Terza Guerra Mondiale/ L’ambasciatrice nordcoreana Choe -Sun hui in missione diplomatica a Mosca

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 26 settembre 2017: Usa vs Corea del Nord, le minacce di Trump e Kim Jong-un e il rischio di scontro nucleare. La mossa cinese della premier May

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In Nord Corea (LaPresse)

La lotta tra Stati Uniti d’America e Corea del Nord si inasprisce giorno dopo giorno, ma non tutto, almeno per il momento, sembra perduto. Anche se gli scontri verbali e il lancio di missili sono oramai pane quotidiano, c’è ancora qualcuno che tenta la carta della diplomazia e di calmare le acque. Incredibile ma vero, la sistemazione della frattura tra queste due grandi potenze potrebbe arrivare grazie a uno dei maggiori leader mondiali come Vladimir Putin. E’ di queste ore, infatti, la notizia secondo cui Choe Son-hui, direttrice del dipartimento degli Affari Esteri di Pyongyang, si sarebbe recata in una missione diplomatica a Mosca, presso Oleg Burmistrov, definito ‘l’ambasciatore plenipotenziario’. A conti fatti, la Russia è l’unica vera Nazione che non ha chiuso la porta in faccia al regime nordcoreano di Pyongyang ma che, anzi, ha sempre avuto una tiepida apertura. E’ chiaro che Putin ha bene a cuore i confini orientali della Russia e mira a ‘contenere’ il giovane leader che sta terrorizzando il mondo con le bombe a idrogeno e i lanci missilistici. Chi lo sa che la frattura non possa sanarsi proprio grazie all’intervento di Vladimir Putin? (agg. Francesco Agostini)

IL “MAD DOG” JIM MATTIS

Il suo soprannome, in America, è “mad dog”, cane pazzo. Ma Jim Mattis, Segretario alla Difesa, dell’amministrazione Trump, è prima di tutto un generale esperto. Sa bene che essere sull’orlo di una Terza Guerra Mondiale come quella con la Corea del Nord non è uno scherzo. Per questo motivo, piuttosto che sciogliere il dilemma sul First Nuclear Strike (chi spara prima?) intende scandagliare tutte le possibili vie diplomatiche. Si può interpretare in questo modo la dichiarazione rilasciata a New Delhi nella conferenza stampa con l’omologa indiana ripresa da Afp. Mattis sul dossier Corea del Nord è stato fin troppo chiaro:”Il nostro obiettivo è risolverlo la questione diplomaticamente. Noi abbiamo le capacità per contrastare le minacce più pericolose della Corea del Nord, ma anche per sostenere i nostri diplomatici in modo da tenerle il più a lungo possibile in ambito diplomatico”. Una posizione razionale, da generale navigato, non da “mad dog”: per quello ci sono i presidenti Trump e Kim, che con le reciproche definizioni “rocket man” a “dotard” giocano con i destini del mondo. (agg. di Dario D’Angelo)

LA MOSSA “CINESE” DI LONDRA

TERZA GUERRA MONDIALE? Con l’annuncio fatto ieri dal regime di Pyongyang, la terza guerra mondiale che Usa e Corea del Nord rischiano di far scoppiare è purtroppo tremendamente più “vicina”: «Trump ha dichiarato che la nostra leadership non sarebbe stata in giro a lungo. Ha dichiarato guerra al nostro Paese, per questo avvalendoci così del diritto all’autodifesa, Pyongyang abbatterà i caccia americani anche se non sono ancora all’interno dei confini». Le parole di Ri Yong Ho, ministro degli Esteri di Kim Jong-un, suonano come una minaccia gravissima e potenzialmente letale, esattamente come lo erano sembrate le durissime accuse lanciate da Trump nel famoso discorso all’Onu (cui ha seguito l’invio di caccia bombardieri al confine con Pyongyang). Mentre prosegue il “silenzio” di Vladimir Putin da Mosca in giorni delicatissimi per gli equilibri prossimi sul Pacifico (e non solo), l’ultima “mossa” arriva da Londra, con la Gran Bretagna che ha infatti deciso di unirsi alla Cina per condannare le minacce dei missili nordcoreani. «Con Pechino esprimiamo in modo congiunto la condanna dell’ultimo lancio missilistico nordcoreano, in violazione degli impegni internazionali, e l’impegno a usare l’arma delle sanzioni concordate in sede Onu in risposta ai “test illegali” del programma nucleare di Pyongyang».

Così riporta il comunicato di Downing Street della premier Theresa May dopo un colloquio telefonico con il presidente cinese Xi Jinping. In realtà, oltre all’importante scelta tempistica di intervenire pubblicamente – ovvero quanto il livello dello scontro è ai massimi livelli – la mossa del Regno Unito è doppiamente strategica. Avvicina da un lato la Cina, partner principale della Corea del Nord, verso l’Occidente in un momento in cui Kim è pronto a lanciare contro il mondo, ma soprattutto avvicina Trump ad una posizione diplomatica di risoluzione dell’intricatissima vicenda militare e strategica. Creare un “ponte” tra Pechino e Washington per la premier May – tra l’altro mai particolarmente efficace in politica estera in questi mesi al potere – potrebbe rappresentare un’abile mossa con cui congelare l’eventuale scontro nucleare e permettere al Regno Unito di formare il giusto collante nei negoziati di pre-guerra mondiale.

TRUMP: NUOVA STRETTA SU INGRESS USA

La notizia cade nel mezzo delle aspre tensioni tra Usa e Corea del Nord sui nucleare e missili, accompagnate da retorica e scambio di insulti tra i rispettivi leader. Proprio questa mattina Donald Trump, mantenendo le “promesse” fatte durante l’Onu, ha stretto ancora di più la corda per gli ingressi negli Stati Uniti contro gli Stati “pericolosi”, confermando il clima non certo piacevole da guerra mondiale. È di stamattina la novità arrivata dall’Amministrazione Trump in cui si annuncia l’ufficiale stretta sugli ingressi per altri otto Paesi che si aggiungono a quelli già inseriti nella “lista nera”: «oltre a cinque dei sei a maggioranza musulmana gia’ presi di mira nel bando in scadenza alla mezzanotte (Iran, Somalia, Libia, Yemen e Siria) spuntano ora anche Ciad, Corea del Nord e Venezuela. Le restrizioni non riguarderanno chi gia’ possiede un visto Usa», spiega l’Ansa. Lo scontro con la Corea del Nord prosegue e vede il presidente repubblicano schierato ormai senza (quasi) possibilità di dialogo contro i regimi definiti dittatoriali e anti-democratici, come Pyongyang, Caracas e Teheran.

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