Terza Guerra Mondiale/ Corea del Nord: la replica della Casa Bianca a Pyongyang

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 25 settembre 2017: Corea del Nord vs Usa, Trump e l’opzione militare per mettere pressione a CIna e Russia. Pyongyang, “abbatteremo jet Usa”

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LaPresse

Non ha tardato ad arrivare la replica della Casa Bianca alla dichiarazione del Ministro degli Esteri di Pyongyang, che ha affermato di ritenere ormai formalmente in guerra la Corea del Nord e degli Stati Uniti, tanto da ritenere un diritto l’eventuale abbattimento di caccia militari a stelle e strisce. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha diffuso una nota in cui ha espresso tutto lo stupore da parte degli Usa di fronte a dichiarazioni di questo tipo: “Gli Usa non hanno dichiarato guerra alla Corea del Nord. Affermare il contrario è assurdo. Il nostro obiettivo resta lo stesso, cerchiamo di arrivare a una pacifica denuclearizzazione della Penisola coreana e lo facciamo attraverso le più forti pressioni economiche e diplomatiche.” Nonostante il presidente Trump abbia predicato fermezza, fonti governative statunitensi hanno sempre predicato la calma, cercando innanzitutto il dialogo anche con Russia e Cina, più vicine a Pyongyang, per far comprendere le proprie ragioni e soprattutto per evitare che la tensione tra i due Stati possa sfociare in una crisi internazionale globale. (agg. di Fabio Belli)

“TRUMP CI HA DICHIARATO GUERRA”

Oggi, 25 settembre 2017, si rischia seriamente di entrare nella escalation definitiva verso la terza guerra mondiale: le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri della Corea del Nord contro Trump e gli Usa rappresentano il momento di massima allerta di questi mesi già di per loro infuocati. «Tutte le opzioni sono sul tavolo. Le recenti affermazioni di Donald Trump sono una chiara dichiarazione di guerra alla Nord Corea», spiega il diplomatico di Kim Jong-un, che poi aggiunge la frase choc, «avvalendoci così del diritto all’autodifesa, Pyongyang abbatterà i caccia americani anche se non sono ancora all’interno dei confini». Le operazioni al confine dei bombardieri Usa in queste ultime ore dunque rischiano di aver provocato l’ultima miccia al regime nordcoreano per poter scatenare la guerra mondiale che tutti temono e che rischia di sconvolgere non solo il Pacifico nei prossimi mesi.

MINISTRO PYONGYANG VOLA IN RUSSIA

La direttrice generale del ministero degli Esteri nordcoreano, Choe Son-hui, è partita alla volta di Mosca dove è previsto un suo incontro con “l’ambasciatore plenipotenziario” Oleg Burmistrov. Secondo l’agenzia Kcna, il viaggio è stato organizzato su invito di Burmistrov che è stato a sua volta a Pyongyang a fine luglio. Il meeting servirà a fare il punto sulla crisi in corso nella penisola coreana, su cui la Russia mantiene una posizione cauta, considerato il ruolo geopolitico svolto nelle vicende asiatiche e il saldo asse con la Cina, principale alleato di Kim Jong Un. Quest’ultimo, intanto, ha inaugurato la 13sima edizione della Pyongyang Autumn International Trade Fair, dedicata al commercio internazionale, a cui sono stati chiamati rappresentanti di Paesi quali Cina, Cuba, Indonesia, Siria, Taiwan e Vietnam. La fiera cerca di creare opportunità per lo sviluppo amichevole delle relazioni esterne, come ha spiegato O Ryong-chol, vice ministro del Commercio estero, che ha anche aggiunto come il Paese, unito intorno alla leadership di Kim, stia accelerando la produzione di produzione innovativa non curante delle ritorsioni economiche sollecitate dagli Usa e dalle altre “forze ostili. (agg. Eleonora D’Errico) 

KIM A RAZZI, “DURA LETTERA ANTI-TRUMP”

La notizia è arrivata oggi è rappresenta la nuova mossa del dittatore Kim contro le provocazioni degli Stati Uniti. I venti di guerra, dunque, non si placano affatto ma anzi prosegue il conflitto ad oggi solo verbale tra le due potenze. Come annunciato nel precedente focus, la Corea del Nord ha inviato ai rappresentanti politici di tutto il mondo delle missive in cui invita ad unirsi contro Trump. Tra i destinatari del leader Kim Jong-un anche il nostro senatore Antonio Razzi. E’ stato lui ad annunciarlo in una intervista al quotidiano Il Tempo nella quale ha specificato: “Dopo il discorso di Trump all’Onu mi ha chiamato il primo segretario dell’ambasciata della Corea del Nord a Roma: “Senatore le devo fare una comunicazione importantissima. Una lettera di Kim Jong -un””. E così avrebbe avuto tra le mani la missiva, scritta in inglese e che, a sua detta, rappresenta una lettera durissima contro Trump e le sue parole all’ Onu”. Le due potenze ormai sarebbero da tempo arrivate ai ferri corti ma Razzi è ancora positivo e crede che ci sia ancora “margine per evitare l’irreparabile”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LETTERA DI PYONGYANG AI PARLAMENTI ESTERI CONTRO GLI USA

