Negazionista condannato ad essere (ri)educato/ Politico belga dovrà visitare i lager per 5 anni

- Niccolò Magnani

Negazionista condannato ad essere rieducato: Laurent Louis, politico belga, dovrà scontare sentenza visitando i lager nazisti per 5 anni, con resoconti da scrivere su Facebook

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Negazionista condannato a visitare lager nazisti (Pixabay)

Minimizzi e neghi la Shoah? Invece che stare lì a discutere per settimane, è giusto, è sbagliato, è un reato d’opinione o un grave attacco alle vittime stesse del genocidio, la decisione del Tribunale di Bruxelles è stata tanto semplice quanto “stravagante”: «Una visita obbligatoria negli ex lager nazisti per cinque anni di fila, con tanto di resoconto scritto, da notificare sia alla Giustizia belga sia online sulla propria pagina Facebook». Questa è la sentenza che si è visto emettere in Appello il politico belga Laurent Louis, 37anni, ex deputato al Parlamento tra il 2010 e il 2014: in primo grado era stato condannato duramente per negazionismo per aver messo in dubbio su Facebook (da qui dunque il contrappasso voluto dal tribunale belga, ndr) la strage della Shoah, il genocidio degli ebrei e le camere a gas naziste nei campi di concentramento prima e durante la seconda guerra mondiale. Per questo motivo era stato condannato a sei mesi e 18mila euro di multa in primo grado con una sentenza per la condanna di negazionismo e antisemitismo, legge vigente in Belgio da anni: il Tribunale però, dopo il ricorso fatto da Louis ha scelto una via educativa, anzi rieducativa.

Una rieducazione di certo non come quelle agghiaccianti che vigevano durante il Ventennio fascista o la repressione Nazista: una rieducazione in senso proprio di “nuova” educazione nei confronti di chi, con la pretesa di risultare “simpatico” e “brillante” nei confronti dell’elettorato, ha pensato bene di sminuire la Shoah e mettere in dubbio gli oltre 7 milioni di vittime morte nei lager tra gli anni Trenti e Quaranta. Commentando poi l’ultima sentenza ricevuta, Louis ha anche esultato con un bel “vittoria!”, dato che ha evitato il carcere: ha fatto di nuovo “il simpatico”, «Quindi devo solo andare nei campi di sterminio. Senza dubbio la corte ha riconosciuto il mio talento come scrittore…», prima di riconoscere comunque le scuse per le parole dette e la consapevolezza che «sarà un’esperienza formativa soprattutto da un punto di vista umano e un’occasione per denunciare i genocidi attuali».

IL REPORTAGE SU FACEBOOK E LA SENTENZA “STRAVAGANTE”

Dachau, Auschwitz, Treblinka e Majdanek, sono alcuni dei campi di concentramento che Laurent Louis dovrà visitare nei prossimi 5 anni. Sentenza esagerata? In positivo o in negativo? Bisognava fare di più? I giudizi e le opinioni si sa possono essere tanti e molteplici: ma noi vorremmo sottolineare un punto, magari piccolo, ma comunque importante. Per una volta un Tribunale è uscito dalle rigide e immutabili “usanze” e ha proposto una sentenza che ci pare tocchi il punto del problema: dire, nel 2017, che la Shoah è esagerata e che non esistono camere a gas dove i nazisti hanno ucciso gli ebrei, non significa essere ignoranti o sfruttatori di un maligno calcolo politico (o almeno, non sempre). C’è un problema di educazione, una mancanza di attenzione, rispetto e considerazione per la vita e la morte di vittime innocenti; una mancanza di educazione sulla libertà stessa che ogni uomo ha nel proprio essere. Tutti infatti possono dire tutto e il contrario di tutto, c’è la sacrosanta libertà di pensiero e di parola: dunque “punire” un reato come quello del negazionismo non può che avvenire tramite una “mossa” educativa.

Neghi che una realtà esistente? Bene, vai in quella realtà. Guardala. Descrivila. Toccala. Forse “piangila” (anche se non è obbligatorio). Poi raccontala, facendo in pratica quello che tanti migliaia di testimoni diretti hanno fatto in questi anni di esercizio fondamentale di memoria. Al netto di ogni considerazione sulla gravità o meno delle parole di Louis, la scelta del Tribunale di mandarlo davanti ai luoghi degli orrori ci pare la scelta più coraggiosa e “adeguata” al punto-chiave: serve, nel 1945 come nel 2017, l’educazione alla libertà umana e al senso di verità. Anche se non ci sono più i lager nazisti, oggi l’uomo necessità di quella stessa “mossa” per poter crescere e imparare, per poter redimersi e per poter “convertirsi”. Del resto, la banalità del male si può combatterla a fondo solo con l’educazione al vero: il resto rischia di scontrarsi in un muro di ideologia che troppo spesso, anche in questi anni di pace, domina nella cultura quanto nella società attuale.

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