistema Gps, non sono mai state ignorate le regole del Tfl “segnalando incidenti seri e attraverso un apposito team che lavora a stretto contatto con la Polizia Locale”, ha dichiarato Elvidge. Nella nota ha anche smentito l’uso di “greyball”, il software anti-controllo finito sotto accusa, ribadendo il successo di Uber nel mondo. Cosa significherebbe, dunque, un divieto simile? A detta del manager, “darebbe al mondo l’immagine che Londra, lontana dall’essere aperta, è una città che chiude le porte a società innovative che portano scelta ai consumatori”.



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