La Corea del Nord spezza il silenzio e lo fa con una lettera inviata ai partiti ed ai Parlamentari stranieri. Una missiva che, come rivela Rai News, ha l’obiettivo di mettere in guardia dal “disastro nucleare” ma soprattutto trovare alleanze contro il suo acerrimo nemico, gli Stati Uniti d’America. A non essere andate giù al giovane dittatore nordcoreano, sarebbero state le parole di Trump pronunciate nel corso dell’Assemblea Generale dell’Onu nella quale il presidente americano minacciava ancora una volta Pyongyang al punto da annunciare la distruzione totale della penisola Nord coreana. L’agenzia di stampa del regime non ha reso noti i Paesi destinatari della lettera nella quale la Corea del Nord chiede di prendere in considerazione “l’indipendenza, la giustizia e la pace” ma soprattutto di fare fronte comune al fine di “impedire le mosse spericolare degli Stati Uniti di fare precipitare il mondo nel disastro nucleare”. Ricordiamo che proprio le parole del presidente Usa avevano dato il “la” per innalzare il livello di tensione verbale e non solo tra i due Paesi. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

TRUMP E L’OPZIONE MILITARE

Una guerra, anzi la terza guerra mondiale, con la Corea del Nord e gli Stati Uniti d’America come primissimi protagonisti: poi, a seguire, Sud Corea e Giappone in quanto alleati Usa e vicini stretti del regime di Pyongyang, e ovviamente anche Cina, Russia, Ue e Onu più o meno implicati direttamente. Per finire, Iran e Siria che sul fronte della potenza nucleare di Kim potrebbero essere, secondo la visione di Donald Trump, un sostegno non solo “ipotetico” alle mire atomiche di Pyongyang. In questo contesto di “base”, i prossimi mesi, forse settimane, non potranno essere “indifferenti” alla Comunità Internazionale, con da un lato un imminente lancio di missili della Nord Corea e dall’altro l’invio di caccia bombardieri Usa al confine con il regime. «Ogni opzione e’ sul tavolo, non solo quella economica, delle sanzioni, ma anche quella militare. E il presidente Trump vuole perseguire tutte le opzioni», sono state le parole del segretario al tesoro americano Steven Mnuchin nel commentare la decisione del Pentagono di inviare dei cacciabombardieri al confine contro Kim Jong-un.

«E’ incredibile che Pyongyang – ha concluso Mnuchin – voglia testare una bomba ad idrogeno sul Pacifico. Il presidente ha molte alternative e prenderà una decisione al momento giusto». In questo senso, la minaccia di Trump si potrebbe leggere non solo come un pressing diretto al regime, ma anche una strategia di pressioni contro Cina e Russia, che possano mettere in un angolo a livello commerciale e d’immagine Pyongyang: un qualcosa che finora non hanno mai fatto e per il quale Trump ha sempre attaccato Pechino e Mosca di non voler prendersi le responsabilità dirette di un monito deciso e duro contro Kim Jong-un. Il pressing “funzionerà”? L’impressione è che un accordo si dovrà trovarlo, anche perché i missili nucleari non sono mai stati più vicini ad essere lanciati di così nella storia recente dell’umanità.

TRUMP INVIA CACCIA BOMBARDIERI AL CONFINE

Le minacce a parole e le minacce a “gesti”: la terza guerra mondiale tra Corea del Nord e Usa, i principali attori protagonisti dell’assurda lotta sul Pacifico, vede ora la mossa scenografica degli Stati Uniti. Donald Trump ha infatti deciso di mostrare l’artiglieria inviando questa mattina i caccia bombardieri in volo sopra i cieli vicino al confine con la Corea del Nord, una evidente provocazione contro Kim e le sue parole di fuoco rivolte contro gli stessi Usa. Il Pentagono spiega la sua scelta alla stampa: «vuole dimostrare che il presidente ha molte opzioni militari per sconfiggere ogni minaccia. Questo dimostra la serietà con cui gli Stati Uniti prendono i comportamenti sconsiderati della Corea del Nord». Intanto la flotta di caccia B-1B è stata portata fino al sorvolo sulle acque internazionali e si rischia ora per le prossime giornate qualcosa di molto pericoloso a pochissimi passi dal confine di Pyongyang.

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