IL PRETE DEL PAESINO/ Avere fratelli ci fa più felici: ecco perchè i bambini dicono “compratemi un fratellino”

- Emanuela Longo

Don Marco Scattolon, parroco di Rustega: lettera ai parrocchiani e riflessioni sui figli unici. A procreare solo i marocchini ma la sua chiesa è sempre più vuota.

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Immagini di repertorio (foto da Pixabay)

Rustega è un piccolo Comune in provincia di Padova che rischia di vedere chiuse scuole, cartolerie, negozi di giocattoli e di dolciumi. La causa però, non sarebbe da attribuire alla crisi economica ma alle poche nascite. Parte da qui la riflessione di Don Marco Scattolon, parroco del paese, il quale ha voluto spedire una cartolina nelle case dei suoi parrocchiani affrontando il delicato tema dei figli unici. Troppi, a sua detta, sebbene “avere dei fratelli è la più bella disgrazia che possa capitarci”. Il parroco lamenta il numero esiguo di battesimi celebrati quest’anno: solo 8 in altrettanti mesi. Di questo passo, dunque, non si arriverà neppure a garantire la formazione di una classe da elementari all’anno. Don Marco sottolinea come ci siano “pochi nati, o forse pochi figli di cristiani”. Gli unici a procreare, infatti, sarebbero i marocchini o dell’Est Europa ma anche questo rischia di non essere sufficiente portando, tra le altre conseguenze, anche allo svuotamento della propria Chiesa, le cui prime file da tempo sono sempre più vuote. E così, secondo Don Marco, parroco di Rustega, i pochi bambini della parrocchia sarebbero troppo impegnati in altre faccende per andare in chiesa alla domenica.

IL TEMA DEI FIGLI UNICI

Il tema dei figli unici è molto sentito da Don Scattolon, tanto da citare addirittura dei numeri preoccupanti nella cartolina indirizzata ai propri parrocchiani. “Il 25% dei bambini sono figli unici in Italia, giocano con un mare di giocattoli, qualcuno col cane, qualche altro già col computer, ma in compenso non sanno allacciarsi le scarpe”, dice il parroco. A suo dire, questi ragazzini soffrirebbero tutti della “sindrome del 4-2-1”, ovvero “quattro nonni, due genitori e una cameretta in solitudine”. La sua esperienza, invece, lo ha portato a notare la grande felicità dei bambini che condividono le camerette dei campiscuola, giocando e divertendosi fino a notte fonda perché “la gioia di essere insieme è più grande del sonno e della stanchezza. I bambini lo sanno e per questo spesso chiedono ‘mamma comprami un fratellino'”. Quinto di sette fratelli, ha poi ricordato alcuni “disagi” come quello di non avere mai un pullover nuovo, avendo ereditato i vestiti dai precedenti, né pennarelli e penne per la scuola, eppure nonostante questo ancora oggi ringrazia i suoi genitori per essere riusciti a tirare su 7 figli, nonostante le difficoltà. “Vorrei che anche altri di Rustega avessero questa mia fortuna, ma ho paura che con un Battesimo al mese a pochi capiterà di averla”, ha aggiunto, lanciando così una poco velata provocazione. E neppure l’unica, tanto da chiosare citando Bergoglio: “Il Papa, dopo la visita, ha definito la Colombia un paese capace di fare bambini e di mostrarli con orgoglio: avrà un futuro. E se venisse a Rustega, che direbbe?”.



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